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domenica 17 novembre 2013

Contro il biocidio, la camorra, la politica e l'imprenditoria connivente, i roghi e i rifiuti tossici. Migliaia di persone protestano sotto la pioggia.


Napoli, 16 novembre 2013.

post di 16Nov_Tutti in piazza a Napoli_Stop Biocidio.

Siamo un #fiumeinpiena, lo siamo stati e lo saremo.

  • Orta di Atella - Caivano - 4 ottobre 2013
  • Macerata Campania - 26 ottobre 2013
  • Caserta - 9 novembre 2013 
  • Napoli - 16 novembre 2013

Queste sono solo alcune delle manifestazioni degli ultimi mesi, quelle a cui ho partecipato io e che posso in prima persona raccontare.

Partendo dai paesini, dalla provincia dimenticata, si è arrivati prima alla città di Caserta e poi al capoluogo, a Napoli. Caserta mi ha davvero sorpreso: eravamo tanti, in un percorso breve, ma posso dire in vita mia di non aver mai visto tanta gente protestare nel piccolo centro della città.

E' un segnale forte. E' segno che solo ripartendo dai nostri territori si può pensare di cambiare qualcosa. Verso un obiettivo comune e tramite una progettualità variegata, unendo tante forze diverse.

Quello che vedo è un insieme di tante voci differenti unite verso uno scopo, al di là di quali siano stati gli ideali e pensieri politici, e questa cosa non mi spaventa ma mi rinfranca. Non è qualunquismo, non è rinunciare a se stessi, è consapevolezza che le diversità di vedute non siano necessariamente un problema quando la causa che ti porta a protestare è così grave e condivisa.

In questo contesto le associazioni sono fondamentali per denunciare e proporre partendo dai propri territori. La manifestazione di ieri ha visto migliaia di persone sfilare, ma non è solo questo.
Sono arrivate delle proposte, dei punti programmatici, non idee soltanto ma fatti concreti da poter attuare. Ora le Istituzioni devono ascoltare, capire, e provare a rispondere al nostro grido di aiuto.

Dire "se ne devono andare" non basta, forse non serve. Devono cambiare, devono ripulirsi, bisogna capire quali siano le falle di questo sistema e ripararle. Bisogna fare giustizia, è necessario che chi ha sbagliato paghi. E non è vendetta, è necessità di fermare chi può ancora inquinare, devastare, mortificare un territorio uccidendo le persone che ci vivono senza remore alcuna.

E noi dovremmo essere sempre lì a cercare di capire, a informarci, a commentare, a denunciare, a controllare. Questo il mio modesto auspicio.

Qui tutte le proposte di cui si è parlato ieri alla fine del corteo a Piazza Pebliscito:

PIATTAFORMA #FIUMEINPIENA 16NOV.


Luisa Ferrara



mercoledì 5 giugno 2013

Ricordando Don Peppe Diana

Da Il caffè del 1 giugno 2013.


Giovedì 23 maggio, preso l’Istituto Comprensivo ‘Giacomo Stroffolini’ di Casapulla, si è tenuto l’evento di premiazione del Concorso “Don Peppe Diana, un Prete, un uomo che amava la sua Terra” dedicato ai bambini delle quinte classi della scuola primaria e delle terze classi della scuola secondaria di primo grado. L’evento e il concorso sono stati ideati e organizzati dall’Associazione Politico Culturale Giancarlo Siani Casapulla, con il Patrocinio gratuito de Il Mattino.
I bambini hanno avuto la possibilità assieme ai docenti di partecipare a tre incontri dibattito sulla figura di Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra nella sua Chiesa a Casal di Principe, il 19 marzo del 1994, giorno del suo onomastico, perché si era apertamente opposto alla camorra con il suo impegno quotidiano e il suo famoso scritto: “Per amore del mio popolo non tacerò”.
Un parroco, un capo scout e uno scrittore, ma soprattutto un uomo coraggioso, ucciso perché non si è rassegnato all’omertà e al silenzio, ma ha voluto reagire per difendere il suo popolo e si è schierato apertamente contro il sistema criminale, dando un grosso e indimenticabile esempio.Oggi nelle scuole e nelle piazze ogni anno lo si ricorda, e grazie a questi eventi la sua morte non è stata vana. Un ciclo di tre incontri ha interessato e coinvolto attivamente i docenti e i ragazzi dell’Istituto Stroffolini di Casapulla, che con disegni, favole, racconti, cartelloni, fumetti e poesie, hanno voluto raccontare con la dolcezza e la speranza che solo i bambini e i ragazzini hanno, la figura emblematica di questo Padre.
Il concorso si è proposto l’intento di premiare i lavori migliori con degli assegni che i ragazzi potranno spendere in cancelleria e libri per la scuola. All’evento hanno partecipato, oltre alla stessa associazione Giancarlo Siani Casapulla con il Presidente Giuseppe Piantieri, la cantautrice per la pace Agnese Ginocchio, il magistrato Raffaello Magi che ricordiamo per il processo Spartacus, il responsabile della redazione casertana de Il Mattino Aldo Balestra, Carlo De Michele e Alfredo Rossi dell’Associazione Carta ’48 e Valerio Taglione del “Comitato Don Peppe Diana”.

La data del 23 maggio non è casuale: ricorre l’anniversario dell’omicidio del giudice Giovanni Falcone e dei ragazzi della sua scorta, che il magistrato Magi ricorda con fervore e commozione: “Raccontare per non dimenticare, per non far vincere chi ha premuto quel pulsante”. Dello stesso avviso è Aldo Balestra de Il mattino il quale, parlando del giovane giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla camorra a 26 anni per aver raccontato scomode verità, ricorda che “solo attraverso la scuola e l’informazione è possibile davvero cambiare”.
Il primo premio per gli alunni delle quinte della scuola primaria è andato a Chiara Trinchese della 5°D per i suoi emozionanti versi in napoletano. Il primo posto per le terze della scuola secondaria di primo grado è andato a Salvatore Cappa Spina della 3°A per la sua dura e commovente “Lettera a un camorrista”. Premiati  con 3° premio i ragazzi della 5°A  e 5°C per i disegni e i cartelloni, secondo premio alla 5°A per una favola. E ancora, terzo premio a due alunni della 3°A per un filmato e alla 3°C per un cartellone/racconto. Infine, altro secondo premio alla 3°E per un fumetto animato. La felicità l’entusiasmo negli occhi dei giovani alunni al ricevimento delle pergamene, testimonia che le idee e la fantasia sono terreno fertile per l’attecchire di valori sani e giusti.
Stupisce e rincuora che ragazzi così giovani siano in grado di esprimere con tanta forza ed emozione il dolore della morte, la violenza, tutto il male rappresentato da un sistema criminale cieco e distruttivo e, al contempo, siano stati capaci di capire e raccontare l’importanza e l’immortalità della figura di Don Diana, che dona speranza, desiderio di pace e amore per la propria Terra. Forse è anche merito dei docenti e della Dirigente dello Stroffolini, Maria Carmina Giuliano, che hanno saputo coinvolgere e indirizzare i ragazzi in questo percorso. Segno inequivocabile del fatto che la scuola pubblica, anche se spesso osteggiata e lasciata sola, non si ferma mai nel suo fondamentale impegno di formare cittadini e non solo studenti.
Luisa Ferrara



mercoledì 24 aprile 2013

700 caffè nel cassetto (e una fune da equilibrista).

Cari amici, lettori, o semplici passanti,

il 16 aprile c'è stato l'anniversario della 700 esima copia de "Il caffè". Ebbene sì, 700 numeri, che per un settimanale indipendente non sono pochi. Sono contenta davvero di aver partecipato alla realizzazione di più di 70 di queste copie, negli ultimi due anni e più. E' stato anche bello conoscere parte dei collaboratori che con passione hanno scritto e commentato in questi anni, i problemi e gli eventi di Caserta, comuni limitrofi e non solo.

Sono ancora più contenta di aver potuto realizzare una rubrica che parlasse di tematiche che ho a cuore, dell'informazione e della sua evoluzione, nel tempo del giornalismo online e dei social network.
Parlare del web sulla carta stampata, riprendere le news, analizzare le tendenze, raccontare gli scontri, le possibilità. Una sfida.

Ma per questo numero così importante ho voluto parlare di altro, ho voluto parlare di quello che va oltre l'essere una neo-giornalista pubblicista, ma una "ragazza casertana" come tante/i.

Vi lascio la mia riflessione.



Stralci da un (ipotetico) romanzo precario.
E’ il settecentesimo numero de Il caffè, un giornale storico per Caserta, che io non conoscevo fino a pochi anni fa. Perché non vivere a Caserta ma poco più in là in provincia, già può far sentire un giovane o un adolescente un po’ “fuori dal coro”. Ora che sono due anni che collaboro con Il caffè e lavoro in zona, ho potuto in parte riscoprire il desiderio di tener salde le mie radici, di conoscere la mia città, la gente che la abita, le sue abitudini, la sua “movida”.
Da pendolare ogni giorno in trasferta verso Napoli, avevo smarrito un certo senso di appartenenza. Sognavo le grandi città, le metropoli, un lavoro da “radical chic”. Poi ho capito col tempo che professione e mestiere non sono mondi così lontani, che talvolta fare un lavoro nel migliore dei modi e con passione, comporta “sporcarsi la mani”. Ancora lotto con la voglia di restare qui e fare ciò che mi piace  e la consapevolezza che è davvero difficile. Manca ancora qualche anno ai 30, ma parte del coraggio, dell’ottimismo, della voglia di fare e dell’entusiasmo, che contraddistinguono una giovane che sa di avere ancora la vita davanti, è andata persa.
Sapere che la tua terra può offrirti poco, fa male. E’ un continuo annaspare, arrangiarsi, cercare lavori affini alle proprie competenze provando a non snaturarsi, a darsi un valore, oltre che mostrarlo agli altri.
Anni di studio non bastano, se non hai quella scaltrezza mentale, quella caparbietà, quella capacità di imparare-facendo, che può salvare il tuo futuro. Poi, anche per i più volenterosi, una parola si insinua bastarda nelle loro vite, dileguando ogni anelito di sogno, ogni passione, ogni desiderio. Diventa una condizione, smette di essere un “periodo di passaggio”, ma assume la forma di un’ombra che insistentemente ti segue ad ogni tuo passo. Ti senti spacciato, quando lì nell’angolo provi a liberartene.
E’ il precariato.
I tuoi amici che hanno un lavoro qui, o che ancora studiano, o che sono emigrati altrove, ti fanno notare la tua mancanza di coraggio nel non prendere un treno e partire, ti fanno notare che “Milano è un’altra cosa” che devi andare a Nord di Roma se vuoi un lavoro. Ma oggi, chi è che non lo sa? Chi non ne è, almeno in parte, cosciente?
E allora ti convinci che l’idea generale sia che il problema non va affrontato, ma ci vadano messe le toppe. E’ quello che siamo abituati a fare qui, a Sud dello stivale. Pian piano però, toppa su toppa, la maglia perde le sue sembianze, e diventa un obbrobrio. E anche il posto più dolce, più caro e pregno di ricordi, di vita vissuta e speranze disperse, ora non piace più a nessuno.
La paura è la spina nel fianco degli audaci, è come il “se” e il “ma” che si insinuano nei forti. Perché scappare non è sempre segno di coraggio, ma talvolta l’ultima soluzione, la sola possibilità. Restare, invece, può essere un grande atto di amore per la propria Terra, per una parte di sé, ma una dolorosa catena al piede.
Così sei frantumato, diviso, lacerato, frastornato.
Il giovane del sud, mi permetto di insinuare, così come il giovane casertano, vive i suoi migliori anni con questi pensieri e queste voluttà. In attesa di qualcosa che gli cambi la vita, che lo aiuti capire, che lo faccia sentire parte del Tutto. Non un banale elemento di un ingranaggio anonimo, ma un pezzo di un puzzle, un mattoncino della Lego in grado di creare qualcosa di buono, di concreto, di solido.
Costruire mondi in sintonia con se stessi o  immaginare futuri plausibili sentendosene già parte, sono banali vagheggiamenti di chi, a 16-17 anni, già sa che deve fare non la propria scelta vera e ponderata, rispetto a se stesso, ma quella utile. E se non fa quella utile, si porterà dietro il peso e la responsabilità di questo “errore” per tutta la vita. Un macigno che deteriora, che scalfisce, che s’insinua nella quotidianità e diventa parte di te.
Così quel leggero magone diventa nostalgica malinconia, il dubbio del “poteva essere”, “potevo fare”, “dovevo dire”, “dovevo andare”. E non campi più. O forse sì, campi pure. Ma non sei più la stessa persona, resti solo un ingranaggio di quel sistema che hai provato a cambiare, a fare tuo, a interpretare.
Ma non è stato così, e ora è tardi. Ora è il momento di agire.
Luisa Ferrara

venerdì 1 marzo 2013

Differenziata? Si può fare ancora di più.

Da Il caffè del 23 febbraio 2013



Questo il claim della campagna di sensibilizzazione avviata dal Comune di Caserta per far conoscere meglio ai cittadini i servizi e le modalità della raccolta differenziata. Da pochi giorni è nato un nuovo sito web www.differenziatacaserta.it fresco e colorato, con un’immagine evocativa di bimbi che corrono all’aperto, e con il “più” sostituito da un + a simbolo, quasi a rappresentare una crocetta rosa, forse ad indicare l’importanza per la vita e la salute di corretti “comportamenti ambientali”.
Una sezione del sito spiega come separare i rifiuti in casa, dividendoli in ben 8 categorie: umido, carta e cartone, indifferenziato, multimateriale, farmaci e pile, ingombranti, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, oli commestibili esausti.
In un’altra sezione del sito è spiegato che per i rifiuti ingombranti è possibile chiedere il ritiro a domicilio su prenotazione chiamando un numero verde “per particolari esigenze”, ma non è specificato quali. In generale, infatti, i cittadini sono tenuti a depositare i rifiuti ingombranti come materassi, poltrone, divani, tavoli, biciclette, mobili vecchi ecc., presso le 3 isole ecologiche della città.
Le pile e i farmaci vanno lasciate negli appositi contenitori che si trovano presso gli i rivenditori, mentre per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (raee) è possibile la raccolta domiciliare su prenotazione o lo smaltimento presso le isole ecologiche. Ma se si compra un nuovo elettrodomestico, ad esempio, è importante sapere che per legge quello in disuso deve essere smaltito dal rivenditore. Anche gli oli esausti commestibili devono essere smaltiti presso i centri di raccolta (isole ecologiche).
E’ inoltre prevista la raccolta dei cartoni per i commercianti, divisi in piccole utenze e grandi utenze, che verrà fatta presso l’esercizio in determinate fasce orarie e giorni.
Il porta a porta è valido invece per tutte le altre tipologie di rifiuti: ci sono specifici giorni e orari per umido, multimateriale, carta e cartone e indifferenziato. Per chi avesse dei dubbi su quali rifiuti appartengono a queste categorie, può trovare molti esempi sul sito stesso. I kit di sacchetti possono essere ritirati sempre presso le isole ecologiche, ogni 6 mesi. Sul sito ci sono gli indirizzi delle isole ecologiche, con tanto di cartina.
Alcune parti del sito, come quella che potrebbe essere molto interessante, “Dizionario della Raccolta Differenziata”, sono ancora in allestimento. Sembra sia prevista l’attivazione dei relativi account Facebook, Twitter e You Tube, anche se nessuno di questi è per ora ancora attivo.
Un primo passo per collegare i cittadini al Comune su tematiche così importanti sembra esser stato fatto. E’ importante però che il sito non resti un luogo virtuale passivo e poco aggiornato, ma una comunità dove possibile confrontarsi, trovare informazioni costantemente aggiornate e risposte a dubbi o problemi, attraverso un filo diretto costante con il Comune e con chi per esso si occupa della raccolta.
Luisa Ferrara

venerdì 22 febbraio 2013

Terra violata.


Da Il caffè del 16 Febbraio 2013.


GRANDE FOLLA ALL’INCONTRO SU SVERSAMENTI ABUSIVI E ROGHI DI RIFIUTIORGANIZZATO DA ALCUNE ASSOCIAZIONI CITTADINE. DON ANTONELLO GIANNOTTI: RIUNIONI MENSILI SULL’ARGOMENTO.
Una musichetta allegra e rilassante, le immagini di rifiuti abbandonati e il fumo nero dei roghi. Cose inconciliabili, messe però assieme da Romano Montesarchio nel video che ha aperto l’incontro “Terra Violata”, probabilmente per sottolineare l’assurdità di queste situazioni. «Questa è un’emergenza sanitaria» spiega nell’intervento di apertura Giuseppe Tescione di OsservAzione, «che vede purtroppo tra i responsabili la malavita organizzata, ma anche i cittadini comuni che, per incuria, ignoranza o inciviltà, sversano il frigorifero, il materasso, il seggiolino per auto dei bambini, non sfruttando i servizi messi a disposizione dalle nostre amministrazioni». E chiude: «Qui si muore di cancro, e ciò è frutto della malagestione della cosa pubblica degli ultimi 30 anni. Non ha colori politici». Uno schiaffo in faccia.
Così si è aperto l’incontro tenutosi venerdì 8 febbraio presso la sala Moscati della chiesa del Buon Pastore a Caserta, una tavola rotonda sul grave problema degli sversamenti abusivi e dei roghi tossici di rifiuti nel territorio casertano, organizzata dal Com.E.R. (Comitato Emergenza Rifiuti), da OsservAzione e dal circolo Legambiente di Caserta. L’incontro ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini, che hanno affollato la piccola saletta, messa a disposizione da Don Antonello Giannotti, portando con sé tanta indignazione e tante domande. Al convegno hanno partecipato, oltre al parroco, il magistrato Raffaele Piccirillo del Tribunale di Napoli (noto per aver ordinato il sequestro della discarica sita nella zona Lo Uttaro) e il dott. Gaetano Rivezzi, dell’Associazione ISDE Medici per l’ambiente. Ha moderato la tavola rotonda la giornalista Marilù Musto de Il Mattino di Caserta, che già più volte si è occupata di tali tematiche.

L’allarme sociale è forte ormai già da qualche anno, e la popolazione comincia ad essere molto preoccupata per l’alto rischio sanitario legato alle varie forme di smaltimento illecito dei rifiuti, ovvero discariche abusive, sversamento di veleni nelle campagne e roghi di rifiuti. Tra le provincie di Napoli e Caserta c’è purtroppo una zona franca dove tutto è possibile, dove non c’è controllo, dove la legge non ha potere. Tonnellate e tonnellate di rifiuti, talvolta pericolosi, vengono abbandonati ogni giorno nelle campagne coltivate, ai lati delle strade o nei canali, inquinando terreni e falde acquifere, o sono dati alle fiamme per far posto ad altri rifiuti, impedendo così anche di risalire ai responsabili dello sversamento.
Il dott. Rivezzi ha evidenziato i dati allarmanti sulla mortalità per patologie oncologiche che, secondo un recente studio dell’Istituto per i tumori Pascale di Napoli, negli ultimi 15 anni è aumentata solo nel napoletano fino al 47% e nel casertano del 28,4% tra gli uomini e del 32,7% tra le donne. Specifici studi sulla presenza di diossina nel sangue di donne campane, hanno rilevato tassi alti di presenza della sostanza molto al di sopra della norma, pericolosi per lo sviluppo del feto e per la salute del bambino.
Nonostante, a più voci, gli amministratori pubblici abbiano dichiarato la fine dell’emergenza rifiuti, in tutta la conurbazione urbana casertana e in particolare nelle strade di confine tra i vari comuni, è aumentato vertiginosamente il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e dei conseguenti roghi. Un enorme affare per la camorra, in particolar modo per il clan dei casalesi, che, con la collusione di parte della politica e dell’imprenditoria locale, compie ogni giorno questo scempio. Così, una regione naturalmente predisposta all’agricoltura e all’allevamento, si ritrova a contrastare un inquinamento pericoloso per l’ambiente e per la salute, senza poter contare su leggi adeguate che davvero puniscano i responsabili di tali crimini.
Il magistrato Raffaele Piccirillo denuncia con veemenza, già da diverso tempo, la mancanza di pene commisurate ai danni perpetuati all’ambiente dalla criminalità o da incoscienti imprenditori affaristi collusi con essa. Quello che più fa male ai cittadini, è l’assistere al silenzio assordante delle Istituzioni su queste problematiche, e la terribile sensazione di essere soli a lottare contro i mulini a vento.

C’era il rischio che passasse un decreto, presentato dal governo negli ultimissimi giorni del proprio mandato, che permettesse di incenerire rifiuti all’interno delle cave. Ciò avrebbe portato a situazioni ambientali rischiosissime per le persone, soprattutto in città che hanno le cave a un tiro di schioppo. «Siamo contrari a ogni norma, come quella dello schema di decreto in esame alla Commissione Ambiente della Camera lunedì prossimo, che ipotizzi l’autorizzazione a trattare rifiuti nei cementifici», aveva detto sia all’incontro sia in una nota stampa il sindaco Pio Del Gaudio.
Nel frattempo lunedì 11 febbraio è passato, e la Commissione Ambiente ha espresso il proprio parere contrario al decreto, scongiurando quindi ogni rischio per la salute dei cittadini. Il sindaco, però, sottolinea la necessità per Caserta di avere un impianto di trattamento dei rifiuti. «Non un inceneritore e non in zona Lo Uttaro. Lo dico anticipatamente e in maniera netta per bloccare ogni polemica e ogni strumentalizzazione», tranquillizza il primo cittadino. Resta da vedere di cosa si tratterà. Lunedì scorso c’è stato il primo incontro con le associazioni per decidere. «Auspico che il confronto continui proficuamente» fa sapere Del Gaudio in un comunicato «e sia unicamente improntato al fare, piuttosto che a pregiudizi o configurazioni di scenari più ampi delle opportunità e delle urgenze che interessano Caserta».
Ricordiamo che una parte della discarica di Lo Uttaro è ancora piena di rifiuti. Giovanni Romano, assessore regionale all’Ambiente, ha fatto sapere che sono stati stanziati 150 milioni di euro per interventi di compensazione ambientale, 10 dei quali sono per il ripristino dell’area di Lo Uttaro. La bonifica, però, non inizierà a breve: infatti, solo ad aprile inizieranno le gare d’appalto. Insomma, prima o poi la bonifica si farà. Il problema è che non si sa quando.
Nel suo intervento, Don Antonello Giannotti - che propone di fare riunioni mensili per discutere dell’argomento rifiuti e ambiente sul nostro territorio - ha dichiarato che dei 170 funerali celebrati nella sua chiesa lo scorso anno, 150 erano di morti per cancro. Se le cose continueranno così si rischia «un esodo biblico», dice il parroco. E probabilmente è anche arrivato il momento di dire basta a tutto ciò.

 Luisa Ferrara e Donato Riello




giovedì 7 febbraio 2013

Se una notizia è bella...


Da Il caffè del  3 febbraio 2013


E’ facile che ascoltando il Tg regionale della Campania o leggendo i vari giornali online, locali e non, si apprendano notizie non sempre “belle” su quello che accade in Campania. Del resto c’è il sentore un po’ generale che le belle notizie non siano vere e proprie notizie, ma in qualche modo “propaganda”, o al massimo “promozione”. Quindi raccontare i problemi, è più o meno, la regola.
Vivere in Campania non è semplice: si prova quotidianamente il forte contrasto tra la consapevolezza delle grandi potenzialità del nostro territorio, e l’incapacità o la non volontà di saperle sfruttare al meglio.
Si sente parlare a volte di inciviltà diffusa, di non rispetto delle regole, di rifiuti abbandonati per strada, di roghi tossici non denunciati, e tanto altro ancora. Ma la Campania è fatta anche degli autobus senza gasolio, delle corse dimezzate della Circumvesuviana, delle strade piene di buche, di giovani laureati che emigrano al Nord o all’estero, dei disoccupati talmente disoccupati, che ormai si sono “organizzati”.
Siamo un popolo talmente mancante di speranza e succube della rassegnazione, che forse non sappiamo più cosa farcene della pizza, de sole e del mandolino.
Manca una volontà dall’alto nel cambiare le cose, l’intervento delle Istituzioni può dirsi saltuario, e purtroppo, poco incisivo.
Eppure palpiti di speranza, di voglia di cambiamento, arrivano, dalla gente, dalle persone comuni, quelle oneste e operose, che sono tante, spesso silenziose, spesso stanche.
“Impianti fotovoltaici, è record. La Campania punta sull'energia pulita” -  possiamo leggere su Repubblica online, ed esser fieri di essere il primo capoluogo di Provincia con più megawatt di energia pulita prodotta: solo a Caserta, secondo l’Enel, più di 1893 allacci, a Napoli 1631, a Salerno 1357, a Benevento 873.
L’Ansa scrive: “ Nel corso del terzo trimestre del 2012 torna in territorio negativo la dinamica delle esportazioni dei distretti tradizionali del Mezzogiorno, monitorati da Intesa Sanpaolo. Fa eccezione la Campania dove hanno sperimentato buoni ritmi di crescita le esportazioni del distretto del caffè e della pasta napoletana e delle Conserve di Nocera….”.
I prodotti tipici locali, vincono ancora, nonostante il forte inquinamento del nostro territorio e la mancanza di accertamenti di responsabilità e bonifiche. Segno che molte zone, forse, sono ancora salve, e che siamo riusciti in parte a preservare ciò che ci dà lavoro e vita, perché non continuare a farlo?
Una notizia su tutte mi ha colpito: dal sito web della rivista Denaro.it, versione online della storica rivista economica cartacea campana, si legge di nuove tecnologie in grado di “telerilevare” l’inquinamento delle acque e del territorio: “Il velivolo (Atr 42 MP della Guardia costiera) è dotato di una sofisticata strumentazione (Radar SLAR) in grado di operare il telerilevamento e il controllo del territorio e di restituirne poi una attenta fotografia relativa alle fonti di inquinamento. E’ cioè in grado di attivare una mappa di alert ambientali di varia natura perché il corpo delle capitanerie lo ha allestito e dedicato alle finalità istituzionali di monitoraggio ambientale”.
Alcuni test sono già stati effettuati sul litorale Domitio , sul Volturno e sul Sarno. Sembra che la Regione Campania voglia stipulare una convenzione con la Guardia Costiera, per un progetto di monitoraggio della “Terra dei fuochi” per la lotta contro i roghi abusivi tossici e per rilevare discariche abusive nascoste e prevenire gli sversamenti da parte delle ecomafie. Un progetto sicuramente ambizioso, ma certamente necessario, che auspichiamo possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.
Ciò che forse manca, e sarebbe necessario in un processo di questo tipo, è l’inasprimento delle pene per i reati contro l’ambiente, altrimenti si rischia di continuare a investire denaro e forze in battaglie lunghe e fondamentali senza alcuna certezza che chi ha commesso crimini ne paghi le conseguenze, vanificando l’operato di forze dell’ordine, Istituzioni, magistrati e cittadini. 

Luisa Ferrara

martedì 22 gennaio 2013

Il legame tra Cosentino e i colletti bianchi della camorra casalese.



Ho smesso di chiedermi da un pezzo, come mai un essere come Cosentino Nicola, sia in politica.

Perché sia in Parlamento e come ci sia arrivato, è fin troppo chiaro, agli occhi di tutti, di tutti quelli che vogliono vedere.

Secondo l'accusa Nicola Cosentino è un camorrista, un interno, non solo un tramite con la camorra casalese.

E' stato condannato, non in "via definitiva", ma ci sono prove schiaccianti contro di lui (come foto e intercettazioni).

Non è stato condannato in via definitiva, solo perché è stato salvato dal Parlamento, quando la Camera ha votato contro il suo arresto.

Perché i miei concittadini campani continuano a votarlo, a sostenerlo, ad applaudirlo?

Non mi è chiaro.

Forse a questa specie di gente, piace che la nostra terra sia inquinata da rifiuti tossici, che la criminalità governi, che i colletti bianchi siano sempre più corrotti. Che l'ingiustizia regni sovrana.

Ma a molti campani non va giù. E non sono solo indignati, ma anche arrabbiati.

E' arrivato il momento di dimostrare che non siamo succubi di questa brutta gente, e che abbiamo la forza di reagire. Ringraziando Dio c'è stato dato il voto, usiamolo con cervello.

Cacciamo le palle.

martedì 25 settembre 2012

Le vele senza il mare.


Per arrivare a Scampia da Piazza Garibaldi, snodo nevralgico per muoversi nel capoluogo campano, bisogna prendere prima la Linea 2 della metropolitana, poi scendere alla prima fermata, Cavour, e cambiare con la Linea 1, la metropolitana collinare, fatta di 12 fermate, di cui l’ultima, Piscinola - Secondigliano, ti porta più a Nord di Napoli, dove non si sa bene se la città inizi o finisca.

Mentre il treno rallenta e sta per fermarsi a Piscinola, noto dall’alto del mio vagone le “famose” vele, edifici giganteschi con tantissimi piani, e un cartello che mi mette i brividi “Benvenuti a Scampia. Basta crederci e trovi un mare di bene a Scampia.”

Foto di Guido Ruotolo -  multimedia.lastampa.it


Ho gli occhi lucidi. Scesa dalla metro sbaglio direzione e mi dirigo a sinistra, verso Piscinola. Mi fermo a chiedere informazioni a qualche passante (dove sono i passanti?) di fronte a un Palazzo del Comune di Napoli che stona totalmente con l’incuria delle costruzioni e la povertà circostante. Un ragazzo di colore mi nota, evidentemente appaio abbastanza disorientata, e sorridendomi mi chiede in un buon italiano di cosa ho bisogno. Gli dico che sto cercando Via Labriola e lui mi porta nel negozio di fiori lì vicino per chiedere ad “Antonio”. Antonio, il fioraio, mi spiega che Via Labriola è a Scampia, mentre quella è Piscinola, e mi dice che devo tornare in stazione, prendere un ascensore e, semplicemente, scendere.

Effettivamente le vele erano dall’altra parte, ma forse in cuor mio speravo di non doverci passare, chissà. Mi dirigo verso la stazione, chiedo conferma a una ragazza molto carina, con cuffiette e zainetto, che mi invita a evitare le scale e prendere l’ascensore “perché è meglio”. Io ringrazio e taccio. Non lo so il perché, ma faccio come mi dice. Mentre esco dall’ascensore l’immagine grigia e cupa che avevo solo intravisto si fa sempre più chiara e nitida. Chiedo informazione a un vigilante, che però non sa indicarmi e mi fa aiutare da un venditore ambulante di caramelle, anche lui molto gentile. Mi chiede dove devo andare a Via Labriola, e io con una voce sottile rispondo “la redazione di un giornale”. Non svelo il nome, più che altro perché penso non possano conoscerlo. Mi indica la fermata più vicina e mi convince a prendere un bus, perché a “a piedi è lontano”.
Alla fermata una vecchina molto dolce, mi chiede se può sedersi accanto a me, ed è chiaramente desiderosa di chiacchierare con qualcuno riguardo al caldo e alla carenza delle corse dei pullman. Farà anche caldo ma il cielo mi sembra nuvolo, spento. In giro non c’è quasi nessuno, sembra un quartiere deserto, eppure sono vicina alle stazioni metro e bus, solitamente luoghi frequentati. Dove sono gli abitanti del quartiere? Dicono che siano migliaia, più di 40 mila, ma io non vedo nessuno. Nell’arco di pochi minuti arrivano dei pullman, semivuoti, ne prendo uno dopo aver appurato che Via Labriola ha due fermate, per cui ci sono due bus diversi che portano lì.
Il giro è breve, potevo chiaramente andare a piedi. Però ora forse capisco il motivo per cui le persone che ho incontrato e a cui ho chiesto, mi abbiano detto di prendere il pullman. Se non l’avessi preso la via migliore sarebbe stata in alternativa l’attraversamento delle vele. Avranno voluto forse “farmele sparagnare”?

Non lo so, non posso rispondere. Quello che posso dire ora, dalla mia stanzetta colorata, da un piccolo paesino vicino alla borghese Caserta, che io tanto grigiore non lo avevo mai visto. Non è il classico degrado interurbano o periferico, che mi è capitato di vedere nelle periferie casertane o in altre zone di Napoli, come l’hinterland ad esempio. No, è qualcosa di più, qualcosa di così indigeribile che ti spacca dentro. Scampia è un’offesa al buon gusto, ad ogni senso estetico, a ogni idea minima di organizzazione urbanistica che sia congeniale all’essere umano. Altro che mancanza di piste ciclabili o le buche nelle strade.

Qui manca il fulcro del quartiere, manca qualcosa cui la gente possa girare intorno. Un centro, un punto di riferimento, qualcosa che rassicuri, che unisca, in cui identificarsi.
E fa male anche andarsene da qui, sapendo che forse poco potrà cambiare, nonostante questa gente ti sappia dare “un mare di bene”.

Non mi sono permessa di fare foto, lo ammetto, anche se potrà sembrare un pensiero assurdo,  perché non mi andava che la gente intorno a me si sentisse giudicata. Del resto io con una maglietta lilla e degli occhialini da sole vintage, chi cazzo mi penso di essere, cosa penso di poter “giudicare”? Niente, assolutamente niente. 

Solo la miseria umana di chi, nei posti di potere, su poltrone dorate, ha reso possibile tutto ciò, dividendo Napoli in zone alte e zone basse, zone importanti e zone nulle, o forse sarebbe meglio dire, “annullate”.

Si perché il degrado annulla, non dà possibilità di riscatto, ingrigisce, spegne.

Arrivo a Napoli, nel caos della stazione pullman, il sole è forte, come il rumore del traffico, il caos della gente nell’ora di punta. 

E adesso il mio paesino mi sembra il top, con le sue strade piene di buche, i negozi (troppi), il traffico, 4 benzinai in 200 metri, nessuna pista ciclabile, qualche rifiuto ai lati delle strade, il vigile che fa attraversare i bambini su strisce scolorite. 

Mi manca quasi.



N.B.: il mio non vuole essere un articolo di denuncia, né un’osservazione obiettiva della situazione di Scampia, anche perché non potrei permettermi assolutamente di farlo, non avendola vissuta per più di poche ore. Sono solo impressione personali, limitate e forse parziali.


martedì 17 aprile 2012

I "guardiani" della città.

Da Il caffè del 6 Aprile 2012


I diversi gruppi Facebook “Ciò che vedo in città” che si sono diffusi online negli ultimi mesi, continuano a crescere, scovando e denunciando noncuranze e illeciti delle nostre città, uniti e vigili. Addirittura sono stati promossi a “urban watcher” da qualche quotidiano locale online. Quando le denunce arrivano a tanta gente e smuovono l’opinione pubblica, senza dover per forza ricorrere agli inviati di “Striscia La Notizia”, forse qualcosa si sta muovendo a livello locale, le persone non sono così assopite come si possa pensare, e anche la politica è costretta a rispondere e a ravvedersi. Qualche esempio? Inciviltà quotidiane, da attribuire alla cittadinanza, basate sulla maleducazione, come l’inquinamento di aiuole pubbliche con gli escrementi dei propri cani o cartacce, parcheggi in divieto di sosta, o peggio, in stile fantasioso, su marciapiedi e in seconda e terza fila, solo per fare qualche esempio. Ma anche negligenze delle amministrazioni locali, come il mancato controllo di zone ai margini delle strade trasformate in discariche abusive, talvolta pericolose perché altamente inquinanti.
Questi gruppi Facebook, uno per ogni comune o città, (Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Curti, Casapulla etc.), diventano così un luogo per segnalare attraverso foto e video le stranezze che s’incontrano quotidianamente attraversando e vivendo la nostra città, e anche luogo di discussione sulle possibile soluzioni o proposte da fare a sindaci e assessori. Non solo critiche, ma anche proposte, per quel che riguarda eventi positivi da mettere in risalto.

Di recente il gruppo di Santa Maria C.V. è stato al centro dell’attenzione per la campagna contro gli atti vandalici avvenuti nell’Anfiteatro della città, e recentemente anche contro l’Arco di Adriano, che in effetti da tempo, come molti denunciano e come è ben visibile, “se ne sta cadendo a pezzi”, ma che sembra sia ultimamente anche stato oggetto di furto delle pietre che lo sostengono.

Eclatante è il caso dell’amianto lasciato all’aria aperta in una zona al confine tra Santa Maria Capua Vetere e Capua: sono state raccolte le foto e presentate le dovute denunce, anche attraverso un documento redatto da “Medici per l’Ambiente”, per chiedere un sopralluogo agli Uffici del Comune diversi mesi fa, ma nulla ancora è stato fatto. Assurda è stata la risposta dell’Assessore all’Ambiente Di Rienzo, che ha invitato i cittadini “a vigilare continuamente per denunciare i comportamenti illegali, ma pure a testimoniare l’azione degli uffici comunali fotografando le stesse aree anche quando vengono bonificate”. A questa dichiarazione è arrivata la risposta da parte di alcuni rappresentanti di “Ciò che vedo in città”: “Nonostante non siamo tecnici del settore, comprendiamo benissimo, come ogni altro cittadino, che 'bonificare' non equivale a spostare semplicemente la spazzatura dal centro della strada ai bordi".

Aldilà della provocazione, la presidente dell’Associazione, Maria Grazia Manna, ci tiene a precisare dalle pagine di www.interno18.it qual è la missione del gruppo: “Ciò che vedo in Città nasce come una sorta di sentinella, di strumento d'osservazione, ma non è sicuramente uno strumento di controllo e monitoraggio, sono questi compiti che volentieri lasciamo alle istituzioni, con le quali ci piace invece interagire come una sorta di 'alerts'. Ci vantiamo di aver dato vita ad un movimento unico non solo in Campania, ma nell'intero paese, stiamo parlando dell'Urban Watching e sulla base di questo vivere il territorio attraverso i nostri occhi e le nostre immagini è per noi prioritario, ma non vogliamo e non possiamo sostituirci ai doveri istituzionali".
Come dire, ad ognuno il suo lavoro. Il governo della città deve spettare alle amministrazioni locali, ma i cittadini possono, anzi forse devono, imparare ad esercitare il controllo dell’operato, prestando attenzione alle promesse fatte, e allo stato di abbandono in cui spesso versano le nostre città e i nostri quartieri. Della serie, non sono i popoli ad dover avere paura dei governi, ma i governi a dover aver paura dei popoli. Tranquilli, non è una minaccia.


Luisa Ferrara 

mercoledì 11 aprile 2012

Quando la bellezza è rispetto.


Un mio piccolo sfogo.


Tra le tante cose che noi del Sud e noi di provincia, siamo costretti a sopportare, c'è l'abbandono totale di ogni concetto di estetica nei nostri luoghi. Ammassi di palazzoni in costruzione, strade rotte, aree verdi abbandonate e se stesse, a ridosso di zone industriali fatiscenti. Non c'è alcun senso logico, non sono un'esperta di urbanistica o di architettura, ma sembrano linee pazze che non convergono da nessuna parte, attorno ad alcuna idea di città come luogo di incontro, di vita, di lavoro. 



Girando di notte per le strade di periferia ho percepito più volte un senso di perdizione, di nulla, di brutto, di inutilità. Come se quei luoghi fossero solo il collegamento funzionale al ricco centro, ma fossero inutili a se stessi. Perché da sempre la periferia è periferia, e allora di cosa mi preoccupo? Mi piacerebbe vedere il mio territorio costruito e adornato nel rispetto della sua morfologia naturale, dei laghi, dei monti, delle zone verdi. Mi piacerebbe vedere case e palazzi costruiti secondo un’idea comune rispettando un verso, una direzione, un senso. Quale senso? 

Ho girato all’estero, ed è vero, le periferie sono quasi sempre meno “belle” dei centri città, ma lo schifo e l’abbandono che si vede qui è davvero raro, nemmeno la periferia ungherese che ho visto procedendo in treno verso Budapest, forse è come la nostra. Eppure siamo un Paese ricco, che ha una storia una storia dell’arte fenomenale e conosciuta in tutto il mondo per la sua grandezza. Abbiamo deturpato i nostri territori, abbiamo costruito senza tenere conto nemmeno dei grandi monumenti storici che sono presenti nella zona dell’Appia. 
Com’è possibile che tutto ciò sia avvenuto senza attirare il dissenso e lo sdegno della gente? Probabilmente una politica connivente con camorra e costruttori senza scrupoli ha potuto permettere tutto ciò, e la cittadinanza è stata ferma e zitta. Anzi talvolta, se così poso ancora chiamarli, i cittadini partecipano quotidianamente allo scempio, ad esempio inquinando zone già abbandonate con i loro rifiuti. Mi piacerebbe tanto sapere cosa se ne fa questa gente di case internamente bellissime, ma situate in quartieri rotti che se ne cadono a pezzi, senza alberi né fiori, tra sacchetti della spazzatura e strade bucate. Il mio territorio si sta velocemente trasformando in una conurbazione, ovvero in un’area urbana che sta crescendo sia come popolazione che come estensione urbana, e ciò comporta più case, meno aree verdi, più traffico. 

Strada a ridosso di terreni agricoli tra Casapulla e Macerata Campania


Il territorio che va da Caserta a Santa Maria Capua Vetere era fatto di tanti borghetti antichi, tra cui Casapulla, ora centri abitativi estesi quasi tutti dediti al commercio. Attorno c’è la zona industriale che ci collega con Napoli attraverso Marcianise. I pochi campi agricoli versano in condizioni pietose, tra la spazzatura e l’incuria dei proprietari. Mi chiedo davvero cosa mangiamo ogni giorno e che aria respiriamo. E di questo passo dove si andrà a finire. Mi chiedo se sia possibile un’idea di progresso vero, nel rispetto della salute dell’uomo, della natura, della storia, della cultura. E mi rammarico. 

Zona industriale di Marcianise 



lunedì 19 marzo 2012

Oltregomorra: come togliere i soldi alle mafie.

Da Il caffè di Venerdì 16 Marzo 2012




Quello che accade online, in internet, nello sterminato mondo del web, non è mai davvero “virtuale”. Talvolta è un riflesso di ciò che accade nel mondo, di ciò che è reale, vivo e forte. La rete è spesso  collegamento tra gli eventi e le persone, unisce attorno ad un’idea, una causa, un valore. E’ un mezzo.
Nella lotta alle mafie è il lavoro sul territorio che fa la differenza, è l’impegno quotidiano di tante persone, spesso all’interno di associazioni, che dà speranza. Ma come tutti sanno è importante che i mass media e, negli ultimi anni, anche i new media, facciano la propria parte, mettendo al centro dell’agenda delle notizie non solo la mera cronaca criminale, ma tutto quello che c’è dietro, dentro, intorno la lotta alle mafie. Chi è contro la camorra è contro la cultura camorristica dell’omertà e del silenzio, non“si fa i fatti propri”, e non ignora la possibilità di cambiamento. Combattere la camorra, a Napoli, come a Caserta, significa anche informarsi, e quotidianamente fare la scelta giusta. Ecco che le università, il mondo tutto della cultura e dell’associazionismo e delle scuola, devono convergere intorno a progetti comuni, laddove la politica è carente, per risvegliare le coscienze, per uscire dall’incubo di un’intera Campania Felix succube di una malavita spietata, assassina, distruttiva.
Nell’aula magna dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, nella mattinata di mercoledì 14 marzo, c’è stata la presentazione del documentario “OLTREGOMORRA Il tesoro dei boss” per la regia di Aldo Zappalà, docente di Imprenditoria e Creatività per cinema teatro e televisione (ex Spettacolo e Produzione Multimediale), e di tre suoi studenti, Jole Rago, Valerio D’Ambrosio e Ilaria Stefanini. Il film, che andrà in onda in Rai per “La Storia Siamo Noi” è un intenso viaggio nel mondo della  Camorra, della ‘Nndrangheta e della Mafia siciliana, per scoprire quanti soldi queste organizzazioni criminali sottraggono all’economia del Paese attraverso il pizzo, traffici illeciti, sofisticazione alimentare, corruzione. Cifre spaventose, senza calcolare il valore delle proprietà dei boss, come terreni, case, ville e aziende. I tre giovani denunciano i numeri, ma sanno anche raccontare con maestria “un metodo” per recuperare le risorse rubate, ovvero il recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Non solo la confisca e la sottrazione, ma il riutilizzo, come schiaffo morale ai boss, e come esempio per la società. Nelle grandi ex ville dei mafiosi, in tutta Italia, l’associazione Libera in memoria di Don Peppe Diana, promossa oggi dall’energico Don Ciotti, organizza attività importanti per i giovani del territorio. In Sicilia, in Puglia e in Campania, spuntano cooperative agricole, per il recupero dei terreni, fino alla produzione a Caserta, della “mozzarella della legalità”, in Sicilia del vino “Cento Passi” e in Puglia dei Tarallini biologici.
Purtroppo soltanto una parte dei beni sequestrati viene poi realmente convertita in nuove attività, portando lavoro e ricchezza per i cittadini. La maggior parte dei beni, resta invece per anni inutilizzata, nell’attesa di processi, tra rinvii e appelli. Ma il messaggio che il film lancia è importante, perché porta l’attenzione su una tematica importantissima: togliere i soldi alle mafie, poiché è soltanto in questo modo che è realmente possibile indebolirle. Dunque l’auspicio è che forze dell’ordine, magistratura e Stato, collaborino affinché la criminalità organizzata abbia sempre più difficoltà a infiltrarsi nell’economia sana, e a farla marcire. All’anteprima del film era presente anche la Fondazione Polis della Regione Campania, che si occupa delle vittime innocenti della criminalità organizzata e alcuni parenti della vittime, come Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista 26enne ucciso dalla camorra, e Alessandra Clemente, la figlia di Silvia Ruotolo, donna uccisa per errore da dei malavitosi a Napoli. Alessandra commuove con le sue parole, quando parla di desiderio di cambiare le cose e dell’importanza dell’impegno comune. A questo proposito annuncia le iniziative di Marzo per la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, che quest’anno si terrà a Genova il 17 marzo, cui possono partecipare le scuole, delegati di Libera da tutta Italia e ogni comune cittadino. Per questa occasione è stato realizzato un tenerissimo spot dai bambini di alcune scuole primarie di Genova, Lentini (Sr) e Marano (Na), prodotto dal “Marano Ragazzi Spot Festival”, che si può trovare su You Tube digitando “Spot 17 Marzo 2012 Genova”.
Su www.liberacaserta.org è possibile tenersi aggiornati sulle attività dell’associazione Libera nella zona di Caserta e provincia, mentre su Facebook è presente il gruppo “Le terre di Don Peppe Diana” e la pagina “Libera Terra” cooperativa sociale di Castel Volturno. Per chi fosse interessato ad acquistare i prodotti delle varie cooperative presenti sul nostro territorio, c’è la lodevole iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” (www.facciamounpaccoallacamorra.it), un progetto realizzato da diverse cooperative unite nella realizzazione di un’economia alternativa a quella camorristica dell’inquinamento e della sofisticazione dei prodotti fantastici che la Campania ci offre. Per chiunque volesse informazioni più dettagliate, può scrivere a caserta@libera.it all’attenzione del referente casertano Valerio Taglione.


Luisa Ferrara


mercoledì 22 febbraio 2012

Se fa più notizia un morto ammazzato.



Da Il caffè di Venerdì 17 Febbraio 2012


Le vele di Scampia - Wikipedia


Queste due prime settimane di Febbraio sono state intense dal fronte delle news sulla camorra. Scorrendo online le notizie da vari portali, talvolta minori, o da blog di varia natura, sono tanti i titoli importanti e le iniziative.
Nei primi giorni del mese, in particolare, è arrivata la notizia di un presunto coprifuoco dettato dalla camorra a Scampia. La giovane onorevole campana del PD Pina Picierno, organizza su Twitter una proposta di ribellione a questa imposizione che chiama “Occupy Scampia”. In poco tempo si diffonde, portando nel quartiere periferico a Nord di Napoli un po’ di gente e molte telecamere. Nel frattempo Sinistra Ecologia e Libertà fa un comunicato stampa in cui dichiara: “Sel Campania contro ogni coprifuoco dettato dalla camorra”, e Caldoro, dal canto suo: “Non avevo notizie di questo genere così come non le avevano il prefetto o altri, ma non mi meraviglio”.
Intanto Occupy Scampia sembra essere stato un flop: il 3 febbraio fa troppo freddo e c’è poca gente a manifestare, forse anche per una motivazione più profonda, che non è la banale indifferenza. Un interessante reportage su Fanpage.it ci racconta la vita quotidiana delle Associazioni che a Scampia lavorano e lottano sul territorio ogni giorno, cercando di salvare i giovani, coinvolgendoli in attività, come la musica, il ballo, il teatro. E scoppia il tam tam mediatico di una certa informazione secondaria o controinformazione: non quella che parla dei morti ammazzati, ma che parla della risposta della cittadinanza alla camorra. Nasce e cresce in pochi giorni il dibattito su Scampia, su come viene percepita dalla “borghesia esterna al quartiere”. E si scopre che alla fine non c’era nessun coprifuoco e gli stessi ragazzini che frequentano la mediateca dicono ai giornalisti: “Coprifuoco a Scampia? Twitter? Non sapevamo nulla. Nessuno si può permettere di dirci cosa fare e non fare. Quando vogliamo uscire di casa e venire qui nessuno ce lo può impedire”, leggo da Lettera43.it. Probabilmente Occupy Scampia, seppur colmo di buone intenzioni, si rileva un evento unico e isolato fatto da chi non conosce Scampia e la gente che quotidianamente resiste e lotta in un territorio così malfamato.

Colpisce e fa riflettere, in questo contesto, la lettera del musicista napoletano Maurizio Capone a Roberto Saviano su Facebook. Capone parla di Camorra, della sua supposta “etica” e della musica che l’accompagna, ricalcando la questione dei neomelodici vicini ai clan. Capone disquisisce di diversi argomenti, in un confronto bello e aperto con Saviano, con la semplicità, la schiettezza, la padronanza di chi però sta in strada con i ragazzi di Scampia tutti i giorni. E alla fine conclude: “Siamo deboli Robè, siamo deboli...perché alla fine fa più notizia un morto ammazzato che un bambino nato”. Vi consiglio di vedere l’ultimo intervento di Saviano sul sito della Rai nel programma Che tempo che fa, e leggere il suo articolo su Repubblica.it in cui racconta il mondo neomelodico, e infine leggere integralmente la lettera di Capone su Facebook nelle Note del suo profilo.
Tutto ciò è servito a rilanciare l’attenzione su Scampia: la gente vuole un vero quartiere, non un quartiere-fantasma, le associazioni chiedono la presenza delle Istituzioni, la rivalutazione di un territorio abbandonato, l’abbattimento delle Vele. Questa gente vuole la libertà di vivere la propria vita come fanno tutti gli essere umani, perché come ha scritto Maurizio Capone: “Essere contro la camorra non vuol dire odiare le persone che la compongono, vuol dire amare la libertà”.

Nel frattempo, nello stesso arco di tempo, sono tante e diverse le notizie che arrivano da Terra di Lavoro e che hanno per oggetto la criminalità organizzata campana. Da Antimafiaduemila.com si legge di un sequestro milionario al clan Mallardo, da Interno18.it dell’arresto del Sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria per presunti legami con la camorra, da Casertanews.it di un sopralluogo fatto a Chiaiano sul vigneto confiscato alla Camorra, della giornata della memoria in ricordo di Federico Del Prete, sindacalista anticamorra, e dell’incontro del Procuratore Guarriello con i giovani studenti del Diaz di Caserta, per parlare di impresa legale in terra di Camorra.
Sfogliando varie pagine web, ci si accorge di un’informazione variegata e importante riguardo la Camorra, e ci si imbatte anche in frasi tipo: “Camorra, business rifiuti, aumentano diossina e tumori”. Ovunque, da quotidiani online, a blog, a siti vari, possiamo leggere di un dossier shock sulla situazione inquinamento esplosiva in Campania, secondo il rapporto della Commissione Nazionale Antimafia. E’ evidente che certe notizie sono trasversali, e sembra che in Italia gli unici a non preoccuparsi della propria salute siano proprio i camorristi. Che abbiano più vite? Che siano indistruttibili, o peggio ancora immortali?


Luisa Ferrara 

sabato 4 febbraio 2012

Vandali VS Beni Culturali

Da "Il caffè" del 3 Febbraio 2012.


Santa Maria Capua Vetere è in fermento. Città antica e storica, talvolta dimenticata, ospita l’Anfiteatro Campano, gran vanto per la città stessa e i paesi limitrofi, qualche volta abbandonato, altre addirittura “aggredito”. Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, “ignoti vandali” hanno danneggiato alcune delle tombe sannitiche del IV secolo a.C. presenti all'interno dell'Anfiteatro Campano. Immediata è stata la reazione di parte della cittadinanza. In particolare, gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, si sono organizzati per protestare sin dal primo momento, mostrando indignazione, dispiacere e incredulità.

Facebook ha fatto da ponte: è nato l’evento “DifendiAMO il passato - L’Università in campo a tutela dei Beni Culturali”, per comunicare a tutti l’avvenimento e la volontà di non restare con le mani in mano, ma di denunciare lo scempio, l’atto ignobile e criminoso, e con il rinnovato desiderio di difendere la propria città e la propria storia, chiedendo spiegazioni alle autorità di competenza.
Dalla pagina Facebook "Ciò che vedo in città - SMCV"


Online c’è rabbia e trepidazione: l’evento fondato da Fabio Carbone, uno studente di Lettere, ha lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile per la manifestazione prevista per sabato mattina alle 11 che si terrà nella piazza antistante l’Anfiteatro. Interverranno professori universitari e archeologi, ma anche il Sindaco della città. Ecco che ci si chiede: è giusto che la politica faccia la predica ai cittadini? Non sarebbe stato meglio, se prima, prima di tale scempio, fossero state prese precauzioni per proteggere questo bene culturale che dà lustro alla città?
Nel gruppo Facebook “Ciò che vedo in città SMCV” Ernesto fa giustamente notare: “Sarebbe il caso di costituire un soggetto per interloquire con gli enti pubblici e tutelare il nostro patrimonio archeologico-culturale-storico. Non si possono accettare più esternazioni ipocrite, politichesi e ....., da rappresentanti delle istituzioni, quando non hanno fatto niente e adesso rinsaviscono per fare gli indignati della situazione.” Lucio risponde con molta ironia: “dite al sindaco di montare qualche telecamera h24, invece di mettere solo due piste di bocce per qualche pugno di voti…”.
Nel frattempo ci si organizza per il 4, si spera che il tempo sia clemente, si cercano generatori di corrente e microfoni, si spera che la cittadinanza accorra unita, e Donato aggiunge: “Amici, cosa ne dite se sabato 4/02/2012 alle 11:00 partecipiamo al corteo indetto dall'università con le BICI???”.
Possibile che la città sia davvero stanca dei palazzi, del cemento e dell’incuria? Possibile che vi sia una parte dei cittadini che vorrebbe riappropriarsi degli spazi vitali, delle strade e delle piazze? Probabilmente c’è una parte della cittadinanza che ha ben presente il senso della parola “civile”, che vorrebbe ci fosse una maggiore sensibilizzazione rispetto ai valori della cultura e della legalità, della cura del posto in cui viviamo, e del messaggio storico che i monumenti portano in sé.
Biasimare i vandali, e poi scovarli e punirli, sarebbe ottimale, ma sono importanti anche le responsabilità di chi non ha agito in tempo.
Se le Istituzioni non danno l’esempio e non fanno il loro dovere, come pensano di formare la cittadinanza e le giovani generazioni? Le chiacchiere non sono mai servite, i valori si veicolano con i fatti, attraverso le azioni, concretamente, ogni giorno.

Luisa Ferrara 

lunedì 2 gennaio 2012

La città più bella del mondo.


Napoli è la città più bella del mondo. Napoli è fatta di un’“umanità repellente”, secondo il defunto Giorgio Bocca, pace all’anima sua. Se Napoli è la città della camorra, Caserta ne è la roccaforte. I confini tra Napoli e Caserta sono così confusi che Aversa, con tutto l’agroaversano, per molti Casertani doc, rappresenta quasi un cancro. Napoli e Caserta sono legate dalla storia, dagli usi, dalle tradizioni, ma anche dalla criminalità organizzata, ahinoi. Lo ha raccontato Roberto Saviano, lo raccontano le tante inchieste e le indagini sul territorio, che tessono la tela di legami e scontri tra vari clan, e dei rapporti con imprenditoria e politica.
L’emergenza rifiuti è stata forse l’apoteosi di questo legame amato e odiato, il culmine della disorganizzazione, della corruzione, del disastro che ha invaso le maggiori province della Campania. L’emergenza rifiuti mi ha ricordato l’effetto farfalla: secondo la teoria del caos, piccole variazioni delle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Quello che è stato fatto è una vergogna per l’umanità: mortificare la Campania Felix, inquinarla nelle terre e nelle acque, distruggere coltivazioni, allevamenti, produzioni. Com’è stato possibile tutto ciò? Con che coraggio le persone che hanno permesso questo, si guardano allo specchio la mattina? I crimini contro l’ecosistema sono i peggiori che esistano: la natura, l’ambiente è quanto di più pubblico e al contempo indispensabile che abbiamo. E’ ancor più fondamentale della storia, dei monumenti e dei musei. E’ quello che ci resta a prescindere da quello che noi, essere umani, abbiamo creato e costruito.

“Quarantuno avvisi di chiusura indagini sono stati notificati ad altrettanti ex amministratori e dirigenti pubblici che hanno gestito in passato lo smaltimento dei rifiuti in Campania.” Questo titolavano stamani i giornali. “Altra tegola giudiziaria per l'ex-capo della Protezione civile Guido Bertolaso: questa volta l'accusa riguarda il percolato velenosissimo che sarebbe stato immesso in depuratori mal funzionanti che hanno inquinato così il mare del litorale partenopeo.”

Sconcerto. “Il percolato e l'odore dei soldi: così commissari e politici avvelenavano la Campania.” Oltre a Bertolaso sono indagati l'ex governatore della Campania Antonio Bassolino, il prefetto Corrado Catenacci, l'ex braccio destro di Guido Bertolaso Marta De Gennaro, l'ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi, e l'ex commissario vicario per l'emergenza rifiuti, Massimo Paolucci. 
Una foto di repertorio di Guido Bertolaso e Antonio Bassolino (Ansa)



Nel frattempo su Twitter c’è uno scambio di accuse tra Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania e Tommaso Sodano, Assessore all’Ambiente e Vice Sindaco del Comune di Napoli. Secondo Romano la nave dei rifiuti è solo un'operazione mediatica: “Il sindaco vuol mandare in Olanda la spazzatura che brucerebbe gratis ad Acerra” e sostiene che il bastimento olandese “accatta munnezza” non si vede ancora nel Golfo di Napoli. Risponde con un Twit Sodano (che ha anche sul Blog su Il fatto Quotidiano): “Ad Acerra non si brucia nulla gratuitamente” e aggiunge “all’estero no operazione mediatica, ma contributo del Comune che avrebbe competenza solo nella raccolta”.

E’ prevista una multa giornaliera salatissima (516 mila euro) se il Comune di Napoli non si occuperà di smaltire i sei milioni di eco balle attualmente stoccate tra Giugliano e Villa Literno, che si vogliono appunto trasportare in Olanda. Da Gennaio il termovalorizzatore di Acerra ridurrà la capacità di smaltimento, ci sono 150 mila tonnellate di frazione secca che nessuno sta dove smaltire e migliaia di tonnellate a valle, in attesa di esser trattate. Ovviamente le discariche sono tutte piene, ma questa non è una novità.

Inizia un nuovo anno e l’emergenza non è finita. Anche se arresti, indagini e raccolta differenziata fanno ben sperare. Sodano si oppone anche fermamente alla costruzione di un nuovo termovalorizzatore a Napoli Est, dato il fallimento di quello di Acerra e i rischi legati alle ceneri.
Chissà come andrà a finire. Nel frattempo la spazzatura sembra diminuire, e, merito della crisi economica e di un Natale magro, ci sono meno rifiuti in strada. A Napoli nel 2011 si sono prodotte 34 mila tonnellate di spazzatura in meno rispetto al 2010 facendo segnare un -6,2%. Il lato buono della crisi? 

Luisa Ferrara