Da Il caffè del 9 novembre 2012
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Giorni di fuoco per la Grecia che protesta in piazza contro
le nuove stringenti misure di austerità varate dalla Troika. Bruxelles chiede
leggi che sistemino i conti pubblici e il Governo prova a rispondere. Ma la
popolazione vede man mano aumentare la pressione fiscale, il tasso di
disoccupazione, e soffre un generale impoverimento che sta stremando
soprattutto le classe più deboli.
Così la Grecia è un Paese paralizzato, per il secondo giorno
consecutivo, da uno sciopero generale: quasi 100.000 persone hanno invaso il 7
novembre la piazza ateniese di Syntagma, davanti al Parlamento, per protestare
contro un provvedimento che obbligherà i greci ancora a enormi sacrifici.
Probabilmente “le vittime” delle misure proposte, grazie
alla quali la Grecia potrà accedere a un’altra trance di aiuti di 31,5 milioni
di euro, saranno ancora salari, pensioni, sussidi e impiegati statali, che
perderanno il posto di lavoro.
“La Grecia volta
pagina”, ha dichiarato il premier
greco Antonis Samaras l’8 novembre, dopo l’approvazione delle misure, mentre il
ministro delle Finanze, preoccupato e cosciente delle difficoltà che dovrà
affrontare il suo Paese, ha affermato: “Se
l'Europa chiede ai greci di compiere il loro dovere, anche noi, approvando il
pacchetto delle misure di austerità, ci aspettiamo che a partire da domani
l'Europa faccia il suo dovere nei confronti della Grecia”.
Come ogni tema caldo, viene sentito anche sui social
network. E’ tutto un ritweet di #grecia e foto, delle immagini delle piazze
invase dalla gente, dai lacrimogeni, dalla guerriglia urbana, dalla
disperazione. Molti si chiedono quando anche in Italia ci avviliremo a tal
punto, da manifestare così numerosi.
Altri si chiedono: “Cari
giornali che ci avete ammorbato per mesi sulla storia Berlusconi-Ruby
spacciandocela per notizia. Come mai non fiatate sulla Grecia?”
oppure: “Grecia, scontri ad Atene contro
austerity. Sondaggio: giusto scendere in piazza?”.
E ancora: “#Grecia, 60enne
si uccide dopo la sospensione della sua pensione d'invalidità”, o notizie
peggiori come: “#Crisi #Grecia, ‘Atene
non paga, niente #medicine’. E il gruppo Merck interrompe la fornitura
degli anti-tumorali”.
Non è sempre chiaro come sia possibile che, per salvare lo
Stato, si affondino i cittadini. Salvare i conti e distruggere il welfare,
qualcosa di incredibile, ma sembra sia l’unico modo per salvare la Grecia. Un
Paese che in passato ha speso troppo e forse male, e che ora paga i conti.
Concludo con un tweet che fa venire i brividi: “Non siamo nella stessa situazione, dai.
Diciamo che la Grecia è un'immagine dal futuro di quello che potremmo
diventare.”
Speriamo non sia così.
Luisa Ferrara