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domenica 27 ottobre 2013

L'indifferenza che uccide.

Quando sono i piccoli territori a svegliarsi, per me almeno, è doppia soddisfazione.

I piccoli paesi spesso sono lontani dal clamore mediatico della grande città, vivono la loro quotidianità silenziosamente, disturbati ogni tanto da qualche evento di cronaca nera.

E' più facile vedere migliaia di persone in piazza in una città come Napoli che qualche decina tra le strade di un paese di 10.000 abitanti.

E quando vedi centinaia di persone percorrere quelle strade a testa alta, con rabbia e indignazione, cominci quasi a sentirti, per una volta, fiero della tua provenienza.

E' vero, ci sono voluti anni, non era facile forse per tutti capire la complessità di meccanismi che nemmeno grandi giornalisti hanno capito, o peggio, provato a capire.

I più informati forse sapevano già e si indignano e provavano a parlarne, a raccontare. Ma erano pochi, troppo pochi, e soli, molto soli. Siamo sempre stati soli. Questo è il problema.

Quando ora i grandi media nazionali ci domandano prima dov'eravamo, credendo di fare una domanda scomoda e magari "regalarci", come se non bastasse, un po' di senso di colpa, provo molta rabbia.

Provo molta rabbia perché c'è una parte della popolazione che ha sempre denunciato, una parte dei nostri giornalisti che ha sempre raccontato. Ma eravamo soli, erano tutti soli, snobbati, se non, isolati, che è ancora peggio.

La domanda corretta è dov'erano le Istituzioni, dov'erano i rappresentanti locali, dov'erano le forze dell'ordine addette al controllo, dov'erano i Sindaci tanto bravi a bussarti nei mesi precedenti le elezioni e poi a volatilizzarsi a ogni problema del proprio Comune dietro un "Non ci compete".

Dov'era la Provincia e dov'era la Regione.

Possono i cittadini sostituirsi ai loro rappresentanti? No, non possono. Ma possono sceglierli, possono ribellarsi a un sistema che non accettano più. Possono rifiutarsi di sopportare ancora decenni di convivenza e connivenza tra politica corrotta e camorra, tra imprenditoria insana e malaffare.

Possiamo cominciare ad alzare la voce, più siamo meglio è. Perché quando il numero aumenta, la protesta fa paura. E non importa se sia un prete a guidarla o a farne da portavoce. Quello che conta è che alla base ci sia finalmente gente comune pronta a mettersi in gioco. Persone che si informano, che nel loro piccolo fanno tutto quello che possono. Persone consapevoli, persone con il cervello acceso, persone pronte a cambiare le cose, che non hanno più paura. Ma c'è bisogno anche di competenze, di persone che si riuniscano i gruppi di lavoro, professionisti che mettano a disposizione le loro conoscenze, come medici, avvocati, geologi, biologi, agronomi e tanti altri.

Servono ancora denunce, ricerche, dati e percentuali, per essere credibili e per essere ascoltati. Se lo Stato non ci ascolta ci dobbiamo far ascoltare mostrandoci più forti, più testardi, più agguerriti. Non ci facciamo fermare, non dividiamoci. Errori ne sono stati fatti e se ne faranno, ma non è mollando o con l'indifferenza che le cose si risolveranno.

Antonio Gramsci scriveva: "L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. (...) L’indifferenza è il peso morto della storia. (...) Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"

Domandiamocelo e continuiamo ad alzare la testa.





QUI altre foto della marcia.


Luisa Ferrara

sabato 5 ottobre 2013

Uno, tutti, migliaia.

Eravamo migliaia e non centinaia, questo sicuro.

In marcia silenziosamente, solo i cartelli a parlare. Ogni tanto qualche applauso o qualche coro: "Vergogna!".

Bambini, anziani, mamme, papà, ragazzi... c'eravamo proprio tutti. Forse mai abbastanza.

Che sia quella di oggi, assieme alle manifestazioni e alle iniziative degli ultimi giorni, il punto di partenza per una presa di coscienza collettiva.

Che l'aggregazione ritorni a essere l'elemento alla base di ogni lotta.

Che non si abbassino i riflettori, che ci sia un cambio di mentalità forte, che l'unità mostrata in questi giorni rimanga nel popolo campano a lungo, per sempre.

Non bisogna mai smettere di fare domande, di volere spiegazioni, di controllare, di proporre, di denunciare.

Tocca farlo ad ognuno di noi, ogni giorno.

L'individualismo ha perso, e noi ne siamo la dimostrazione. Dobbiamo esserne la dimostrazione.










Clicca QUI per vedere altre foto della marcia.

Luisa Ferrara


domenica 29 settembre 2013

Al punto di non ritorno.



Sono giorni tristi e di grande preoccupazione per ogni cittadino campano onesto. Non che non si sapesse in passato dell'inquinamento cui la nostra terra era stato sottoposto e obbligato, ma ora, in maniera così lampante, tutto esce fuori, i pezzi del puzzle cominciano a ricomporsi.

I pentiti parlano, magari perché stanno candendo man mano le protezioni politiche che li facevano sentire sicuri (?), e cominciano a svelare addirittura i luoghi dove sono sotterrati i fusti di rifiuti industriali illeciti. Caivano, Casal di Principe, Santa Maria Capua Vetere sono sono alcune delle località interessate, uscite fuori dalle ultime dichiarazioni.

E la paura sale, e lo sdegno si trasforma in ansia. E riprendi a contare i morti di cui hai sentito parlare, quelli della tua famiglia, pensi a chi ce l'ha fatta dopo mesi o anni di lotte e rivivi le paure che ti hanno accompagnato e ti accompagneranno tutta la vita, finché sarai qui, ma anche quando te ne sarai andata.

Perché anche se un giorno te ne andrai, queste sono comunque le tue radici, questa è la tua terra, e saperla avvelenata e uccisa fa male, come se perdessi un pezzo d'infanzia, di vita, di speranza.

E quindi non fai altro che leggere, cercare di capire, e leggere e chiedere, e indignarti, in un circolo infinito e senza punto di ritorno.

E ti chiedi perché non ci sia ancora un Registro Tumori dopo anni di lotte di medici e gente comune.

Ti chiedi come sia possibile un vuoto istituzionale così fragoroso, indecente, ridicolo, vergognoso.

Ti chiedi cosa possiamo fare davvero, tutti noi comuni mortali, nel nostro piccolo, per cambiare le cose, per chiedere aiuto, per il rispetto della vita umana, della salute, dell'ambiente in cui viviamo.

Ci hanno persino fatto sentire in colpa, dicendoci che i tumori ci vengono perché fumiamo, beviamo alcool e mangiamo cose grasse che ci fanno diventare obesi. Sì, hanno fatto persino questo.

Non è così, e lo sanno bene. E sanno anche di più, sanno tante, troppe cose.

Ma nessuno ha pagato ancora finora e chissà se pagherà. Chi? I politici coinvolti, collusi, conniventi. Gli "imprenditori" che hanno fatto accordi con i clan, e non solo quelli del Nord. I contadini che hanno concesso i loro terreni in cambio di soldi per nascondere i veleni. E tutti gli altri, tutti quelli che hanno mangiato al banchetto del far soldi, del far finta di nulla, dell'indifferenza, della bella faccia a cattivo gioco.

E sono tanti. E avessero almeno la decenza di tacere. E invece no.


Di seguito solo alcuni degli articoli che ripercorrono le vicende.

http://paralleloquarantuno.it/?p=7320

http://www.lettera43.it/cronaca/campania-lo-scandalo-del-registro-tumori-inesistente_43675107264.htm

http://www.fanpage.it/47-comuni-tossici-casertano-ministero/#ixzz2gDomhmUz

http://www.fanpage.it/rifiuti-in-campania-e-terra-dei-fuochi-il-piu-grande-avvelenamento-di-massa-in-un-paese-occidentale/

http://interno18.it/attualita/36823/terra-dei-fuochi-venga-presidente-venga-visitare-quell-italia-che-non-conosce

http://www.ildesk.it/newslong.php?id=1988

http://www.ilmattino.it/CASERTA/rifiuti-tossici-casal-di-principe-pentito-segnala/notizie/327151.shtml

http://www.youtube.com/user/beacon986/search?query=Current+TV+Gomorra


Luisa Ferrara


venerdì 1 marzo 2013

Differenziata? Si può fare ancora di più.

Da Il caffè del 23 febbraio 2013



Questo il claim della campagna di sensibilizzazione avviata dal Comune di Caserta per far conoscere meglio ai cittadini i servizi e le modalità della raccolta differenziata. Da pochi giorni è nato un nuovo sito web www.differenziatacaserta.it fresco e colorato, con un’immagine evocativa di bimbi che corrono all’aperto, e con il “più” sostituito da un + a simbolo, quasi a rappresentare una crocetta rosa, forse ad indicare l’importanza per la vita e la salute di corretti “comportamenti ambientali”.
Una sezione del sito spiega come separare i rifiuti in casa, dividendoli in ben 8 categorie: umido, carta e cartone, indifferenziato, multimateriale, farmaci e pile, ingombranti, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, oli commestibili esausti.
In un’altra sezione del sito è spiegato che per i rifiuti ingombranti è possibile chiedere il ritiro a domicilio su prenotazione chiamando un numero verde “per particolari esigenze”, ma non è specificato quali. In generale, infatti, i cittadini sono tenuti a depositare i rifiuti ingombranti come materassi, poltrone, divani, tavoli, biciclette, mobili vecchi ecc., presso le 3 isole ecologiche della città.
Le pile e i farmaci vanno lasciate negli appositi contenitori che si trovano presso gli i rivenditori, mentre per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (raee) è possibile la raccolta domiciliare su prenotazione o lo smaltimento presso le isole ecologiche. Ma se si compra un nuovo elettrodomestico, ad esempio, è importante sapere che per legge quello in disuso deve essere smaltito dal rivenditore. Anche gli oli esausti commestibili devono essere smaltiti presso i centri di raccolta (isole ecologiche).
E’ inoltre prevista la raccolta dei cartoni per i commercianti, divisi in piccole utenze e grandi utenze, che verrà fatta presso l’esercizio in determinate fasce orarie e giorni.
Il porta a porta è valido invece per tutte le altre tipologie di rifiuti: ci sono specifici giorni e orari per umido, multimateriale, carta e cartone e indifferenziato. Per chi avesse dei dubbi su quali rifiuti appartengono a queste categorie, può trovare molti esempi sul sito stesso. I kit di sacchetti possono essere ritirati sempre presso le isole ecologiche, ogni 6 mesi. Sul sito ci sono gli indirizzi delle isole ecologiche, con tanto di cartina.
Alcune parti del sito, come quella che potrebbe essere molto interessante, “Dizionario della Raccolta Differenziata”, sono ancora in allestimento. Sembra sia prevista l’attivazione dei relativi account Facebook, Twitter e You Tube, anche se nessuno di questi è per ora ancora attivo.
Un primo passo per collegare i cittadini al Comune su tematiche così importanti sembra esser stato fatto. E’ importante però che il sito non resti un luogo virtuale passivo e poco aggiornato, ma una comunità dove possibile confrontarsi, trovare informazioni costantemente aggiornate e risposte a dubbi o problemi, attraverso un filo diretto costante con il Comune e con chi per esso si occupa della raccolta.
Luisa Ferrara

venerdì 22 febbraio 2013

Terra violata.


Da Il caffè del 16 Febbraio 2013.


GRANDE FOLLA ALL’INCONTRO SU SVERSAMENTI ABUSIVI E ROGHI DI RIFIUTIORGANIZZATO DA ALCUNE ASSOCIAZIONI CITTADINE. DON ANTONELLO GIANNOTTI: RIUNIONI MENSILI SULL’ARGOMENTO.
Una musichetta allegra e rilassante, le immagini di rifiuti abbandonati e il fumo nero dei roghi. Cose inconciliabili, messe però assieme da Romano Montesarchio nel video che ha aperto l’incontro “Terra Violata”, probabilmente per sottolineare l’assurdità di queste situazioni. «Questa è un’emergenza sanitaria» spiega nell’intervento di apertura Giuseppe Tescione di OsservAzione, «che vede purtroppo tra i responsabili la malavita organizzata, ma anche i cittadini comuni che, per incuria, ignoranza o inciviltà, sversano il frigorifero, il materasso, il seggiolino per auto dei bambini, non sfruttando i servizi messi a disposizione dalle nostre amministrazioni». E chiude: «Qui si muore di cancro, e ciò è frutto della malagestione della cosa pubblica degli ultimi 30 anni. Non ha colori politici». Uno schiaffo in faccia.
Così si è aperto l’incontro tenutosi venerdì 8 febbraio presso la sala Moscati della chiesa del Buon Pastore a Caserta, una tavola rotonda sul grave problema degli sversamenti abusivi e dei roghi tossici di rifiuti nel territorio casertano, organizzata dal Com.E.R. (Comitato Emergenza Rifiuti), da OsservAzione e dal circolo Legambiente di Caserta. L’incontro ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini, che hanno affollato la piccola saletta, messa a disposizione da Don Antonello Giannotti, portando con sé tanta indignazione e tante domande. Al convegno hanno partecipato, oltre al parroco, il magistrato Raffaele Piccirillo del Tribunale di Napoli (noto per aver ordinato il sequestro della discarica sita nella zona Lo Uttaro) e il dott. Gaetano Rivezzi, dell’Associazione ISDE Medici per l’ambiente. Ha moderato la tavola rotonda la giornalista Marilù Musto de Il Mattino di Caserta, che già più volte si è occupata di tali tematiche.

L’allarme sociale è forte ormai già da qualche anno, e la popolazione comincia ad essere molto preoccupata per l’alto rischio sanitario legato alle varie forme di smaltimento illecito dei rifiuti, ovvero discariche abusive, sversamento di veleni nelle campagne e roghi di rifiuti. Tra le provincie di Napoli e Caserta c’è purtroppo una zona franca dove tutto è possibile, dove non c’è controllo, dove la legge non ha potere. Tonnellate e tonnellate di rifiuti, talvolta pericolosi, vengono abbandonati ogni giorno nelle campagne coltivate, ai lati delle strade o nei canali, inquinando terreni e falde acquifere, o sono dati alle fiamme per far posto ad altri rifiuti, impedendo così anche di risalire ai responsabili dello sversamento.
Il dott. Rivezzi ha evidenziato i dati allarmanti sulla mortalità per patologie oncologiche che, secondo un recente studio dell’Istituto per i tumori Pascale di Napoli, negli ultimi 15 anni è aumentata solo nel napoletano fino al 47% e nel casertano del 28,4% tra gli uomini e del 32,7% tra le donne. Specifici studi sulla presenza di diossina nel sangue di donne campane, hanno rilevato tassi alti di presenza della sostanza molto al di sopra della norma, pericolosi per lo sviluppo del feto e per la salute del bambino.
Nonostante, a più voci, gli amministratori pubblici abbiano dichiarato la fine dell’emergenza rifiuti, in tutta la conurbazione urbana casertana e in particolare nelle strade di confine tra i vari comuni, è aumentato vertiginosamente il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e dei conseguenti roghi. Un enorme affare per la camorra, in particolar modo per il clan dei casalesi, che, con la collusione di parte della politica e dell’imprenditoria locale, compie ogni giorno questo scempio. Così, una regione naturalmente predisposta all’agricoltura e all’allevamento, si ritrova a contrastare un inquinamento pericoloso per l’ambiente e per la salute, senza poter contare su leggi adeguate che davvero puniscano i responsabili di tali crimini.
Il magistrato Raffaele Piccirillo denuncia con veemenza, già da diverso tempo, la mancanza di pene commisurate ai danni perpetuati all’ambiente dalla criminalità o da incoscienti imprenditori affaristi collusi con essa. Quello che più fa male ai cittadini, è l’assistere al silenzio assordante delle Istituzioni su queste problematiche, e la terribile sensazione di essere soli a lottare contro i mulini a vento.

C’era il rischio che passasse un decreto, presentato dal governo negli ultimissimi giorni del proprio mandato, che permettesse di incenerire rifiuti all’interno delle cave. Ciò avrebbe portato a situazioni ambientali rischiosissime per le persone, soprattutto in città che hanno le cave a un tiro di schioppo. «Siamo contrari a ogni norma, come quella dello schema di decreto in esame alla Commissione Ambiente della Camera lunedì prossimo, che ipotizzi l’autorizzazione a trattare rifiuti nei cementifici», aveva detto sia all’incontro sia in una nota stampa il sindaco Pio Del Gaudio.
Nel frattempo lunedì 11 febbraio è passato, e la Commissione Ambiente ha espresso il proprio parere contrario al decreto, scongiurando quindi ogni rischio per la salute dei cittadini. Il sindaco, però, sottolinea la necessità per Caserta di avere un impianto di trattamento dei rifiuti. «Non un inceneritore e non in zona Lo Uttaro. Lo dico anticipatamente e in maniera netta per bloccare ogni polemica e ogni strumentalizzazione», tranquillizza il primo cittadino. Resta da vedere di cosa si tratterà. Lunedì scorso c’è stato il primo incontro con le associazioni per decidere. «Auspico che il confronto continui proficuamente» fa sapere Del Gaudio in un comunicato «e sia unicamente improntato al fare, piuttosto che a pregiudizi o configurazioni di scenari più ampi delle opportunità e delle urgenze che interessano Caserta».
Ricordiamo che una parte della discarica di Lo Uttaro è ancora piena di rifiuti. Giovanni Romano, assessore regionale all’Ambiente, ha fatto sapere che sono stati stanziati 150 milioni di euro per interventi di compensazione ambientale, 10 dei quali sono per il ripristino dell’area di Lo Uttaro. La bonifica, però, non inizierà a breve: infatti, solo ad aprile inizieranno le gare d’appalto. Insomma, prima o poi la bonifica si farà. Il problema è che non si sa quando.
Nel suo intervento, Don Antonello Giannotti - che propone di fare riunioni mensili per discutere dell’argomento rifiuti e ambiente sul nostro territorio - ha dichiarato che dei 170 funerali celebrati nella sua chiesa lo scorso anno, 150 erano di morti per cancro. Se le cose continueranno così si rischia «un esodo biblico», dice il parroco. E probabilmente è anche arrivato il momento di dire basta a tutto ciò.

 Luisa Ferrara e Donato Riello




giovedì 7 febbraio 2013

Se una notizia è bella...


Da Il caffè del  3 febbraio 2013


E’ facile che ascoltando il Tg regionale della Campania o leggendo i vari giornali online, locali e non, si apprendano notizie non sempre “belle” su quello che accade in Campania. Del resto c’è il sentore un po’ generale che le belle notizie non siano vere e proprie notizie, ma in qualche modo “propaganda”, o al massimo “promozione”. Quindi raccontare i problemi, è più o meno, la regola.
Vivere in Campania non è semplice: si prova quotidianamente il forte contrasto tra la consapevolezza delle grandi potenzialità del nostro territorio, e l’incapacità o la non volontà di saperle sfruttare al meglio.
Si sente parlare a volte di inciviltà diffusa, di non rispetto delle regole, di rifiuti abbandonati per strada, di roghi tossici non denunciati, e tanto altro ancora. Ma la Campania è fatta anche degli autobus senza gasolio, delle corse dimezzate della Circumvesuviana, delle strade piene di buche, di giovani laureati che emigrano al Nord o all’estero, dei disoccupati talmente disoccupati, che ormai si sono “organizzati”.
Siamo un popolo talmente mancante di speranza e succube della rassegnazione, che forse non sappiamo più cosa farcene della pizza, de sole e del mandolino.
Manca una volontà dall’alto nel cambiare le cose, l’intervento delle Istituzioni può dirsi saltuario, e purtroppo, poco incisivo.
Eppure palpiti di speranza, di voglia di cambiamento, arrivano, dalla gente, dalle persone comuni, quelle oneste e operose, che sono tante, spesso silenziose, spesso stanche.
“Impianti fotovoltaici, è record. La Campania punta sull'energia pulita” -  possiamo leggere su Repubblica online, ed esser fieri di essere il primo capoluogo di Provincia con più megawatt di energia pulita prodotta: solo a Caserta, secondo l’Enel, più di 1893 allacci, a Napoli 1631, a Salerno 1357, a Benevento 873.
L’Ansa scrive: “ Nel corso del terzo trimestre del 2012 torna in territorio negativo la dinamica delle esportazioni dei distretti tradizionali del Mezzogiorno, monitorati da Intesa Sanpaolo. Fa eccezione la Campania dove hanno sperimentato buoni ritmi di crescita le esportazioni del distretto del caffè e della pasta napoletana e delle Conserve di Nocera….”.
I prodotti tipici locali, vincono ancora, nonostante il forte inquinamento del nostro territorio e la mancanza di accertamenti di responsabilità e bonifiche. Segno che molte zone, forse, sono ancora salve, e che siamo riusciti in parte a preservare ciò che ci dà lavoro e vita, perché non continuare a farlo?
Una notizia su tutte mi ha colpito: dal sito web della rivista Denaro.it, versione online della storica rivista economica cartacea campana, si legge di nuove tecnologie in grado di “telerilevare” l’inquinamento delle acque e del territorio: “Il velivolo (Atr 42 MP della Guardia costiera) è dotato di una sofisticata strumentazione (Radar SLAR) in grado di operare il telerilevamento e il controllo del territorio e di restituirne poi una attenta fotografia relativa alle fonti di inquinamento. E’ cioè in grado di attivare una mappa di alert ambientali di varia natura perché il corpo delle capitanerie lo ha allestito e dedicato alle finalità istituzionali di monitoraggio ambientale”.
Alcuni test sono già stati effettuati sul litorale Domitio , sul Volturno e sul Sarno. Sembra che la Regione Campania voglia stipulare una convenzione con la Guardia Costiera, per un progetto di monitoraggio della “Terra dei fuochi” per la lotta contro i roghi abusivi tossici e per rilevare discariche abusive nascoste e prevenire gli sversamenti da parte delle ecomafie. Un progetto sicuramente ambizioso, ma certamente necessario, che auspichiamo possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.
Ciò che forse manca, e sarebbe necessario in un processo di questo tipo, è l’inasprimento delle pene per i reati contro l’ambiente, altrimenti si rischia di continuare a investire denaro e forze in battaglie lunghe e fondamentali senza alcuna certezza che chi ha commesso crimini ne paghi le conseguenze, vanificando l’operato di forze dell’ordine, Istituzioni, magistrati e cittadini. 

Luisa Ferrara

lunedì 10 settembre 2012

Inquinamento e salute nella Terra dei Fuochi.

Eccomi tornata dopo una calda estate, tra giorni vacanzieri e pensieri su tanti progetti e "sfumature di vita".
Si torna a scrivere, non che si fosse smesso di informarsi. Ho voluto riprendere con un argomento lasciato in sospeso a fine luglio, che ho deciso di affrontare parlando con una cara amica che lo sta vivendo in prima persona. Caivano, in provincia di Napoli, è l'esempio di un territorio lasciato a se stesso e che i cittadini provano a difendere. Roghi tossici infestano la provincia di Napoli e Caserta ormai da tempo, nell'indifferenza generale. Salute e natura sono in pericolo, e bisogna dare l'allarme come si può per attirare l'attenzione su queste vicende.

Con la mia rubrica, partendo anche stavolta dal movimento che si crea online e in particolare sui social network, ho provato a raccontare "qualcosa". Ve la riporto qui come sempre, anche se vi preannuncio che nelle prossime settimane cercherò di approfondire ulteriormente l'argomento.


Alcune immagini del disastro pescate online:

lagazzettacampana.it

pupia.tv

vesuvius.it



Da  Il caffè del  7 settembre 2012

Per quanto la crisi economica preoccupi, così come la mancanza di certezze, e diciamolo, di sicurezze anche in termini strettamente “monetari”, ci sono fattori forse ancora più importanti, ma talvolta trascurati, che meriterebbero attenzione, oltre che un’ indignazione estemporanea, come spesso accade.

Abbiamo parlato in passato dei gruppi Facebook “Ciò che vedo in città” che fanno un lavoro concreto di “guardiani della città”, facendo riprese, foto, incontri, dibattiti e allertando le Istituzioni e le forze dell’ordine e denunciando ciò che non va, che sia visibile o più nascosto (discariche abusive o sospette, strade rotte, non rispetto da parte dei cittadini di divieti o passaggi per pedoni e disabili, e tanto altro ancora). Il corretto funzionamento della città come polis (ricordate la polis greca, che prevedeva l’attiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica?), ma anche la prevenzione della salute dei cittadini, sono cardini importanti per gli urban whatcher.
Non è questa l’unica iniziativa degna di nota che parte e si sviluppa attraverso la Rete. Dal 2008, ad esempio, è attiva su Facebook la pagina “La Terra dei Fuochi”, che cerca di dare voce al sito web www.laterradeifuochi.it, un vero e proprio spazio di monitoraggio ambientale sugli effetti delle ecomafie e sul fenomeno dei roghi tossici di rifiuti speciali. Un lavoro complesso e difficile, che si basa sulla collaborazione di tutti i cittadini che vogliano segnalare roghi sospetti. I creatori della pagina denunciano che “tra Napoli e Caserta c'è un territorio tristemente denominato la Terra dei Fuochi. In aggiunta alle innumerevoli discariche e inquinamenti vari, qui, come se non bastasse, gli incendi dolosi di Rifiuti Speciali non conoscono sosta (…)  in questi incendi, detti oramai roghi, si brucia di tutto. A essere dati alle fiamme sono Rifiuti Speciali, materiali che non andrebbero bruciati e neanche gettati in strada. Tanto meno nelle campagne, in prossimità di allevamenti, frutteti e coltivazioni d'ogni genere.”  
Se si scorre la pagina web, come quella Facebook, il tutto appare davvero inquietante e sconcertante: sembra che l’hinterland napoletano, come quello casertano, siano completamente dimenticati e lasciati in balia di questi atti criminali e sconsiderati. Sembra che niente possa fermarli. La sola cosa che fa sperare è l’attenzione della gente, le segnalazioni che arrivano. Le denunce e la ribellione a tutto ciò.

E’ passata un’altra estate e a tanti roghi di piromani che hanno minacciato la nostra natura, si sono affiancati ancora roghi di rifiuti. I titoli dei giornali locali ripetono poche frasi: roghi tossici/rifiuti/pericolo diossina/fumo nero/fumo tossico, come un’avvilente nenia. La gente è stanca, esasperata, a Caivano ci si affida alla Chiesa e si prega la Madonna. Molti volontari si muovono insieme al parroco Padre Maurizio per sorvegliare la zona. La gente si ribella, ma non trova interlocutori, come accade spesso da queste parti. Ben quattro Vescovi si sono appellati alla politica, senza grandi risultati. Sembra che solo il Prefetto si stia interessando alla vicenda, chiedendo ai Sindaci di fare quello che possono per arginare la situazione, ovvero rimuovere i rifiuti evitando che restino per strada, senza perdersi in dispute di confine e di responsabilità. I Sindaci dal canto loro lamentano mancanza di fondi e dunque l’impossibilità di fare bonifiche ai territori disastrati. Ma dov’è la Regione Campania? Perché non se ne interessa?

La pagina Facebook “Voce per tutti” nata per raccontare Caivano senza censure, e facente riferimento al sito www.vocepertutti.it, già da Aprile dà spazio al movimento #Occupy Caivano che ha lo scopo di riflettere sullo stato di salute della cittadina, attraverso tre linee guida: ascoltare, condividere, fare.
Il Coordinamento Comitati Fuochi composto da diverse associazioni e movimenti, sta portando avanti, invece, una raccolta firme che riguarda tutti i Comuni tra Napoli e Caserta interessati dal disastro ambientale per fare una denuncia ufficiale alle Istituzioni. Il Coordinamento vuole porsi come una sorta di “giudice controllore” di questa situazione di emergenza, segnalando ciò che non va e pretendendo ascolto. Della serie, uniti si è più forti.

Grande preoccupazione ha destato in questi ultimi giorni d’agosto l’incendio delle ecoballe stoccate ad Acerra: ecoballe che nascondono copertoni d’auto triturati che dovevano esser fatte sparire in qualche modo, in qualunque modo e anche molto velocemente.

Quali sono gli interessi che si nascondono dietro l’incuria, l’abbandono, l’inerzia, l’accettazione di tale scempio? Possibile che politica e imprenditoria locale connivente non provino vergogna alcuna? Che cosa promette la camorra a chi permette ciò? Quanto denaro? Quanta vana gloria? Quali carni e frutti mangiano e quale acqua bevono i figli di questi individui? Quanta ignoranza e sete di morte pervade il cuore e la mente di questa gente? Questi sono mostri non sono persone. Assassini che meriterebbero l’ergastolo. Inaspriamo le pene per reati ambientali e perseguiamo i responsabili una volta per tutte. Allora potremmo ritenerci un popolo civile in una terra libera.

Luisa Ferrara  

mercoledì 11 aprile 2012

Quando la bellezza è rispetto.


Un mio piccolo sfogo.


Tra le tante cose che noi del Sud e noi di provincia, siamo costretti a sopportare, c'è l'abbandono totale di ogni concetto di estetica nei nostri luoghi. Ammassi di palazzoni in costruzione, strade rotte, aree verdi abbandonate e se stesse, a ridosso di zone industriali fatiscenti. Non c'è alcun senso logico, non sono un'esperta di urbanistica o di architettura, ma sembrano linee pazze che non convergono da nessuna parte, attorno ad alcuna idea di città come luogo di incontro, di vita, di lavoro. 



Girando di notte per le strade di periferia ho percepito più volte un senso di perdizione, di nulla, di brutto, di inutilità. Come se quei luoghi fossero solo il collegamento funzionale al ricco centro, ma fossero inutili a se stessi. Perché da sempre la periferia è periferia, e allora di cosa mi preoccupo? Mi piacerebbe vedere il mio territorio costruito e adornato nel rispetto della sua morfologia naturale, dei laghi, dei monti, delle zone verdi. Mi piacerebbe vedere case e palazzi costruiti secondo un’idea comune rispettando un verso, una direzione, un senso. Quale senso? 

Ho girato all’estero, ed è vero, le periferie sono quasi sempre meno “belle” dei centri città, ma lo schifo e l’abbandono che si vede qui è davvero raro, nemmeno la periferia ungherese che ho visto procedendo in treno verso Budapest, forse è come la nostra. Eppure siamo un Paese ricco, che ha una storia una storia dell’arte fenomenale e conosciuta in tutto il mondo per la sua grandezza. Abbiamo deturpato i nostri territori, abbiamo costruito senza tenere conto nemmeno dei grandi monumenti storici che sono presenti nella zona dell’Appia. 
Com’è possibile che tutto ciò sia avvenuto senza attirare il dissenso e lo sdegno della gente? Probabilmente una politica connivente con camorra e costruttori senza scrupoli ha potuto permettere tutto ciò, e la cittadinanza è stata ferma e zitta. Anzi talvolta, se così poso ancora chiamarli, i cittadini partecipano quotidianamente allo scempio, ad esempio inquinando zone già abbandonate con i loro rifiuti. Mi piacerebbe tanto sapere cosa se ne fa questa gente di case internamente bellissime, ma situate in quartieri rotti che se ne cadono a pezzi, senza alberi né fiori, tra sacchetti della spazzatura e strade bucate. Il mio territorio si sta velocemente trasformando in una conurbazione, ovvero in un’area urbana che sta crescendo sia come popolazione che come estensione urbana, e ciò comporta più case, meno aree verdi, più traffico. 

Strada a ridosso di terreni agricoli tra Casapulla e Macerata Campania


Il territorio che va da Caserta a Santa Maria Capua Vetere era fatto di tanti borghetti antichi, tra cui Casapulla, ora centri abitativi estesi quasi tutti dediti al commercio. Attorno c’è la zona industriale che ci collega con Napoli attraverso Marcianise. I pochi campi agricoli versano in condizioni pietose, tra la spazzatura e l’incuria dei proprietari. Mi chiedo davvero cosa mangiamo ogni giorno e che aria respiriamo. E di questo passo dove si andrà a finire. Mi chiedo se sia possibile un’idea di progresso vero, nel rispetto della salute dell’uomo, della natura, della storia, della cultura. E mi rammarico. 

Zona industriale di Marcianise