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martedì 9 luglio 2013

Cubeddu, le femministe e la violenza sulle donne.

esemplare umano di sesso femminile
con addosso stoffa per coprire le parti intime 


Non è facile oggi fare battaglie femministe in difesa delle donne senza rischiare, talvolta, di rasentare un estremismo illogico e di parte. Preferisco quindi parlare di battaglie per le donne, per tenere lontano da me ciò che considero estremo e dannoso ai fini di un obiettivo. Nella lotta di genere ci sono cose che condivido e cose che sento distanti, e non è la prima volta rispetto a una teoria o a un'ideologia, che provo questa sensazione.

Avere degli assunti certi può aiutare a semplificare la realtà e a trarre facilmente conclusioni, ma non aiuta la riflessione, il confronto e la comprensione delle problematiche che attanagliano società complesse come le nostre. Questo è il motivo per cui, in generale, non prendo parte a collettivi, partiti politici, associazioni politico-culturali et similia, ma sembra sempre che osservi da fuori, cercando di farmi un'idea sulle cose che sia mia. Non riesco, ahimè, a star stretta in un "pensiero unico" pure quando questo si definisce alternativo e agli antipodi del mainstream, ovvero divergente rispetto al cosiddetto pensiero dominante.

Tornando al discorso "femminista" sono consapevole di come questo movimento abbia portato avanti battaglie fondamentali e vitali per le donne e come continui a farlo, oggi più di prima, attraverso una rete internazionale e all'utilizzo di nuovi media come i social network. Le battaglie tramite hashtag e tag attirano sempre più spesso l'attenzione anche di altri media e in breve tempo alcune tematiche diventano notizie di primo piano. Come il caso della giovane Amina, o del gruppo Femen. Ancora più lampante è il caso della diffusione del termine femminicidio per indicare l'omicidio di genere e ultimamente la protesta contro un articolo discutibile di Marco Cubeddu pubblicato dal Secolo XIX. Ho detto già la mia sul femminicidio in un articolo pubblicato su Agoravox, e ho aspettato l'evoluzione del caso per parlare del "provocatorio" articolo di Cubeddu, cui sono seguite reazioni di vario genere, per farmi un'idea sulla questione che non fosse dettata dall'impulsività.

Sono arrivata alla conclusione che Cubeddu sia stato semplicemente molto superficiale semplificando all'osso un problema storico e problematico come quello della violenza sessuale sulle donne e in particolare sulle giovani donne. Lui fa riferimento al vestiario succinto di ragazzine di 11-12 anni in piena estate, sollevando ovviamente una grossa polemica. Si parla di ragazzine delle scuole medie che giocano a gavettoni in strada, noncuranti molto probabilmente, di poter attirare sguardi indiscreti, e talvolta pericolosi, solo perché indossano comodi e corti pantaloncini (visto il caldo!). La domanda è proprio questa: tutte le ragazzine di 11-12 sono consapevoli, e fino a che punto, della  propria sessualità? Il loro intento è davvero provocatorio? Le mamme e i papà sono responsabili del loro vestiario che potrebbe apparire "non consono"? E fino a che punto è possibile limitare una ragazzina mettendola in guardia rispetto al pericolo di attirare malintenzionati scoprendosi per il caldo? Domande, domande, domande. Quelle che dovrebbe porsi Cubeddu, e come lui, tanti altri professionisti dell'informazione, dell'educazione, della psicologia.

Ho cercato di farmi altre domande, per provare ad andare, almeno un po', alla radice del problema. Come crescono le ragazzine di oggi? Quali sono gli esempi che seguono? Quanto in fretta crescono e in che modalità si approcciano al proprio corpo e alla propria sessualità? Che ruolo hanno le famiglie e la scuola, i media e la comunità? Che rapporto hanno con l'altro sesso?

Sono donna, ho quasi 28 anni e sono stata una ragazzina anche io. Il problema più grande che vedo, onestamente, non sono gli shorts (che anche io indossavo in piena estate girando in bici nel mio quartiere o giocando con la palla nella stradina sotto casa, come tutte le ragazzine della mia età). Il problema credo sia che molte delle ragazzine di oggi tendano a vestirsi da ragazze più grandi senza averne la maturità mentale. E' inquietante vedere ragazze di 14-15 anni vestite in modo più provocante e sexy di donne di 26-27 anni. E' preoccupante vedere loro bruciare le tappe, perdendo pezzi d'infanzia e di pre-adolescenza fondamentali per la crescita. Questo è un problema culturale, di educazione, che deve portarci a fare domande più ampie, sui valori e gli esempi che i giovani d'oggi hanno e percepiscono soprattutto attraverso i media che tanto li influenzano e li formano. E sul ruolo della famiglia, sempre più complesso e difficile, in bilico tra permissività e modello autoritario.

Ma mai, mai si deve pensare, che siano gli atteggiamenti femminili a provocare la violenza, che è sempre ingiustificata. Lo stupro è sempre esistito, in ogni epoca storica, religione e società, a prescindere dai costumi e dagli usi delle donne. I casi di cronaca, così come studi e sondaggi, non hanno mai evidenziato collegamenti tra lo stile di vita delle donne o i loro modo di abbigliarsi e le violenze subite. Chi stupra lo fa per ragioni che vanno al di là del puro istinto sessuale animale incontrollabile, ma perché malato, disturbato.
Ciò non toglie che le donne, con intelligenza e amor proprio, debbano sapersi difendere a monte, senza però vivere con la paura o limitando la propria libertà. Ma chi difende le donne? In realtà nessuno, non siamo davvero mai libere, e non lo saremo fino a quando le nostre città non saranno sicure, le strade abbastanza illuminate e le stazioni delle metro abbastanza vigilate, anche di notte.

E' troppo facile giudicare le donne e il loro stile di vita con un tristissimo "se lo è andata a cercare", è molto più difficile, anche per quelle società che si dicono evolute e progressiste, far sì davvero che le donne vivano in un mondo che non le faccia sentire in pericolo o in difetto. Queste sono le battaglie che vorrei che le mie amiche femministe o pseudo tali abbracciassero, oltre a fossilizzarsi sui problemi di "genere" e di "ruolo", pur altrettanto importanti e fondamentali.

Gli shorts non stuprano, e nemmeno le minigonne, e nemmeno la nostra sensualità dirompente, nemmeno la nostra femminilità. Nemmeno la nostra socievolezza e voglia di libertà, nemmeno sentirsi spiriti liberi e voler vivere una vita diversa da quello che il resto del mondo si aspetta. Stuprano l'indifferenza, la noncuranza, l'arretratezza mentale e sociale. Fatevene una ragione.

Trovi questo articolo anche su Agoravox Italia.

Luisa Ferrara



venerdì 1 marzo 2013

Differenziata? Si può fare ancora di più.

Da Il caffè del 23 febbraio 2013



Questo il claim della campagna di sensibilizzazione avviata dal Comune di Caserta per far conoscere meglio ai cittadini i servizi e le modalità della raccolta differenziata. Da pochi giorni è nato un nuovo sito web www.differenziatacaserta.it fresco e colorato, con un’immagine evocativa di bimbi che corrono all’aperto, e con il “più” sostituito da un + a simbolo, quasi a rappresentare una crocetta rosa, forse ad indicare l’importanza per la vita e la salute di corretti “comportamenti ambientali”.
Una sezione del sito spiega come separare i rifiuti in casa, dividendoli in ben 8 categorie: umido, carta e cartone, indifferenziato, multimateriale, farmaci e pile, ingombranti, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, oli commestibili esausti.
In un’altra sezione del sito è spiegato che per i rifiuti ingombranti è possibile chiedere il ritiro a domicilio su prenotazione chiamando un numero verde “per particolari esigenze”, ma non è specificato quali. In generale, infatti, i cittadini sono tenuti a depositare i rifiuti ingombranti come materassi, poltrone, divani, tavoli, biciclette, mobili vecchi ecc., presso le 3 isole ecologiche della città.
Le pile e i farmaci vanno lasciate negli appositi contenitori che si trovano presso gli i rivenditori, mentre per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (raee) è possibile la raccolta domiciliare su prenotazione o lo smaltimento presso le isole ecologiche. Ma se si compra un nuovo elettrodomestico, ad esempio, è importante sapere che per legge quello in disuso deve essere smaltito dal rivenditore. Anche gli oli esausti commestibili devono essere smaltiti presso i centri di raccolta (isole ecologiche).
E’ inoltre prevista la raccolta dei cartoni per i commercianti, divisi in piccole utenze e grandi utenze, che verrà fatta presso l’esercizio in determinate fasce orarie e giorni.
Il porta a porta è valido invece per tutte le altre tipologie di rifiuti: ci sono specifici giorni e orari per umido, multimateriale, carta e cartone e indifferenziato. Per chi avesse dei dubbi su quali rifiuti appartengono a queste categorie, può trovare molti esempi sul sito stesso. I kit di sacchetti possono essere ritirati sempre presso le isole ecologiche, ogni 6 mesi. Sul sito ci sono gli indirizzi delle isole ecologiche, con tanto di cartina.
Alcune parti del sito, come quella che potrebbe essere molto interessante, “Dizionario della Raccolta Differenziata”, sono ancora in allestimento. Sembra sia prevista l’attivazione dei relativi account Facebook, Twitter e You Tube, anche se nessuno di questi è per ora ancora attivo.
Un primo passo per collegare i cittadini al Comune su tematiche così importanti sembra esser stato fatto. E’ importante però che il sito non resti un luogo virtuale passivo e poco aggiornato, ma una comunità dove possibile confrontarsi, trovare informazioni costantemente aggiornate e risposte a dubbi o problemi, attraverso un filo diretto costante con il Comune e con chi per esso si occupa della raccolta.
Luisa Ferrara

lunedì 22 ottobre 2012

Fieramente #Choosy

Mi hanno insegnato che il lavoro è vita, e non solo perché ti dà la possibilità di mangiare e coprirti dal freddo. Ma perché è realizzazione personale, investimento di energie positive, un mezzo per sentirsi coinvolti nella società, e sentirsene parte utile.
Tutti mi hanno sempre detto che studiare è importante perché ti permette di crescere e capire il mondo, e poi trovare un lavoro. 
Sono cresciuta, e ho deciso che avrei cercato un lavoro bello, bello per me. Adesso mi dicono che sono schizzinosa, che dovrei accontentarmi. Per una vita intera mi avete chiesto di lottare e ora, mi dite di rinunciare alla mia vita? Contenta di essere #choosy 

lunedì 24 settembre 2012

Reddito di sopravvivenza.

Da un articolo del Fatto Quotidiano ho scoperto che negli altri Paesi Europei, nostri amici, esiste un reddito di cittadinanza, che io chiamerei di "sopravvivenza", per gli inoccupati e disoccupati (ma anche studenti, artisti... ma questo è troppo oh!). 


In Belgio è chiamato Minimax, ed è un diritto individuale che garantisce un reddito minimo a chi non dispone di risorse sufficienti per vivere.
In Lussemburgo è chiamato Revenue Minimum Guaranti ed è un riconoscimento individuale “fino al raggiungimento di una migliore condizione personale”.
In Austria c’è la Sozialhilfe, un reddito minimo garantito che viene aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, l’elettricità e l’affitto per la casa.
In Scandinavia c’è lo Stønad til livsopphold , letteralmente reddito di esistenza, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di età.
In Olanda ce ne sono due tipi. Il primo è il Beinstand, un diritto individuale e si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura.
Il secondo è il Wik, un reddito destinato agli artisti per “permettergli di avere tempo di fare arte”. (Vien voglia di trasferisi immediatamente!) 
In Germania c’ è l’ Arbeitslosengeld II 
In Gran Bretagna, c’è l’ Income Based Jobseeker’s Allowance è una rendita individuale illimitata nel tempo, rilasciata a titolo individuale a partire dai 18 anni di età a tutti coloro i cui risparmi non siano sufficienti per un dignitoso tenore di vita. Viene inoltre garantita la copertura dell’affitto (Housing benefit). In Francia vi è il Revenu de solidarité active (RSA).

Adesso, o gli altri Paesi sono tutti comunisti e noi non lo sapevamo, oppure in Italia esiste un serio problema di civiltà, inserimento sociale, mobilità tra classi, sopravvivenza, crisi del welfare.
Cosa ne pensate?
Si può togliere ai ricchissimi per dare ai poveri, o semplicemente a tutti quelli che non trovando un lavoro, poveri rischiano di diventarci?


mercoledì 11 aprile 2012

Quando la bellezza è rispetto.


Un mio piccolo sfogo.


Tra le tante cose che noi del Sud e noi di provincia, siamo costretti a sopportare, c'è l'abbandono totale di ogni concetto di estetica nei nostri luoghi. Ammassi di palazzoni in costruzione, strade rotte, aree verdi abbandonate e se stesse, a ridosso di zone industriali fatiscenti. Non c'è alcun senso logico, non sono un'esperta di urbanistica o di architettura, ma sembrano linee pazze che non convergono da nessuna parte, attorno ad alcuna idea di città come luogo di incontro, di vita, di lavoro. 



Girando di notte per le strade di periferia ho percepito più volte un senso di perdizione, di nulla, di brutto, di inutilità. Come se quei luoghi fossero solo il collegamento funzionale al ricco centro, ma fossero inutili a se stessi. Perché da sempre la periferia è periferia, e allora di cosa mi preoccupo? Mi piacerebbe vedere il mio territorio costruito e adornato nel rispetto della sua morfologia naturale, dei laghi, dei monti, delle zone verdi. Mi piacerebbe vedere case e palazzi costruiti secondo un’idea comune rispettando un verso, una direzione, un senso. Quale senso? 

Ho girato all’estero, ed è vero, le periferie sono quasi sempre meno “belle” dei centri città, ma lo schifo e l’abbandono che si vede qui è davvero raro, nemmeno la periferia ungherese che ho visto procedendo in treno verso Budapest, forse è come la nostra. Eppure siamo un Paese ricco, che ha una storia una storia dell’arte fenomenale e conosciuta in tutto il mondo per la sua grandezza. Abbiamo deturpato i nostri territori, abbiamo costruito senza tenere conto nemmeno dei grandi monumenti storici che sono presenti nella zona dell’Appia. 
Com’è possibile che tutto ciò sia avvenuto senza attirare il dissenso e lo sdegno della gente? Probabilmente una politica connivente con camorra e costruttori senza scrupoli ha potuto permettere tutto ciò, e la cittadinanza è stata ferma e zitta. Anzi talvolta, se così poso ancora chiamarli, i cittadini partecipano quotidianamente allo scempio, ad esempio inquinando zone già abbandonate con i loro rifiuti. Mi piacerebbe tanto sapere cosa se ne fa questa gente di case internamente bellissime, ma situate in quartieri rotti che se ne cadono a pezzi, senza alberi né fiori, tra sacchetti della spazzatura e strade bucate. Il mio territorio si sta velocemente trasformando in una conurbazione, ovvero in un’area urbana che sta crescendo sia come popolazione che come estensione urbana, e ciò comporta più case, meno aree verdi, più traffico. 

Strada a ridosso di terreni agricoli tra Casapulla e Macerata Campania


Il territorio che va da Caserta a Santa Maria Capua Vetere era fatto di tanti borghetti antichi, tra cui Casapulla, ora centri abitativi estesi quasi tutti dediti al commercio. Attorno c’è la zona industriale che ci collega con Napoli attraverso Marcianise. I pochi campi agricoli versano in condizioni pietose, tra la spazzatura e l’incuria dei proprietari. Mi chiedo davvero cosa mangiamo ogni giorno e che aria respiriamo. E di questo passo dove si andrà a finire. Mi chiedo se sia possibile un’idea di progresso vero, nel rispetto della salute dell’uomo, della natura, della storia, della cultura. E mi rammarico. 

Zona industriale di Marcianise 



giovedì 1 marzo 2012

Anche se chi pensa è muto come un pesce.


Ci nascondiamo di notte Per paura degli automobilisti Degli inotipisti Siamo i gatti neri Siamo i pessimisti Siamo i cattivi pensieri E non abbiamo da mangiare
Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare
Babbo, che eri un gran cacciatore
Di quaglie e di faggiani Caccia via queste mosche Che non mi fanno dormire Che mi fanno arrabbiare Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare
E' inutile Non c'è più lavoro Non c'è più decoro Dio o chi per lui Sta cercando di dividerci Di farci del male Di farci annegare 
Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare
Con la forza di un ricatto
L'uomo diventò qualcuno Resuscitò anche i morti Spalancò prigioni Bloccò sei treni Con relativi vagoni Innalzò per un attimo il povero Ad un ruolo difficile da mantenere Poi lo lasciò cadere A piangere e a urlare Solo in mezzo al mare
Com'è profondo il mare
Poi da solo l'urlo Diventò un tamburo E il povero come un lampo Nel cielo sicuro Cominciò una guerra Per conquistare Quello scherzo di terra Che il suo grande cuore Doveva coltivare
Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare 
Ma la terra Gli fu portata via Compresa quella rimasta addosso Fu scaraventato In un palazzo,in un fosso Non ricordo bene Poi una storia di catene Bastonate E chirurgia sperimentale Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare
Intanto un mistico Forse un'aviatore Inventò la commozione E rimise d'accordo tutti I belli con i brutti Con qualche danno per i brutti Che si videro consegnare Un pezzo di specchio Così da potersi guardare
Com'è profondo il mare Com'è profondo il mare

Frattanto i pesci Dai quali discendiamo tutti Assistettero curiosi Al dramma collettivo Di questo mondo Che a loro indubbiamente Doveva sembrar cattivo E cominciarono a pensare Nel loro grande mare Com'è profondo il mare Nel loro grande mare Com'è profondo il mare
E' chiaro Che il pensiero dà fastidio Anche se chi pensa E' muto come un pesce Anzi un pesce E come pesce è difficile da bloccare Perchè lo protegge il mare Com'è profondo il mare

Certo Chi comanda Non è disposto a fare distinzioni poetiche Il pensiero come l'oceano Non lo puoi bloccare Non lo puoi recintare Così stanno bruciando il mare Così stanno uccidendo il mare Così stanno umiliando il mare Così stanno piegando il mare




Quand'ero più piccina, ed ero un po' triste, la sentivo con le cuffiette e venivo come cullata da cotanta dolcezza, e folgorata come non mai da tale immensa verità.



Ciao Lucio.



martedì 21 febbraio 2012

interpretazioni



Una visione abbastanza particolare, forse estrema, sinceramente ancora devo farmi bene un'idea a riguardo, voi cosa ne pensate?

domenica 19 febbraio 2012

Il Morricione d'Itaglia.



Non si può non dire la propria su San Remo, perché ti sconvolge per una settimana il tuo quieto vivere. Apri le news ed è lì che ti aspetta, identica cosa nella home di Facebook o Twitter. Io quest'anno l'ho vistucchiato a tratti, e quando non ho proprio acceso, il giorno dopo ho dato un occhio a You Tube. 
Quindi qualche parolina posso dirla, ma senza entrare troppo nel merito perché mi sembrerebbe ingiusto data la poca attenzione prestata. Eccovi una piccola sintesi delle mie impressioni:

1) Un Morandi spesso in imbarazzo e poco coinvolgente
2) Un Celentano troppo autoreferenziale e anche un po' inutile (non certo per lo share)
3) Ivana: una valletta abbastanza idiota e molto inutile (come si fa a dire Ennio Morricione?)
4) La Canalis è brutta ed è antipatica, e anche inutile.
5) Belen mi piace, è simpatica, sorridente, bella ed elegante e anche se gira senza mutande non rasenta volgarità. Ciò non toglie che la trovata della farfallina mi sembra una cosa studiata a tavolino.
6) Ho scoperto che tra gli autori del Festival c'è anche Moccia. E non serve aggiungere altro.
7) Le canzoni, come sempre, non si sa come vengano scelte. Sapete che anche San Remo fa delle selezioni? Anche lì si scelgono talenti, prima dello show però. Sarebbe bello sapere quali sono i criteri.
8) Molti i testi banali, anche quando si va sul "sociale". Qualcuno dovrebbe spiegare a questa gente che scrivere testi impegnati non necessariamente significa scrivere bei testi. Siamo un Paese in cui la musica impegnata e d'autore ha fatto faville, perché ci riduciamo così?
9) Niente di male nelle canzonette d'amore, per carità. Ma anche per fare canzonette d'amore ci vogliono delle doti, che sia la voce, che sia la presenza scenica, che sia un testo vincente, che siano arrangiamenti molto curati, eccetera.
10) Mi piacerebbe sapere quanto si è speso per i duetti, anche se effettivamente è stato un esperimento molto interessante.

Adesso basta però! 

giovedì 16 febbraio 2012

L'economia reale.


E' inquietante come gli esponenti politici italiani, e non parlo del governo tecnico, non affrontino mai le vere cause di questa crisi. Sembra, in generale, che non sappiano che pesci prendere, si lamentano delle "riforme" Monti e non toccano mai la questione di fondo. Quali sono le cause di questa crisi economica internazionale? Di chi è la responsabilità? Delle banche? Delle borse? Della finanza "malata"? Come evitare che questo si ripeta? Come evitare che l'Italia faccia la fine della Grecia andando incontro ad una recessione economica senza ritorno? Alle volte vorrei che qualcuno mi parlasse di questo. Vendola, Di Pietro, Bersani, Casini, Fini eccetera. 
Chissà quali sono i presupposti per andare alle elezioni politiche, quali sono le idee e le proposte. Avranno delle proposte? Io vedo molta poca competenza, qualche volta vedo qualche buona intenzione, ma poca reale capacità. E il fatto stesso che non ci siano stati concreti tagli agli stipendi politici è altro sintomo di immensa distanza dal popolo italiano. 
Sono molto preoccupata... il fatto che sia finita (male) l'era Berlusconi non mi rende più serena, se dopo il disastro c'è il vuoto, forse in fondo è meglio Monti, nonostante io non condivida tutto quello che sta facendo. Sono certamente favorevole alla lotta all'evasione fiscale, al fatto che (forse) anche la Chiesa pagherà l'Ici, ai tagli per la spesa militare, alla trasparenza sui redditi dei Parlamentari, ma mi piacerebbe sentir parlare di una seria politica di crescita economica. Dopo la riforma sulle pensioni (un'ecatombe per un Paese in cui il welfare scarseggia), ora si parla di toccare l'Articolo 18, come se dare la possibilità di licenziare senza giusta causa, fosse la panacea di tutti i mali. Togliere diritti a qualcuno, non vuol dire poterli concedere poi a più persone, è un ragionamento che non sta in piedi, ahinoi! Bisognerebbe aprire un bel dossier e provare a capire quali sono le motivazioni per cui l'economia reale, quella delle imprese, non va. Perché le aziende chiudono, perché non aprono, perché portano le produzioni all'estero, perché assumono poco o male, senza garanzie. Perché non c'è un sano e proficuo contatto tra il mondo dell'università e quello dell'imprenditoria, perché c'è questo immobilismo decennale e assassino. 

Luisa Ferrara



lunedì 6 febbraio 2012

Wislawa Szymborska


Scrivere un curriculum

da "Vista con granello di sabbia"

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
GRAZIE.





lunedì 26 dicembre 2011

Il pomeriggio di Cristo






Giorni natalizi, giorni vacanzieri, giorni freddi e pesanti, talvolta. Ieri nel pomeriggio di Gesù Cristo, è arrivata una notizia accolta in maniera controversa, forse perché controverso è sempre stato il personaggio che ne è protagonista. E' morto Giorgio Bocca. Un partigiano, un fascista, un razzista, un anti-meridionalista. Uhm... sono confusa, devo ammetterlo. Nemmeno dinanzi alla morte riusciamo a trovare pace, non c'è chiarezza su nulla, quanto amiamo le sfumature, noi Italiani! 
Vagando on line alla ricerca di verità, di una qualche biografia che potesse farmi capire quest'uomo, e poi chi fosse realmente questo giornalista e intellettuale, aldilà degli articoli che sempre con piacere e non sempre con accordo ho letto negli ultimi anni, i dubbi sembravano aumentare invece che pacarsi. 
Oggi ho trovato un commento ad un articolo, che rispecchia benissimo il mio conclusivo pensiero, e volevo mostrarvelo, citando la fonte, ovviamente.

Questo l'articolo

Questo il commento:
Quando muore una personalitá, si scatenano i coccodrilli, in tutti i sensi. Ora Giorgio Bocca sará stato un partigiano, certamente. Ma era un intellettuale profondamente controverso. Uno che agli esordí firmo scritti antisemiti, per esempio. Dunque il coccodrillo di Bocca non é un coccodrillo ordinario. Sicuramente piú arduo del coccodrillo di Pertini, un uomo pubblico al quale pure senza dubbio dobbiamo il diritto di parola. Perché Pertini, per esempio, non risulta che firmó mai scritti in difesa della razza, né scritti aspri sul Meridione d´Italia, la cui storia é molto piú complessa di quanto qualunque astrazione sintetica, sia pure di buon livello intellettuale, é in grado di delineare. Essere fascista della prima ora e poi partigiano dell´ora esatta rende complicata la stesura di qualunque canto funebre postumo, anche da parte della mano piú esperta. Forse Bocca era l´esempio tipico dell´italiano tipico, quello che gli inglesi affermano "non aver mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l´ha iniziata". Forse sarebbe stato meglio, a ragione veduta, che non avesse mai aderito al Guf, né scritto di "congiura ebraica". Un pó di umiltá farebbe bene a tutti. Peró, farebbe bene anche all´autore dell´articolo, che affronta il tema Bocca senza considerare che le ombre del personaggio ne hanno, purtroppo, offuscato la luce e, conseguentemente, la fama presso l´entitá piú importante per chi scrive: il lettore. E il lettore, caro Ederoclite, é una pulce che un pó di tosse ce l´ha sempre. Spesso, poi, ha anche la bronchite.

Chissà la morte se porta pace davvero, dicono che purifichi... che sia catartica. Ma la nostra storia non mente, tutto quello che abbiamo detto e fatto, soprattutto se decidiamo di essere personaggi pubblici, ce lo portiamo dietro fino nella tomba. Se le parole sono pietre, come diceva Primo Levi, forse Bocca doveva star più accorto. Non credo che gli verranno perdonate molte delle sue uscite, nemmeno da morto.

Pace.




sabato 3 dicembre 2011

La mia nuova rubrica per "Il caffè".


Da "Il caffè" del 2 dicembre 2011.
Il mondo dell’informazione, l’universo delle notizie, si sa, è vasto, fluido, scorrevole, veloce, quasi imprendibile. Talvolta ricco di frivolezze, commenti inutili, fronzoli poco interessanti. Da quando abbiamo internet, tante cose sono cambiate. Non c’è più soltanto la classica informazione da “uno a molti” proposta dai media cosiddetti tradizionali (giornali e televisioni), ma si è diffuso in maniera capillare, globale, internazionale un modo di produrre, distribuire e fruire contenuti, che possiamo definire “da molti a molti”. Il web 2.0 e i social media non hanno fatto altro che incrementare questa tendenza: oggi la condivisione è la chiave per tutto. Prima con i blog, poi con i siti di social networking come Facebook, Twitter, Google plus, oggi su ogni notizia e intorno ad ogni evento, è possibile creare una catena di discussione pressoché infinita. Un link è un collegamento ad una pagina web, che può rimandare al sito di un giornale o di un blog, e che tutti possono condividere, scambiarsi e diffondere.

Ecco che, una notizia di gran calibro, in poche ore fa “il giro del web” e suscita ogni tipo di reazione: indignazione, stupore, rabbia, delusione, felicità, paura, gioia. Qualche esempio? Quando online ha cominciato a circolare la notizia della “caduta” o meglio della destituzione da parte dell’Europa del governo Berlusconi, tutti si sono affrettati a commentare, a leggere, a discutere. I video dei festeggiamenti a Roma caricati dagli utenti su You Tube e condivisi su Facebook e Twitter, sono stati oggetto di reazioni molto contrastanti: “non c’è nulla da festeggiare, siamo in piena crisi economica”, hanno detto in molti, mentre per altri la liberazione dall’era del Berlusconismo era quasi una seconda Liberazione Nazionale, dopo quella del 25 aprile del 1945. Le foto di un Bersani che brinda sorridente e contento, il video dell’orchestra improvvisata fuori Palazzo Montecitorio a suonare Alleluja, hanno fatto discutere, ridere, emozionare, ma il top sono state le immagini satiriche sulla fine del “Bunga Bunga” e l’inizio del “Banca Banca” del governo Monti. Esilaranti, che si sia d’accordo o meno. Bisognava forse mantenere un contegno? Che festeggiare sia stato uno sdrammatizzare, un esorcizzare i problemi, chissà. Tante le domande, diverse le critiche, ma resta il rammarico, e l’ho espresso anche io dalla mia pagina Facebook, che Berlusconi non sia andato via di sua volontà accortosi del dissenso e dei contrasti che stava creando nel Paese, ma su consiglio di Napolitano, dei colleghi Europei, dopo aver attestato qualche voto mancante nell’approvazione del Rendiconto dello Stato. Nemmeno questa volta ha avuto quel senso di responsabilità che uno Statista dovrebbe avere.


Uno sguardo a Caserta. Chi di voi non ha ancora visto il fantastico albero di Natale al centro di Piazza Dante? Pieno di luci, suggestivo, estroso allo stesso tempo. Il popolo di Facebook si è diviso tra quelli entusiasti e quelli sconcertati, e questi ultimi hanno gridato allo spreco lasciando svariati commenti sotto la foto caricata nella pagina del Sindaco Pio Del Gaudio. Non ci sono i soldi per raccogliere la mondezza dalle strade, per gli asili nido e per le mense scolastiche, e voi buttate i sodi così? Questa la chiosa più comune contro... il Comune. Poi si viene a sapere che in realtà l’iniziativa è stata presa dai commercianti per incentivare le vendite natalizie, e che i soldi ce li hanno messi loro. Meglio così, no?

Due casi per raccontare un po’ il mondo virtuale. E ne leggerete ancora altri, ogni settimana, in questa rubrica. Benvenuti online!

Luisa Ferrara 

giovedì 1 dicembre 2011

Presentazioni (e illazioni).

Aprire un blog nel 2011 può significare un po' darsi la zappa sui piedi. Tra Facebook, Twitter, You Tube e company, ormai si ha l'imbarazzo della scelta per comunicare e informarsi online. Ma io sono una di quelli che aveva un blog nel lontano 2004, una di quelli che questa rivoluzione della "condivisione a tutti i costi" l'ha vissuta in pieno. 
Comunicazione, conoscenza, condivisione e tecnologia. Non banali parole, ma il mio modo di concepire la vita. I miei studi, le mie esperienze, il mio tempo libero sono sempre stati influenzati da questi quattro mondi, che intrecciandosi tra loro mi hanno reso una persona curiosa e un'instancabile rompiscatole. Non riesco a rinnegare il mio amore per la scrittura, che non è per me non un lavoro, ma tremenda vocazione.
Questo blog mi serve per trovare uno spazio mio. Aldilà dei contatti, dei click e dei commenti. Per ritrovarmi nel flusso immenso del web, per avere un approdo sicuro. Pubblicherò qui miei articoli, ma anche miei commenti, impressioni, opinioni, e qualche sfogo, che non fa mai male. E' un blog, un diario dunque, e non una testata giornalistica, tenetene conto. Benvenuti!