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mercoledì 19 dicembre 2012

Tutti su Twitter, c'è Berlusconi.

Da Il caffè del 14 dicembre 2012.

Foto da daily.wired.it

Dimissioni di Monti e ridiscesa in campo di Berlusconi, si proprio così. Tutto insieme, in poche ore. Tanto che, non si capisce fino in fondo, quanto le due cose siano conseguenza l’una dell’altra.

Non ce lo aspettavamo, si può dire. Non così in fretta. I più avrebbero preferito la modifica della legge elettorale, la cosiddetta “Porcellum”, prima di andare al voto. Si vota invece a Febbraio, e mentre dal lato delle “sinistre” è chiaro grazie alle Primarie chi sarà il candidato, a destra c’è confusione, troppa incertezza.
Si era parlato di primarie del Pdl, ma Berlusconi ha tolto ogni dubbio, riproponendosi come leader, senza che nessuno dei suoi fiatasse. Nessun ostacolo, tutti in ordine e obbedienti. Che delusione.

Online l’ironia è fulminante. Berlusconi è descritto come un “dinosauro” della politica, alcuni sono increduli, altri scoraggiati, per non dire “schifati”.
Le domande sono tante, anche perché in poche ore, sembra che tutto cambi, senza alcuna logica apparente.

Su Twitter l’hastag #Berlusconi ovviamente è tra i primi 8 più importanti.
“E’ che a lui piace proprio ascoltarsi. Non se ne esce. Lo spettacolo quest'uomo ce l'ha dentro”, scrive una ragazza.
E’ tutto un citare frasi “pazze” dell’ex premier, “#Berlusconi da #Belpietro: ‘Che ci importa dello spread, è un imbroglio’”, oppure “#Berlusconi: ‘Lo #spread è un'invenzione con cui si è cercato di abbattere una maggioranza votata dagli italiani’”.

Si è parlato anche dell’alleanza- non alleanza con Lega Nord:  “#Berlusconi #Vespa: ‘O la Lega mi appoggia o saltano le giunte di Piemonte e Veneto’”.
E di tutta risposta, un utente scrive: “#Berlsuconi eh, eh, chi di Lega ferisce di Lega perisce.”

All’improvviso arriva una notizia che lascia tutti di stucco, increduli, disturbati.
“Ieri #Monti era servo della cattivissima Merkel, oggi ‘Se si candida come leader moderati io mi ritiro’. #Berlusconi. #chiamatelaneuro”.

Un utente sintetizza le ultime grandi mosse politico strategiche dei nostri personaggi politici e non: “#Berlusconi non si candida se si candida #Monti, #Montezemolo invece ci sarà ma solo con Monti.  #Monti dal canto suo riflette. Pure noi”.

Infine, un botta risposta dal calibro della migliore telenovela alla Beautiful: “#Berlusconi: ‘#Renzi, per te la porta è aperta’". Lui replica: ‘Chiudila pure’”.
Ma qual è stata la vera, chiara e concisa risposta di Renzi, che fatto tanto scalpore?
“Caro Silvio, le cose si possono comprare, le persone no. Non tutte, almeno. Io no. Hai le porte aperte per me? Chiudi pure, fa freddo!#ciao”.

La sensazione che il dibattito politico, si stia spostando anche online, e in particolare, sui social network, è sempre più forte. Pensate che persino il Papa Benedetto XVI è su Twitter.

Mi sa che gli scettici, debbano cominciare a ricredersi.

Luisa Ferrara

giovedì 8 novembre 2012

Marchionne VS Fiom: la storia infinita.


Da Il caffè del 2 novembre 2012.



Soltanto pochi giorni fa, l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, John Elkann rappresentante della famiglia Agnelli e Mario Monti, si erano riuniti attorno a un tavolo per affrontare il “caso Fiat”. Il grande imprenditore, che alcuni dicono sia ammirato in tutto il mondo come sinonimo di imprenditoria moderna e innovativa, aveva da poco annunciato il fallimento del piano investimento “Fabbrica Italia” lanciato nel 2010, senza però chiarire se la Fiat avesse intenzione di restare comunque in Italia o volesse lasciare il Paese.
Dall’incontro sono venute fuori alcune novità, che confermano il sodalizio infinito e malato tra Stato e Fiat: sembra che l’azienda voglia impegnarsi a salvaguardare la presenza industriale del gruppo in Italia, e dal canto suo, il governo Monti, intende costituire un gruppo di lavoro allo scopo individuare le migliori strategie per favorire l’export nel settore automobilistico.
Sono decenni che lo Stato paga gli errori strategici e imprenditoriali del gruppo Fiat, andandole incontro con sovvenzione dirette o indirette, come ad esempio la cassa integrazione per gli operai. Negli ultimi due anni, a causa della crisi economica, la situazione si è aggravata e Marchionne ha più volte minacciato di spostare la produzione all’estero, dove i costi sono più bassi.
Il problema è che se crolla Fiat, se chiudono stabilimenti come quello di Pomigliano o Mirafiori, è la fine anche per tutte le aziende dell’indotto, che producono per Fiat. Un dramma nazionale, di grande portata, che racchiude in sé tante piccole storie, di lotte operaie, sindacati e trattative.
E’ del 31 ottobre la notizia che Fiat metterà in mobilità 19 lavoratori  nella fabbrica di Pomigliano per poter reintegrare i 19 dipendenti iscritti alla Fiom che hanno presentato ricorso per discriminazione. Forse l’epilogo, o forse un’altra battaglia, della guerra che da anni coinvolge Fiat e Fiom, sindacato considerato “ribelle” e talvolta scomodo, come fu in occasione del referendum sulle condizioni di lavoro che vide contrapporsi Fiom a tutti gli altri sindacati.
Piovono le battute su Twitter: “Di questi tempi ti assumono in fabbrica solo se hai la tessera Fiom”, a sottolineare l’assurdità della situazione. Non sembra concepibile, infatti, che per rispettare un’ordinanza di un giudice, si debba procedere ad altri licenziamenti, considerando anche che per un’azienda di questo tipo, 19 operai non possono rappresentare realmente un problema. “#Marchionne sul Corriere.it ‘non accetto lezioni di #democrazia’. Lui preferisce scatenare una guerra tra poveri”. Qualcun altro si sbilancia: “Fiom Marchionne avanzi del ventennio”.
Colpisce la durezza del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, molto attivo dal lato dei social media, che lapidario scrive su Twitter: “Marchionne è un miope padrone. Soltanto un miope padrone può comportarsi in questo modo, umiliando i lavoratori...”.
Dall’humor quasi un po’ nero, un altro commento: “Se dai il tuo numero a #Marchionne, devi aspettare che muoia un suo amico perché ti faccia spazio nella rubrica del telefono #marpionne”.
Per Giorgio Airaudo, segretario nazionale Fiom, “si tratta di una procedura chiaramente ritorsiva, chiaramente antisindacale e chiaramente illegittima perché i motivi addotti dalla Fiat non giustificano nessun licenziamento, anche in considerazione del fatto che l’azienda ha firmato un accordo nel quale assumeva l’impegno a riassumere tutti i lavoratori del Giambattista Vico in Fabbrica Italia a Pomigliano”.
Voglio concludere, citando un tweet di un famoso rapper italiano, Frankie HI-NRG che scrive: “Ma Marchionne, una passeggiata negli anni '70 no?”. Della serie, non scordiamo i tanto sudati diritti dei lavoratori, per cui, generazioni di persone, hanno lottato. 

Luisa Ferrara

giovedì 1 novembre 2012

I giovani, il lavoro e la Fornero.



“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” afferma la nostra Carta Costituzionale, tanto citata, bistrattata, amata e odiata. La nostra democrazia dovrebbe dunque basarsi sulla dignità che il lavoro promette a ogni singolo uomo per l’impegno dato quotidianamente e atto a migliorare la società e a promuovere il “bene comune”. Parole, parole, parole, dice una famosa canzone. Perché mai come oggi sembra che il lavoro stia perdendo il suo valore fondamentale. Dopo anni di lotte per i diritti dei lavoratori, oggi sembra che sia il “mercato” a governare le nostre vite, e che la possibilità di scelta si sia ridotta drasticamente rispetto alle passate generazioni. Sembra che le generazioni “00” abbiano meno diritti delle precedenti, e che le leggi sul lavoro si siano svuotate della loro importanza (si pensi all’Articolo 18).
Eppure oggi il livello di istruzione medio della popolazione è aumentato. Molti giovani accedono alle università, il lavoro si è specializzato e, talvolta, intellettualizzato. La crisi economica ha lasciato dietro di sé centinaia di disoccupati, e le politiche del lavoro degli ultimi decenni hanno precarizzato un’intera generazione. Come si fa a uscire da questa situazione? Quali sono le proposte? Silenzio. Nemmeno il governo tecnico finora è stato in grado di dare risposte, la priorità è ancora il risanamento del debito pubblico, come se la crescita del nostro Paese rappresentasse un problema secondario. Viene da sé, che senza lavoro, nessuna crescita vera è possibile.
I più penalizzati sono proprio i giovani, sì, quei giovani laureati, specializzati,masterizzati, che escono dalle università italiane pieni zeppi di teoria e hanno enormi difficoltà a incanalarsi in un mercato saturo, avverso, competitivo in modo insano, non sempre basato sul reale merito. Lo stage non retribuito è talvolta l’unica modalità per cominciare a fare un po’ di pratica e non sentirsi dei “pesci fuor d’acqua”. Accettare o non accettare, questo il dilemma? A volte pur di far esperienza nel settore in cui si ha desiderio di entrare e lavorare, si accettano condizioni pessime. Tanti giovani con ottimi titoli di studio sono costretti per mantenersi o comunque per aiutare le famiglie, a fare lavoretti che si spera siano temporanei, ma che talvolta non lo sono. Lavoretti in altri ambiti, lavoretti per i quali non serve una laurea, ma basta il diploma o talvolta anche la terza media. A questo punto ci si chiede perché investire tante forze e soldi per ottenere una laurea se poi “ci si deve accontentare”.
Gli internauti più attenti saranno sicuramente a conoscenza dell’ultima esternazione del Ministro Elsa Fornero, che ha suscitato tanto clamore su Twitter e in generale online: “I giovani non devono essere troppo choosy (in inglese: esigenti, difficili, ndr) nella scelta del posto di lavoro. Lo dico sempre ai miei studenti: è meglio prendere la prima offerta di lavoro che capita e poi, da dentro, guardarsi intorno, non si può più aspettare il posto di lavoro ideale, bisogna mettersi in gioco.”
In brevissimo tempo questa dichiarazione ha suscitato il putiferio: “Non fate i #choosy : se termina la carta igienica, potete usare la laurea che giace nel cassetto”; " ‘I giovani sono #choosy’  ha detto un ministro della repubblica dopo aver ben sistemato tutta la famiglia all'università.”; “Se non hai ambizioni sei un debosciato, se le hai sei #choosy.” E ancora, continuando sulla scia rabbiosa: “Eh, pure voi: vi esce un posto per pulire i cessi alla Termini dopo un master da 10 mila euro? Accetate! Non siate choosy, no? #Fornero”.
Sarcasmo misto a irritazione e sfiducia, questo il quadro dopo aver letto svariati e articoli e dichiarazioni. Allora più che condannare la Fornero, viene da chiedersi: qual è il senso di una dichiarazione di questo tipo? Che tipo di consiglio è? A chi è diretto? Perché fa infervorare i più? Forse perché i giovani che si accontentano sono già tanti, sfiduciati da una società infetta da un nepotismo e da un clientelismo che feriscono gli onesti e i volenterosi. Forse perché la nostra è una società dove l’ambizione non è incentivata e il merito non è premiato.
Accontentarsi del primo impiego può essere una scelta intelligente se poi si ha la certezza e la sicurezza che, lavorando duro, si possa crescere e migliorare. Oltre al fatto che accontentarsi di lavoretti precari e lontani dal proprio ambito non aiuti certo a migliorare il curriculum vitae, che oggi sembra essere la cosa più importante. Il dilemma talvolta è:  guadagnare facendo qualcosa che non piace o fare quello che ci piace senza retribuzione? Forse è di questi problemi che dovrebbe occuparsi un Ministro del Lavoro, invece che dare consigli non richiesti, su basi statistiche non ben chiare.
Riformare l’università, incentivare l’apprendimento di competenze pratiche spendibili nelle professioni, aumentare i livelli di selezione, migliorare le forme contrattuali di stage e tirocinio garantendo agli studenti, ai laureandi e ai neolaureati il diritto a non essere sfruttati. Ma la cosa più importante dovrebbe essere il mettere ordine nelle miriadi di forme contrattuali che precarizzano il lavoro, lo svuotano del suo valore e non danno dignità alle competenze personali e professionali. Il talento va incentivato, così come il sapere, le giovani mente hanno bisogno di supporto e bisogna dire ai giovani che devono lavorare sodo, certo, perché prima o poi il mondo li ripagherà del loro impegno. Steve Jobs diceva: “Siate affamati, siate folli”. 
Una via di mezzo non sarebbe poi male, no? 

martedì 31 luglio 2012

Monti e la spending review.




Da Il caffè di Sabato 28 Luglio 2012 


Dalla pagina Facebook: "Ci pisciano in testa e ci dicono che piove"


Tra un politico corrotto e un altro, ultimo Formigoni, tra l’annunciato ritorno di Berlusconi, gli Europei e poi le Olimpiadi, lo spread che sale e scende, Monti resta lì, come unica sicurezza, lui e i suoi tecnici che hanno “salvato l’Italia” e che stanno cercando, almeno secondo gli intenti e le notizie ufficiali, di non farla inabissare ulteriormente.
I giornali titolano: “Monti ai partiti: la situazione è seria, ma no allarme”; “Piazza affari in rialzo, spread sopra i 520 punti”; “Istat: vendite al dettaglio in calo”, e così via, in un flusso di notizie preoccupanti, e tra domande su domande che attanagliano gli Italiani.
Online fioccano ovviamente battute e critiche, al giorno d'oggi sembra che chiunque possa esercitarsi al meglio nel fare satira. Tra cartelli e immagini ironiche che girano su Facebook nei vari gruppi a sfondo politico o sociale o da parte di singoli utenti, e fra le brevi battute su Twitter, ci si consola in qualche modo, ci si ribella, ci si sfoga, come se questo bastasse

“#Monti suggerisce di ispirarci a San Francesco. Vorrei ricordargli che il santo non si spogliava dei beni degli altri.”, scrive La Sora Cesira, mentre il Creattivo chiosa con più irritazione: “#Monti :"abbiamo finito le munizioni". Noi invece i fucili e i forconi ce li abbiamo belli carichi. #Montidimettiti".

Qualcuno ironizza più delicatamente: “#Monti: «Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione». Un tecnico li tassa entrambi”, ma il sentore purtroppo è lo stesso.

Gli italiani sono stanchi di pagare e fare sacrifici per errori di cui non sono completamente responsabili. C’è una parte d’Italia corrotta, una parte che evade le tasse, ci sono i soliti furbetti del quartierino, ma ci sono tanti italiani onesti che dopo anni di sacrifici per una vita da classe media con un benessere modesto, si sentono di perdere tutto o quasi, e c’è una gran fetta di persone che vira davvero verso la povertà. Di quest’ultima bisogna sicuramente occuparsi in fretta, così come di tutti quei giovani che hanno bisogno di lavorare.
E lo spettro di possibili tagli agli stipendi statali o delle tredicesime spaventa gli italiani che lavorano nel settore pubblico, mentre la crisi economica continua a far fallire aziende e a provocare licenziamenti nel privato. In questo contesto non c’è spending review (revisione della spesa pubblica) che rassicuri. Si è parlato di tagli alle Province (talvolta cancellazione), di più soldi ai comuni, di tagli alla sanità (ancora?) e di altre riduzioni di spesa (tagli ad Enti, vendita del patrimonio pubblico, etc.). Si spera di sentire e vedere applicata sempre più una razionalizzazione dei costi, invece che “tagli” generici. Del resto, è bene ricordare, che se l’Italia non avesse avuto un debito pubblico accumulato nei decenni così alto, forse oggi noi non saremmo in una situazione così grave, a un passo dal baratro. Qualcuno lo faccia notare a chi oggi vorrebbe spiegare a Monti come governare, quando l’ha fatto, evidentemente male, per 20 anni e più. 

Luisa Ferrara 

mercoledì 13 giugno 2012

"Garanzie nelle Comunicazioni" o nelle nomine?

Da Il caffè dell'8 Giugno 2012




I meno giovani conoscono sicuramente il significato della sigla Agcom, le nuove generazioni dovrebbero presto imparare a conoscere le funzioni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (www.agcom.it). Perché? Semplice, questo organo dovrebbe assicurare il pluralismo nel settore dell’editoria e della radiotelevisione, tutelando le libertà dei cittadini rispetto a ciò che è scritto nella Costituzione, vigilando su una corretta concorrenza tra gli operatori del mercato. Ciò però purtroppo in Italia non accade.
“Conflitto di interessi” e “duopolio” sono termini di cui senza dubbio i più attenti avranno sentito parlare nell’era berlusconiana. Ma il problema più profondo, forse, attanaglia proprio la RAI, la nostra azienda di Stato, il cui Cda (Consiglio d’Amministrazione) è a nomina politica. 
Ma se l’Agcom fosse indipendente da interessi politici ed economici, come auspicato alla sua creazione, probabilmente potremmo stare tranquilli del suo lavoro sia imparziale. E invece sembra di no, perché anche i membri di questo ente sono scelti dalla politica, per nomina diretta del Governo in carica.
Questo sintetico preambolo mi serve a raccontarvi quello che è successo in questi giorni, in cui ancora una volta, le speranze di una nuova democrazia sono state disilluse. Quest’anno c’era chi, per le nuove elezioni dei membri dell’Agcom, aveva presentato al governo tecnico i propri curriculum per concorrere meritocraticamente. Ma a quanto pare questa iniziativa è stata snobbata, i membri sono stati scelti nuovamente dai maggiori partiti in combutta tra loro, e si è parlato ancora di “lottizzazione” e “spartizione delle poltrone”.
La polemica online è cominciata già prima delle nomine, dove c’è chi ha chiesto: “Quello che non torna delle candidature dal basso per l’#Agcom: intanto, dove si manda il curriculum???”. Domanda valida, dal momento che non è stato creato un ufficio predisposto ad accogliere le candidature, ma sono arrivate in modo confuso a Montecitorio, centinaia al giorno, poco prima delle nomine. Tanto che qualcuno ironizza: “Pare che anche Pippo e Topolino si siano proposti come commissari”. E ancora il 30 maggio, sempre su Twitter: “#trasparenza ex-ante: all'#Agcom ora ci vuole qualcuno così bravo da capire come candidarsi senza chiedere favori”.
Ovviamente potrete  immaginare cosa sia accaduto dopo le nomine. Qualche commento, solo per fare un esempio: “Altro che commissari indipendenti, l'#AgCom, come al solito, viene lottizzata” oppure  “#Agcom: ecco i nomi, oggi voto. Curricula ignorati, scelta in mano ai partiti.”
C’è chi, anche tra i rappresentanti politici d’opposizione, ci va giù pesante sfogandosi online. E’ il caso di Di Pietro, molto arrabbiato, il quale dichiara: “Curricula usati come carta da cesso.” Altri si chiedono perché secondo Bersani del Pd la Rai vada liberata dai partiti, e questa regola non valga per l’Agcom. Bella domanda. Ancora ironia, sempre più amara, ma mano che scorro le pagine: “Aggiungi un posto a tavola, c'è un amico in più, se sposti un po' la seggiola stai comodo anche tu, gli amici a questo servono #AgCom#Privacy”.
I nomi degli eletti potrete trovarli su qualunque giornale, così come il numero di preferenze ricevute dai partiti coinvolti, ovvero Pdl, Lega, Pd e UDC. A quanto pare, secondo le ultime notizie, Idv e radicali hanno intenzione di fare ricorso al Tar. Mentre SEL, attraverso il suo segretario Nichi vendola, si è espressa così: “Quello che è accaduto ieri con le nomine Agcom è una ferita che apre scenari problematici. E’ una pagina nera che per me può pesare moltissimo sulla scena politica italiana. Come si può immaginare che questo non fosse un terreno di lotta politica, in un Paese che ha vissuto il conflitto di interesse, un Paese in cui l’anomalia italiana nel mondo è stata percepita soprattutto come un’ipoteca drammatica sul pluralismo?” 

Chissà come andrà a finire il prossimo appuntamento con la “democrazia nelle comunicazioni”, ovvero quello dell’asta per le frequenza televisive, annunciata da Monti, in alternativa al beauty contest. Sarà l’Agcom a fare le regole per il bando di gara, assieme alla Commissione Europea. Vi sentite più tranquilli?


Luisa Ferrara 

martedì 3 aprile 2012

La riforma del lavoro attraverso un Tweet.


Da Il caffè del 30 Marzo 2012 
Foto da www.lademocrazia.it 

Negli ultimi mesi il dibattito politico sembra in parte essersi spostato sui social network. Anche i nostri amati dinosauri, oltre che giovani sindaci come Luigi De Magistris, sembrano aver scoperto il potere dei Tweet, dopo quello di Facebook. Vendola era ad esempio stato precursore in questo, anche grazie all’operato locale delle “Fabbriche di Niki”, e poi Bersani e il suo PD. Berlusconi, ovviamente, tra quelli di destra, è stato uno dei più presenti online, grazie all’esercito dei fan “Menomale che Silvio c’è”. E man mano si sono aggiunti in tanti, ministri, deputati, senatori, di tutte le parti politiche. Quindi se prima occupavano televisioni e giornali, ora ce li si ritrova anche lì, croce e delizia della democraticità del web.
La “riforma del lavoro” proposta dal governo Monti è in questi giorni lungamente dibattuta, ovunque e da chiunque. I sindacati hanno annunciato gli scioperi, mentre Pd e Pdl cercano, in modo differente, di accordarsi in qualche modo con Monti sulla riforma. Monti si dice convinto che passerà in Parlamento, titolano tutti i giornali, ma i dubbi restano, soprattutto Bersani non sembra essersi totalmente convinto.
Da Twitter, lo staff di PD Network propone "un tavolo sul #lavoro. Nelle prossime settimane non servono proposte estemporanee" - dichiara, linkando la sintesi della relazione di Bersani. Vendola invece si esprime in modo estremamente contrariato sulle modifiche all’articolo 18: “Non è una riforma, ma una controriforma. Nessuna fiducia nel fatto che questo Parlamento riesca a migliorare il testo”. Ancora Bersani, dal suo profilo personale, fa una considerazione propria: “dopo la riforma del mercato del #lavoro ci si impegni a dare un po' di lavoro”.
La CGIL Nazionale dal canto suo, fa notare alcune incongruenze: “Le imprese italiane già oggi possono licenziare per verificati motivi economici. Professor #Monti non è vero che gli è impedito farlo.” E aggiunge con altri Tweet: “Non si può fingere di non sapere che l' #Art18 scatta solo se i licenziamenti si dimostrano non giustificati al vaglio di un giudice. Con la riforma #lavoro si vuole che imprese possano licenziare chiunque, anche senza motivi economici, e che nessun giudice possa impedirlo.”
Come si può notare, è pur vero che un Tweet è fatto solo da 140 caratteri, ma aggiornando spesso è facile comunicare, anche in maniera sintetica, un pensiero su questioni importanti, rimandando ad articoli in collegamento, per chi voglia eventualmente approfondire.
Manca Berlusconi su Twitter. C’è pero il profilo del GovBerlusconi, “Il governo del fare” che ha 3.204 followers ed è fermo a dicembre. Profilo aggiornatissimo invece quello di Pier Ferdinando Casini, che il 27 marzo esclama “Twitter e' uno strumento democratico e aperto a tutti, anche ai politici! Così va il mondo!”. Peccato non trovare riferimenti concreti o prese di posizione rispetto all’attuale tavolo sulla riforma del lavoro, ma solo qualche considerazione in difesa dell’operato di Monti e degli imprenditori: “Questo Governo in pochi mesi ha fatto tanto. L'emergenza non è finita, irresponsabile affossarlo. Noi sminatori per farlo andare avanti.” Oppure: “Gli #imprenditori non sono cannibali che vogliono disfarsi dei lavoratori! Un imprenditore serio vuole crescere e assumere non licenziare!”.
Ma non finisce qui, sembrano esserci davvero tutti. Anche Angelino Alfano è approdato su Twitter, e il 29 marzo esclama “oggi raggiunto un primo importante risultato. Il PDL difende il lavoro ed i lavoratori!” citando il profilo del Popolo della Libertà, dove si leggono interventi di altri twittofili, come Renato Brunetta, Maurizio Lupi, Franco Frattini eccetera eccetera.
Si danno da fare i nostri politici, hanno capito che ogni mezzo va sfruttato fino all’osso per proporre il loro pensiero, stare al centro dell’attenzione, colpire con qualche proclamo e provare a procacciare voti nel mondo “più giovane”. 

Luisa Ferrara

martedì 21 febbraio 2012

interpretazioni



Una visione abbastanza particolare, forse estrema, sinceramente ancora devo farmi bene un'idea a riguardo, voi cosa ne pensate?

giovedì 16 febbraio 2012

L'economia reale.


E' inquietante come gli esponenti politici italiani, e non parlo del governo tecnico, non affrontino mai le vere cause di questa crisi. Sembra, in generale, che non sappiano che pesci prendere, si lamentano delle "riforme" Monti e non toccano mai la questione di fondo. Quali sono le cause di questa crisi economica internazionale? Di chi è la responsabilità? Delle banche? Delle borse? Della finanza "malata"? Come evitare che questo si ripeta? Come evitare che l'Italia faccia la fine della Grecia andando incontro ad una recessione economica senza ritorno? Alle volte vorrei che qualcuno mi parlasse di questo. Vendola, Di Pietro, Bersani, Casini, Fini eccetera. 
Chissà quali sono i presupposti per andare alle elezioni politiche, quali sono le idee e le proposte. Avranno delle proposte? Io vedo molta poca competenza, qualche volta vedo qualche buona intenzione, ma poca reale capacità. E il fatto stesso che non ci siano stati concreti tagli agli stipendi politici è altro sintomo di immensa distanza dal popolo italiano. 
Sono molto preoccupata... il fatto che sia finita (male) l'era Berlusconi non mi rende più serena, se dopo il disastro c'è il vuoto, forse in fondo è meglio Monti, nonostante io non condivida tutto quello che sta facendo. Sono certamente favorevole alla lotta all'evasione fiscale, al fatto che (forse) anche la Chiesa pagherà l'Ici, ai tagli per la spesa militare, alla trasparenza sui redditi dei Parlamentari, ma mi piacerebbe sentir parlare di una seria politica di crescita economica. Dopo la riforma sulle pensioni (un'ecatombe per un Paese in cui il welfare scarseggia), ora si parla di toccare l'Articolo 18, come se dare la possibilità di licenziare senza giusta causa, fosse la panacea di tutti i mali. Togliere diritti a qualcuno, non vuol dire poterli concedere poi a più persone, è un ragionamento che non sta in piedi, ahinoi! Bisognerebbe aprire un bel dossier e provare a capire quali sono le motivazioni per cui l'economia reale, quella delle imprese, non va. Perché le aziende chiudono, perché non aprono, perché portano le produzioni all'estero, perché assumono poco o male, senza garanzie. Perché non c'è un sano e proficuo contatto tra il mondo dell'università e quello dell'imprenditoria, perché c'è questo immobilismo decennale e assassino. 

Luisa Ferrara



lunedì 13 febbraio 2012

Posto fisso dei miei stivali.

Da il Caffè del 10 Febbraio 2012




Il trio delle meraviglie, Monti-Fornero-Cancellieri, torna a colpire e stavolta lo fa unanime. Con la fine del governo Berlusconi, il popolo Italiano probabilmente aveva sperato in una politica dei fatti, con meno chiacchiere e meno improbabili uscite mediatiche. E invece bisogna ricredersi: anche il governo tecnico di tutti i governi tecnici, quello sobrio, che deve salvare l’Italia e ridarci forza in Europa e credibilità nel mondo, bene anch’esso non resiste al circolo vizioso delle dichiarazioni plateali. Ha dato il via alle danze lo stesso Monti, dichiarando che “il posto fisso è monotono”, gli ha dato man forte la Fornero dicendo che “il posto fisso è un’illusione”, e infine, la Cancellieri: “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.
Certe volte quello che fa male nell’essere cittadini di questo grande Paese è lo scollamento tremendo, storico, generale, che vi è tra politica e società. Basta farsi un giro su Twitter per capirlo, per leggere le centinaia di reazioni indignate di lettori di ogni tipo, famosi o meno che essi siano. Mauro scrive: “Ma quale posto fisso? Nemmeno un’opportunità di lavoro è concessa di questi tempi!”. Luca Sofri chiosa: “A me pare che i giovani italiani siano molto più abituati a non pensare al posto fisso di quanto dica Monti: sono i meno giovani ad agitarsi”. In effetti, Sofri tocca un punto importante. Il posto fisso? Ci abbiamo rinunciato da tempo, i sessantenni probabilmente sono gli ultimi ad averne “usufruito” nel bene e nel male. Il problema d’oggi è averlo un posto, e mantenerlo il tempo necessario per provare a  impostare una possibile vita. I  giovani vorrebbero la possibilità di andar via di casa prima, talvolta con una laurea in tasca, ma anche uno stipendio decente per pagarsi un affitto. Questi sono i problemi che vanno affrontati. Non è il posto fisso che manca, è proprio il posto, una cosa chiamata lavoro retribuito e non “stage”, che porta in sé, almeno un minimo, la possibilità di essere indipendenti. Dalla redazione de Linkiesta fanno giustamente notare: “Caro Monti, in banca se non sei monotono un mutuo non te l’accendono”.
Twitter insorge e non lo fa con delicatezza: si è pronti a colpire chi parla troppo e a vanvera, anche sul personale. Tra i twit del Popolo Viola si legge: “Quant’è monotona la figlia della Fornero, ha più di un posto fisso (grazie alla madre)”. In effetti la signora Deaglio ha ben due incarichi fissi, e molto importanti: è professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, lo stesso ateneo dove insegnano mamma e papà, ed è anche  responsabile dell’unità di ricerca presso la HuGeF, fondazione che si occupa di formazione avanzata nel campo della genetica, creata dalla Compagnia San Paolo, ente presso il quale la mamma ministro è stata vice presidente fino al 2010.
Un certo “Insopportabile” risponde con cinismo, invece, alla Cancellieri: “ ‘Gli italiani cercano lavoro vicino a mamma e papà’. Morire di fame insieme aiuta.” E Sara, aggiunge: “Ovvio che gli Italiani devono trovar lavoro vicino ai genitori, agli anziani chi ci pensa?”. Ed ecco che grazie a 140 caratteri ti scorre davanti agli occhi, come un film suddiviso in fotogrammi, la situazione italiana.
Non solo non c’è lavoro per i giovani, ma molti padri e madri di famiglia stanno rischiando di perderlo a 50 anni, non avendo alcuna possibilità di trovarne un altro, dal momento che un vero mercato del lavoro è quasi completamente assente nel nostro Paese. Manca una vera politica di welfare, che non sia mero assistenzialismo, e mancano ammortizzatori sociali trasversali alle varie categorie.  E gli Italiani lo sanno, anche se non sono tutti economisti. Qui non è la Danimarca, non è la Svezia. Non si può pensare di importare modelli di quel tipo senza avere le basi strutturali. Bisogna partire (quasi) da zero. 


Luisa Ferrara

sabato 10 dicembre 2011

Periferia, camorra, lacrime e sangue.

Da "Il Caffè" di venerdì 9 dicembre 2011.
Qualche volta noi che viviamo molto vicini a Caserta centro, o nell'arco di pochi kilometri dal Palazzo Reale, dimentichiamo, o forse preferiamo non ricordare che, l'agro-aversano, e quindi anche Casal di Principe, fan parte di Caserta, ne sono una porzione importante. Inutile fare gli snob, i "migliori", gli onesti a prescindere, la periferia ci appartiene più di quanto si creda. Ho fatto caso, qualche giorno fa, a una considerazione interessante in un video dell'organizzazione/associazione "Cogito Ergo Sud", in cui il fantastico attore Massimo Andrei, spiega in uno dei suoi monologhi l'importanza delle periferie: "Le periferie dei centri abitati, sono come le periferie del nostro corpo, se si trascurano si possono determinare problemi anche ad altre parti del centro, del corpo (...) non pensare solo al cuore o al cervello, curati anche dei piedi, ad esempio... queste parti periferiche possono avere anche la loro bellezza, ma soprattutto sono importanti per tutta la struttura." Il consiglio di "lavarsi i piedi" per la propria igiene personale, ma soprattutto per il bene di tutti, fa scattare la risata, ma offre anche uno "spuntino di riflessione", come dice lo slogan di questo esperimento video (http://www.youtube.com/user/CogitoErgoSUD). Forse sarebbe il caso di cominciare a "lavare bene i piedi", altro che panni sporchi che “si lavano in famiglia”.

Nicola Cosentino, coordinatore Pdl per la Regione Campania, di Casal di Principe, è stato iscritto nel registro degli indagati. Nel maxi-blitz contro i casalesi, 60 persone sono state arrestate e i giudici hanno chiesto l'arresto anche per Cosentino, indagato assieme al Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro (finemente descritto da Vincenzo de Luca, Sindaco di Salerno, come “Giggin a purpett”, per gli amici, lo “sterminatore di congiuntivi”). Già una volta il Parlamento ha salvato Cosentino dall'arresto, ai tempi di Berlusconi, con voto in scrutinio segreto. Chissà stavolta come andrà a finire. Ci si chiede soltanto perché Caserta non sia riuscita a scegliersi rappresentanti migliori per la Campania, e abbia preferito una persona così vicina ai clan e ai boss della camorra organizzata. Sulla pagina Facebook di Cosentino i fan sembrano urlare allo scandalo mentre l'accusato parla di infamie e calunnie. Sono però da anni ormai noti i suoi rapporti con la famiglia Schiavone, oltre alla parentela acquisita con la famiglia Russo e con la famiglia Diana. E secondo i Pm, egli sarebbe proprio il referente nazionale dei casalesi.
foto da Oggi.it


Nel frattempo, è stata approvata la manovra Monti. Un monte di tasse e imposte, gente disperata dinanzi ai 40 anni di servizio necessari d’ora in poi per ottenere il pensionamento senza decurtazioni. E' forse questo che angoscia di più, perché forse le tasse ce le si aspettava. Andare in pensione così tardi, anche oltre i 65 anni, è però una brutta batosta. La gente a 65 è stanca, e sarebbe opportuno  lasciar posto ai figli e ai nipoti degli ultrasessantenni. Sembra un discorso banale, ma c'era un patto, un patto che lo Stato non sta rispettando, e c'è delusione e rammarico. Lacrime e sangue, forse. Amarezza, sicuramente. La Chiesa non paga, gli "scudati" pagano troppo poco, per l'evasione sembrano insufficienti i provvedimenti. Mentre invece il Governo tecnico ha deciso che le pensioni per il 2012 non verranno adeguate al costo della vita, neppure quelle minime. Ok le tasse, ma tartassare così tutti, anche i poveracci, è davvero una risposta intelligente alla crisi? Che la ministra Fornero pianga in conferenza stampa, mentre annuncia i sacrifici a cui dovranno sottostare gli Italiani, poco importa al popolo arrabbiato di Facebook: “A lei le lacrime, a noi il sangue”. Questa la conclusione.


Luisa Ferrara