Da Il caffè del 20 Gennaio 2012
“Tarantelle pe’ campa’” è il nuovo video
dei 99 Posse (ve li ricordate?) assieme a Caparezza, diretto dai The Jackal
(https://www.facebook.com/thejackalweb), un gruppo di giovani ragazzi
napoletani che si occupa di videoproduzioni già da qualche anno. Ve lo voglio
raccontare perché sintetizza sommariamente un po’ lo spirito del tempo che
viviamo, il comune sentire rispetto al disastro politico e al fallimento di
questa Nave-Stato.
Il
video (http://vimeo.com/34708405) comincia con un discreto signore, non troppo
vecchio, che in un’aula parlamentare pronuncia queste parole: “Stiamo tutti lavorando per il bene del
Paese, e sono convinto che soltanto insieme, usciremo da questo momento.
Grazie!”. Tale signore, uscito dall’aulica aula, fa un cenno all’autista,
entra nell’auto blu, e viene braccato da dei “brutti ceffi” con l’aria molto
arrabbiata. E’ un rapimento, un rapimento particolare, e lo si capisce sin
dalle prime scene. Ma il suddetto signore sarà costretto “soltanto” a far una
vita normale, ovvero ad avere pasti frugali e semplici in famiglia (quella dei
rapitori), a lavorare al mercato ortofrutticolo spostando pesanti cassette, a
mangiare un panino in strada al freddo in pausa pranzo, ad andare a fare la
spesa al supermercato, a prendere pullman stracolmi e puzzolenti, guardare la
diretta parlamentare accanto alla nonna infuriata (e non è poco). Alla fine del
video il nostro turbato signore, viene riaccompagnato dinanzi al suo palazzo
della politica delle chiacchiere, e una nuova cavia prenderà il suo posto.
Altro rapimento, altro tour nella vita della gente normale, altro “training
spirituale”. Che gli facesse bene? Ovviamente siamo nel campo dell’ironia, non
c’è certo istigazione al sequestro di persona, però devo dire che la metafora,
seppur forte, suona bene, e fa proprio al caso nostro.
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set videoclip
99posse feat Caparezza - tarantelle pe' campà -
foto di Sabrina Cirillo
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Gli
italiani sono invitati al sacrificio, continuamente, molte persone stanno
soffocando, non hanno lavoro, non hanno spiragli per il futuro. La recessione
economica è palpabile, non è solo roba da telegiornale o chiacchiera da talk
show. I sacrifici gli Italiani li stanno facendo e con dignità, ma si chiedono
quando finiranno e quando toccherà anche ai nostri governanti un taglio agli
sprechi e alle ricchezze. Insomma il messaggio è tanto semplice quanto
eloquente: provate a campare voi così, ad arrivare a fine mese, con un lavoro
umile e una famiglia da mantenere. Sempre che il lavoro ci sia. Fatele pure voi
le “tarantelle” per vivere, provateci!
Una nave che
affonda, la storia della Costa Concordia,
mi sembra un’altra metafora assolutamente valida a descrivere la situazione del
sistema-Italia. Quando ho sentito Maurizio Crozza a Ballarò la sera del 17
gennaio fare questo esempio, devo ammettere che ci avevo già pensato, l’Italia
è quasi come una nave che affonda, il comandante è la nostra classe politica, e
il capitano De Falco chi è? L’uomo che con tenacia ha invitato il comandante
della nave a tornare a bordo, ad assumersi le sue responsabilità, a coordinare
l’evacuazione della nave, chi è? L’uomo diventato in poche ore un eroe
nazionale, solo per aver fatto il suo lavoro, chi sarà? Forse Napolitano? Forse
Monti? Forse l’Europa? La Merkel? E se fosse semplicemente la somma delle nostre coscienze? Siamo sicuri che un popolo, se unito, non possa davvero cambiare lo stato delle cose? “E’ buio”, ha risposto il comandante. “Vada a bordo cazzo!”, ha ribadito il capitano. E se il demone “Schettino”, in fondo, stesse dentro ogni italiano? Per alcuni, De Falco non è un eroe, si è limitato a dare ordini, in Italia tutti sono bravi a dare ordini, siamo il fondo “il Paese dei gerarchi”. Vi consiglio di ascoltare la “fotografia” di Francesco Merlo su Repubblica.it ''De Falco, troppo facile chiamarlo eroe'' del 18 gennaio, per capire bene di cosa sto parlando. Per guardare aldilà di colpevoli ed eroi e capire che in fondo è l’Italia tutta a essere responsabile dello stato delle cose, perché un Paese che mette nei posti importanti persone inaffidabili non può aspettarsi troppo dal futuro.
Luisa Ferrara