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mercoledì 26 dicembre 2012

La fine del mondo in un hastag.


Da Il caffè del 21 dicembre 2012


#DomaniNonPossoMorirePerchè (scritta proprio così, con l’accento su perché sbagliato), è una delle prime tendenze tra gli hastag Twitter, insieme a #finedelmondo.
Sembra che questa storia sulla fine del mondo abbia conquistato proprio tutti, scettici, increduli, dubbiosi, ma soprattutto ironici. Ce n’è da inventar di battute e tormentoni, data la straordinarietà della notizia. In generale, online, fioccano articoli, immagini, vignette, chi più ne ha ne metta. E’ come se ci fosse bisogno, in fondo, di esorcizzare i disastri cui ogni giorno si assiste impotenti.
Il TgCom (mediaset.it) racconta le scommesse che si stanno facendo su come finirà il mondo: peste, attacco nucleare, pioggia di meteoriti, Apocalisse degli Zombie. La domanda è: chi ritirerà la vincita se il mondo sarà finito?
Su Facebook c’è chi propone un happy hour della fine del mondo, per aspettarla con un aperitivo e con un countdown tutti insieme appassionatamente, e chi si chiede come i Maya avessero fatto a prevedere la fine del mondo e non la propria.
Senza considerare che in alcuni Paesi del mondo, per via del fuso orario, la fine del mondo dovrebbe essere anticipata di parecchie ore, perché il 21 cade prima che in Italia.
Solo superstizione? Deduzioni sbagliate? Sicuramente sì, anche perché sia la Nasa che il CNRS francese hanno già abbondantemente smentito più volte la notizia di un imminente asteroide, o addirittura dell’inversione dei poli e dello spostamento dell’asse terrestre, altra teoria spesso sbandierata, ma completamente infondata.
E perché allora tanta attenzione a questo argomento? Forse perché è diventato un fenomeno mediatico, se non addirittura “virale”.
C’è chi però guarda alla “fine del mondo” come alla fine di un’era, un periodo storico, in senso metaforico: la fine comporta un nuovo inizio, una rinascita. E se fosse davvero così? L’Occidente sembra stia perdendo il suo primato di superiorità rispetto al resto del mondo, altri Paesi crescono e si arricchiscono, l’Europa sta vivendo un periodo di profonda crisi economica.
Per alcuni studiosi questo non vuol dire per forza una retrocessione dell’Occidente, ma un cambiamento di rotta. Ad esempio, si potrebbe guardare alle potenzialità offerte dalle “città intelligenti” in cui grazie alle tecnologie il risparmio energetico è ottimizzato, le infrastrutture di trasporto sono gestite in maniera intelligente, i cittadini possono interagire meglio tra loro, anche a grandi distanze, grazie ad apparati cellulari. Meno acciaio e cemento, ma polis come entità vive, pulsanti.
In attesa di sapere cosa accadrà davvero, si comincia a fare un bilancio, quel bilancio che di solito tendiamo fare a fine anno.
Si spera che per il 2013 l’Italia riacquisti fiducia in se stessa, come Nazione, come Popolo, come Paese. E’ dura ma bisogna resistere. 

Luisa Ferrara

martedì 20 novembre 2012

L'Italia dei soldati blu.

Da Il caffè del 16 novembre 2012.


Soltanto la settimana scorsa si  è parlato della Grecia e delle proteste contro le misure di austerity varate dalla troika. Ci si è chiesti quando anche in Italia arriverà il momento di protestare, uniti oltre che arrabbiati o disperati.
Sembra che il momento in parte sia arrivato, il 14 novembre è stato ribattezzato “giornata di proteste in tutta Europa”, l’Italia è stata invasa da cortei di studenti, operai, sindacati, precari della scuola e non solo.
Si sono verificati anche episodi di violenza, ma la maggioranza delle persone, come sempre, ha manifestato in maniera pacifica.
Si sono viste forse troppe manganellate da parte della Polizia, in tv ma soprattutto nei video e nelle foto amatoriali girate da parte dei manifestanti e finite immediatamente online. Botte da parte della Polizia spesso anche gratuite, come già nel nostro Paese è accaduto in passato. Scene di guerriglia urbana tra manifestanti che gettano pietre o tentano di forzare cordoni di sicurezza, e poliziotti che, protetti da tute e caschi, non sempre sono in grado di controllare la propria forza, o più semplicemente hanno ricevuto l’ordine “di agire”. Il come non è da sapere, come fu per il G8 di Genova nel 2001.
Facebook è tempestato di immagini e foto di teste spaccate e bocche sanguinanti provenienti da tutta Europa, tra cui persino quella di un ragazzino minorenne manganellato alla testa in Spagna, che ha fatto molto scalpore. Immagini da Roma, Torino, Bologna, Genova, Bari, Firenze, Napoli, Milano, Palermo e tante altre città, di piazze piene e cortei, ma anche video e foto di manganellate date a caso che fanno un po’ rabbrividire.
Colpisce molto la foto di un poliziotto che aggredisce con un manganello un giovane alle spalle mentre cammina, percuotendolo alla testa, e un’altra in cui un giovane è immobilizzato a terra da due poliziotti e un terzo lo colpisce in viso.
I feriti, però, non ci sono stati solo tra i manifestanti, ma anche tra le forze dell’ordine, tant’è che il Ministro Cancellieri ha espresso solidarietà alla Polizia, affermando: “Le foto facciamole vedere tutte”.
Ovviamente quest’esternazione ha suscitato un bel po’ di polemiche, soprattutto tra chi pensa che tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica non corrisponda a picchiare indiscriminatamente.
Un commento lasciato da una utente sulla pagina Facebook di Agora Vox Italia, sintetizza al meglio la situazione: “Vorrei chiedere al Ministro se è legittimo mettere sullo stesso piano i comportamenti di un individuo, magari violento ribelle esagitato (ammettiamolo pure anche se non è certo), con quelli di un agente delle forze dell'ordine, della Polizia di Stato, in servizio! Ho grande rispetto per le istituzioni, da sempre, ma come cittadina esigo da esse un comportamento ineccepibile in conformità con le regole di un paese democratico.”
Se è bene far vedere tutte le foto, è anche bene che i poliziotti abbiano caschi numerati per essere identificati. Non è possibile agire in maniera così anonima, senza alcun limite nell’esercitare “controllo” attraverso armi pericolose come manganelli o lacrimogeni. Chissà cosa ne pensa il Ministro Cancellieri.
Luisa Ferrara

sabato 2 giugno 2012

Voglio festeggiare...




Oggi scrivo. Scrivo perché è festa, non per lavoro. Scrivo per me, una cittadina tra migliaia, non iscritta a ordini professionali, “giornalista” per passione. Scrivo perché è anche la mia festa, cittadina di una Repubblica stanca, ma ancora viva.
Oggi voglio festeggiare anche io, ricordando tutti i cittadini onesti di questo Paese, tutte quelle persone che fanno il loro dovere ogni giorno, e che con i fatti e con le parole, rispettano la propria Patria e i propri concittadini.
Voglio festeggiare tutti quelli che dinanzi alle tragedie di questi ultimi giorni si sono commossi vedendo una parte dell’Italia in ginocchio, tra case e sogni andati in frantumi. Voglio festeggiare tutti quelli che si sono commossi e arrabbiati dopo l’omicidio di Melissa a Brindisi. Voglio festeggiare tutti quelli che, senza alcuna ipocrisia, nei giorni passati hanno onorato le figure di Borsellino e Falcone (e dei valorosi uomini delle loro scorte).
Vorrei festeggiare tanti italiani ancora, fare mille nomi, ricordarli tutti. Ma non finirei mai, ci vorrebbero giorni, tanto spazio e tempo. E questo mi rende quasi felice.
Ogni qual volta perdo la speranza in questo mio Paese, riesco sempre  trovare qualche esempio di grandezza che mi fa ancora avere fiducia. E’ dura, certo, ma solo così si può resistere ogni giorno.
Voglio festeggiare quelli del Nord che non hanno pregiudizi su quelli del Sud, e viceversa. Voglio festeggiare quelli che pagano le tasse, comunque, nonostante le difficoltà, quelli che manifestano pacificamente, nonostante la rabbia e la disperazione di non avere futuro. Quelli che rifiutano le bombe e la violenza, nonostante si sentano inascoltati e invisibili. Voglio festeggiare quelli che lavorano duro e quelli che duramente cercano lavoro, senza arrendersi.
Ci vorrebbe una parata anche per loro.

 
    Buona Festa della Repubblica a tutti.  




Luisa Ferrara


lunedì 5 marzo 2012

No Tav e Valsusa.



Venerdì è uscito il mio ultimo articolo su Il caffè, settimanale indipendente casertano, in cui ho affrontato il problema dei No Tav e della questione Val di Susa, analizzando le proteste e i diversi punti di vista, anche attraverso il mondo del web. 
Il mondo del web è variopinto, infinito, esteso, non sintetizzabile, non è possibile dividerlo facilmente in categorie. E a mio avviso è scorretto e fuorviante usare denominazioni come "Il popolo di Facebook" o "Il popolo di Twitter". Per questa ragione, mi limito sempre a riportare degli esempi di dichiarazioni e pensieri che possano portare in sé il senso comune dei molti che scrivono e si esprimono, senza la pretesa di estendere a tutti quelle affermazioni. Mi concentro su frasi che provochino o che pongano domande importanti.

Detto questo, vi copio qui il mio articolo.

Buona settimana!


La Val di Susa è una valle alpina situata ad ovest di Torino nella parte occidentale della regione Piemonte.  Nel 1989, la Francia invita l’Italia ad unirsi alla sua rete di Tgv, il servizio ferroviario ad alta velocità e nel 1990 nasce il Comitato Promotore per l’Alta Velocità Torino-Lione. La Valle, già attraversata da una ferrovia, da un’autostrada e un elettrodotto, comincia a protestare. Dopo 12 anni non si è ancora fermata. La “Val di Susa” entra nell’immaginario collettivo come l’emblema della difesa della natura contro il un “progresso” pericoloso e considerato inadatto a quel territorio. La Val di Susa è il luogo, ma anche l’insieme degli abitanti, dei contadini e delle coscienze che popolano quelle terre. Ma il movimento No Tav come oggi lo conosciamo, nasce pian piano. Dapprima erano stati professori, tecnici, medici e tanti professionisti, oltre agli amministratori locali, ad aver mosso molte perplessità sul progetto, e a organizzarsi, ad esempio, nell’Associazione Habitat. Grandi manifestazioni e vari tentativi di farsi ascoltare in modo pacifico, non bloccano il progetto. Cominciano i primi sabotaggi e presidi permanenti: lo scopo è bloccare i lavori dopo la sigla dell’accordo nel 2001, ed evitare che la polizia sequestri le terre dei contadini, destinate, contro il loro volere, ad ospitare la Torino-Lione. Ogni giorno è lotta e scontro, talvolta guerriglia. Polizia e No Tav infuocano la Valle, incarnando lo scontro tra diritto dei cittadini e supremazia dello Stato.
Sulla Valsusa si divide anche l’Italia, come sempre accade per ogni questione importante. C’è chi è vicino alle sofferenze di quella gente, alle loro paure e alla loro richieste, anche se è a kilometri di distanza. C’è che crede che siano invece criminali facinorosi, e che si stiano opponendo a un progetto altamente tecnologico e fondamentale. Ci si divide senza ascoltare le ragioni, talvolta senza conoscere i fatti. E’ un po’ lo Sport nazionale, quello di avere un opinione su tutto pensando di avere sempre ragione. Ma aldilà di questo, è interessante notare come quel che accade a Torino ha coinvolto molti in Italia. L’incidente per cui ora è in fin di vita uno dei manifestanti, Luca Abbà ha scioccato tutti. L’uomo si è arrampicato su un traliccio dell’alta tensione ed è rimasto folgorato, facendo un volo di 15 metri. C’era un cantiere aperto, ed egli era riuscito ad entrare in quel terreno che era in parte ancora suo. Decine di manifestazioni  e presidi dal giorno successivo si sono costituiti in tutto il Paese in solidarietà di Luca Abbà, che ora è in gravissime condizioni.
Il Giornale, come spesso accade, col suo cinismo di cattivo gusto, ha titolato: “Altro che eroe  - Solo un cretinetti”, scatenando polemiche e proteste.

Luca Abbà (La Presse)

No Tav minacciano di bloccare strade e autostrade, e dai rappresentanti del Governo arrivano le solite risposte: “Isolare spinte estremiste” ha detto la Cancellieri. Intanto dalla pagina No Tav su Facebook consigliano di cercare i video su You Reporter, laddove su You Tube vengano censurati, e cercano conforto in “Canzone di Maggio” di De Andrè. C’è anche l’evento “Siamo tutti NO TAV! Mobilitazione a Napoli”, grazie al quale il 27 febbraio, tra le vie centrali di Napoli, si riuniscono in solidarietà a Luca Abbà circa 200 persone, tra studenti e attivisti del Comitato contro la discarica di Chiaiano, del Laboratorio Insurgencia, e altri ancora.  Anche il Sindaco De Magistris ha mostrato la sua solidarietà, giudicando l’opera che si vuole costruire in Valsusa, “inutile, costosa e dannosa”. Dalla pagina “Restiamo Umani” postano un elenco dei presidi previsti in tutta Italia con rispettivi indirizzi e orari, e ci sono più di 50 città.
Da Twitter parte una sorta di telecronaca degli eventi, basta digitare #notav nella ricerca per saper cosa ne pensano Beppe Grillo, Sandro Ruotolo, Alessandro Sallusti e tante persone comuni. Sabina Guzzanti chiede di ascoltare la voce del leader dei #notav in fin di vita (Luca).  Selvaggia dà spazio all’amara ironia scrivendo: “I progressi di questo paese: dal No Cav al No Tav. Dall'olgettina a pecora al Carabiniere pecorella”, riferendosi alla storia del manifestante che ha dato della pecora ad un Carabiniere, arrestato e poi rilasciato. Nel frattempo gira un video shock di You Reporter in cui si vede la polizia sfondare la vetrina di un bar in cerca di manifestanti. Su You Tube è possibile trovare diverse assemblee del movimento, piene di signore coi capelli bianchi assieme a signori calvi e giovanotti che non sembrano poi così violenti, in cui si spiegano le ragioni No Tav. In una si chiede ai poliziotti di schierarsi con la popolazione, rifiutandosi di manganellare o caricare. Fa quasi tenerezza.  
Luisa Ferrara


martedì 28 febbraio 2012

La bomba Omsa.

Da Il Caffè di Venerdì 24 Febbraio



Il mondo dell’informazione è strettamente legato alla pubblicità: quest’ultima ne rappresenta la linfa vitale, poiché lo rende indipendente da ingerenze politiche, o almeno dovrebbe. Non solo carta stampata, televisione e radio, anche il mondo del web si serve dell’adversiting. Siti web e blog sono pieni di annunci, di box che spuntano dinanzi alla nostra vista, spesso disturbando la lettura. Tra i social network Facebook e Youtube sono forse quelli che utilizzano di più gli annunci pubblicitari, anche in ragione dell’alto numero di persone che frequenta le loro pagine. Sono nate forme di marketing specializzato per il web e addirittura per i social network.
Ogni azienda che si rispetti ha una pagina Facebook per i propri clienti che cliccando sul tasto mi piace diventano automaticamente “fan”. Generalmente ci è data la possibilità di commentare o manifestare il nostro apprezzamento alle linee di prodotti presentate attraverso foto o claim di vario tipo. Provate a farvi un giro, e noterete come, dov’è possibile commentare, siano tanti anche i commenti negativi, sinonimo di una certa “democraticità” nel modo di interagire e comunicare tra l’azienda e i suoi fan/clienti o verso il potenziale target.
Tutto questo preambolo mi serve per raccontarvi un recente episodio che sto seguendo con attenzione. Avrete certamente sentito parlare della questione delle operaie Omsa dello stabilimento di Faenza licenziate che sono state licenziate per spostare la produzione in Serbia, dove i costi sono più bassi. Tantissime persone hanno avviato una campagna di boicottaggio che ha travolto il web in pochi giorni. L’indignazione è tanta, soprattutto in periodo di crisi, e tantissime donne e uomini hanno dichiarato che non compreranno più calze Omsa.
La pagina Facebook della Omsa è devastata quotidianamente e continuamente da commenti critici e negativi rispetto alla scelta aziendale di licenziare, così come la pagina della Golden Lady, proprietaria della linea Omsa. Sono ragazze e donne, affezionate alle varie marche (anche Sisi e Philipphe Matignon), deluse da una politica aziendale che penalizza l’Italia già tanto tartassata e decide di portare la produzione all’estero, ma anche tanti uomini che solidarizzano con la situazione delle operae e si aggregano al boicottaggio.  
Si legge ovunque “MAI PIU’ OMSA!”, Nicoletta si chiede: “Sicuramente guadagnerete di più risparmiando sullo stipendio delle lavoratrici serbe, ma a chi venderete le vostre calze? Ai serbi? A noi italiane no di sicuro”. Ivan mostra solidarietà alle dipendenti Omsa (più di 230) licenziate, e Davide ironizza: “Belle calze, in Serbia avranno un successone immagino!”. Qualcuno cerca anche di distogliere gli altri dal boicottaggio dei prodotti: “Basta con questo boicottaggio, rovinerete le persone attualmente assunte. Pensate anche alle 5000 persone che lavorano per il gruppo”.  C’è anche chi, come Giuseppina, avanza delle proposte: “ Non comprerò più Golden Lady, Omsa, SISI, Hue, Philippe Matignon, Saltallegro e Serenella. Come cittadina chiedo al governo di prevedere la confisca di beni alle società che de-localizzano, pari all'ammontare della cassa integrazione erogata alle maestranze italiane degli stabilimenti chiusi o ridimensionati”.
E’ nato anche un gruppo che si intitola: “A PIEDI NUDI! IO NON COMPRO OMSA E GOLDEN LADY FINCHE’ NON RIASSUMONO” contro la scelta del proprietario del colosso, il mantovano Nerino Grassi, di chiudere lo stabilimento in Emilia in cui lavorano, secondo le informazioni presenti nel gruppo 320 operaie e 30 operai.
Il recente servizio andato in onda nel programma giornalistico “Piazza Pulita” ha raccontato tutta la vicenda, portando ancora di più l’attenzione sull’avvenimento e sottolineando come tra l’altro, le donne serbe vengano sottopagate rispetto alle italiane, e abbiano molti meno diritti. L’ingiustizia è forte, sotto ogni fronte, ma il problema non riguarda solo quest’azienda. La delocalizzazione di aziende italiane sembra una prassi, l’ha fatto già la Fiat in passato. La recessione economica conseguente la crisi sta “deindustrializzando” il nostro Paese, e sono tanti i lavoratori mandati a casa, vecchi o giovani che siano.
Il dubbio che legittimamente viene, è se qualche imprenditore non si stia approfittando della crisi per scaricare i costi sullo Stato, attraverso la cassa integrazione dei suoi dipendenti, andando a fare profitti sicuri altrove. Se è così è davvero allucinante il disamore di questa gente per il proprio Paese, ed è ancora più grave se si pensa che le aziende che vivono queste situazioni sono tante, troppe.
La forza della pubblicità si ferma dinanzi alla dignità umana. Sotto un bellissimo servizio fotografico con fantastiche modelle, con addosso collant sexy e preziosa lingerie, qualcuno scrive: “A occhio e croce mi sembra che investiate un bel po' in marketing … e allora perché licenziate e delocalizzate al'estero? Perché i soldi non vi bastano mai e non ve ne frega niente se per arricchirvi ancora di più dovete passare sopra la vita di persone che per decenni hanno lavorato nelle vostre fabbriche!”.
Come risponde la Omsa? Proponendo l’ “Operazione trasparenza”, aprendo un forum, stesso su Facebook, definito “Spazio di conversazione sulla vicenda Omsa”. E’ allegata una lunga intervista al proprietario dell’azienda, in cui egli si difende e cerca di spiegare le ragioni che hanno portato a questa dolorosa ma invevitabile scelta. Per leggerlo potete collegarvi qui https://www.facebook.com/OMSAcalze e cliccare su Omsa - Forum. Intanto scende un velo di tristezza, comunque sia.

Luisa Ferrara


mercoledì 22 febbraio 2012

Se fa più notizia un morto ammazzato.



Da Il caffè di Venerdì 17 Febbraio 2012


Le vele di Scampia - Wikipedia


Queste due prime settimane di Febbraio sono state intense dal fronte delle news sulla camorra. Scorrendo online le notizie da vari portali, talvolta minori, o da blog di varia natura, sono tanti i titoli importanti e le iniziative.
Nei primi giorni del mese, in particolare, è arrivata la notizia di un presunto coprifuoco dettato dalla camorra a Scampia. La giovane onorevole campana del PD Pina Picierno, organizza su Twitter una proposta di ribellione a questa imposizione che chiama “Occupy Scampia”. In poco tempo si diffonde, portando nel quartiere periferico a Nord di Napoli un po’ di gente e molte telecamere. Nel frattempo Sinistra Ecologia e Libertà fa un comunicato stampa in cui dichiara: “Sel Campania contro ogni coprifuoco dettato dalla camorra”, e Caldoro, dal canto suo: “Non avevo notizie di questo genere così come non le avevano il prefetto o altri, ma non mi meraviglio”.
Intanto Occupy Scampia sembra essere stato un flop: il 3 febbraio fa troppo freddo e c’è poca gente a manifestare, forse anche per una motivazione più profonda, che non è la banale indifferenza. Un interessante reportage su Fanpage.it ci racconta la vita quotidiana delle Associazioni che a Scampia lavorano e lottano sul territorio ogni giorno, cercando di salvare i giovani, coinvolgendoli in attività, come la musica, il ballo, il teatro. E scoppia il tam tam mediatico di una certa informazione secondaria o controinformazione: non quella che parla dei morti ammazzati, ma che parla della risposta della cittadinanza alla camorra. Nasce e cresce in pochi giorni il dibattito su Scampia, su come viene percepita dalla “borghesia esterna al quartiere”. E si scopre che alla fine non c’era nessun coprifuoco e gli stessi ragazzini che frequentano la mediateca dicono ai giornalisti: “Coprifuoco a Scampia? Twitter? Non sapevamo nulla. Nessuno si può permettere di dirci cosa fare e non fare. Quando vogliamo uscire di casa e venire qui nessuno ce lo può impedire”, leggo da Lettera43.it. Probabilmente Occupy Scampia, seppur colmo di buone intenzioni, si rileva un evento unico e isolato fatto da chi non conosce Scampia e la gente che quotidianamente resiste e lotta in un territorio così malfamato.

Colpisce e fa riflettere, in questo contesto, la lettera del musicista napoletano Maurizio Capone a Roberto Saviano su Facebook. Capone parla di Camorra, della sua supposta “etica” e della musica che l’accompagna, ricalcando la questione dei neomelodici vicini ai clan. Capone disquisisce di diversi argomenti, in un confronto bello e aperto con Saviano, con la semplicità, la schiettezza, la padronanza di chi però sta in strada con i ragazzi di Scampia tutti i giorni. E alla fine conclude: “Siamo deboli Robè, siamo deboli...perché alla fine fa più notizia un morto ammazzato che un bambino nato”. Vi consiglio di vedere l’ultimo intervento di Saviano sul sito della Rai nel programma Che tempo che fa, e leggere il suo articolo su Repubblica.it in cui racconta il mondo neomelodico, e infine leggere integralmente la lettera di Capone su Facebook nelle Note del suo profilo.
Tutto ciò è servito a rilanciare l’attenzione su Scampia: la gente vuole un vero quartiere, non un quartiere-fantasma, le associazioni chiedono la presenza delle Istituzioni, la rivalutazione di un territorio abbandonato, l’abbattimento delle Vele. Questa gente vuole la libertà di vivere la propria vita come fanno tutti gli essere umani, perché come ha scritto Maurizio Capone: “Essere contro la camorra non vuol dire odiare le persone che la compongono, vuol dire amare la libertà”.

Nel frattempo, nello stesso arco di tempo, sono tante e diverse le notizie che arrivano da Terra di Lavoro e che hanno per oggetto la criminalità organizzata campana. Da Antimafiaduemila.com si legge di un sequestro milionario al clan Mallardo, da Interno18.it dell’arresto del Sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria per presunti legami con la camorra, da Casertanews.it di un sopralluogo fatto a Chiaiano sul vigneto confiscato alla Camorra, della giornata della memoria in ricordo di Federico Del Prete, sindacalista anticamorra, e dell’incontro del Procuratore Guarriello con i giovani studenti del Diaz di Caserta, per parlare di impresa legale in terra di Camorra.
Sfogliando varie pagine web, ci si accorge di un’informazione variegata e importante riguardo la Camorra, e ci si imbatte anche in frasi tipo: “Camorra, business rifiuti, aumentano diossina e tumori”. Ovunque, da quotidiani online, a blog, a siti vari, possiamo leggere di un dossier shock sulla situazione inquinamento esplosiva in Campania, secondo il rapporto della Commissione Nazionale Antimafia. E’ evidente che certe notizie sono trasversali, e sembra che in Italia gli unici a non preoccuparsi della propria salute siano proprio i camorristi. Che abbiano più vite? Che siano indistruttibili, o peggio ancora immortali?


Luisa Ferrara 

giovedì 16 febbraio 2012

L'economia reale.


E' inquietante come gli esponenti politici italiani, e non parlo del governo tecnico, non affrontino mai le vere cause di questa crisi. Sembra, in generale, che non sappiano che pesci prendere, si lamentano delle "riforme" Monti e non toccano mai la questione di fondo. Quali sono le cause di questa crisi economica internazionale? Di chi è la responsabilità? Delle banche? Delle borse? Della finanza "malata"? Come evitare che questo si ripeta? Come evitare che l'Italia faccia la fine della Grecia andando incontro ad una recessione economica senza ritorno? Alle volte vorrei che qualcuno mi parlasse di questo. Vendola, Di Pietro, Bersani, Casini, Fini eccetera. 
Chissà quali sono i presupposti per andare alle elezioni politiche, quali sono le idee e le proposte. Avranno delle proposte? Io vedo molta poca competenza, qualche volta vedo qualche buona intenzione, ma poca reale capacità. E il fatto stesso che non ci siano stati concreti tagli agli stipendi politici è altro sintomo di immensa distanza dal popolo italiano. 
Sono molto preoccupata... il fatto che sia finita (male) l'era Berlusconi non mi rende più serena, se dopo il disastro c'è il vuoto, forse in fondo è meglio Monti, nonostante io non condivida tutto quello che sta facendo. Sono certamente favorevole alla lotta all'evasione fiscale, al fatto che (forse) anche la Chiesa pagherà l'Ici, ai tagli per la spesa militare, alla trasparenza sui redditi dei Parlamentari, ma mi piacerebbe sentir parlare di una seria politica di crescita economica. Dopo la riforma sulle pensioni (un'ecatombe per un Paese in cui il welfare scarseggia), ora si parla di toccare l'Articolo 18, come se dare la possibilità di licenziare senza giusta causa, fosse la panacea di tutti i mali. Togliere diritti a qualcuno, non vuol dire poterli concedere poi a più persone, è un ragionamento che non sta in piedi, ahinoi! Bisognerebbe aprire un bel dossier e provare a capire quali sono le motivazioni per cui l'economia reale, quella delle imprese, non va. Perché le aziende chiudono, perché non aprono, perché portano le produzioni all'estero, perché assumono poco o male, senza garanzie. Perché non c'è un sano e proficuo contatto tra il mondo dell'università e quello dell'imprenditoria, perché c'è questo immobilismo decennale e assassino. 

Luisa Ferrara



lunedì 6 febbraio 2012

Wislawa Szymborska


Scrivere un curriculum

da "Vista con granello di sabbia"

Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
GRAZIE.





sabato 4 febbraio 2012

Vandali VS Beni Culturali

Da "Il caffè" del 3 Febbraio 2012.


Santa Maria Capua Vetere è in fermento. Città antica e storica, talvolta dimenticata, ospita l’Anfiteatro Campano, gran vanto per la città stessa e i paesi limitrofi, qualche volta abbandonato, altre addirittura “aggredito”. Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, “ignoti vandali” hanno danneggiato alcune delle tombe sannitiche del IV secolo a.C. presenti all'interno dell'Anfiteatro Campano. Immediata è stata la reazione di parte della cittadinanza. In particolare, gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, si sono organizzati per protestare sin dal primo momento, mostrando indignazione, dispiacere e incredulità.

Facebook ha fatto da ponte: è nato l’evento “DifendiAMO il passato - L’Università in campo a tutela dei Beni Culturali”, per comunicare a tutti l’avvenimento e la volontà di non restare con le mani in mano, ma di denunciare lo scempio, l’atto ignobile e criminoso, e con il rinnovato desiderio di difendere la propria città e la propria storia, chiedendo spiegazioni alle autorità di competenza.
Dalla pagina Facebook "Ciò che vedo in città - SMCV"


Online c’è rabbia e trepidazione: l’evento fondato da Fabio Carbone, uno studente di Lettere, ha lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile per la manifestazione prevista per sabato mattina alle 11 che si terrà nella piazza antistante l’Anfiteatro. Interverranno professori universitari e archeologi, ma anche il Sindaco della città. Ecco che ci si chiede: è giusto che la politica faccia la predica ai cittadini? Non sarebbe stato meglio, se prima, prima di tale scempio, fossero state prese precauzioni per proteggere questo bene culturale che dà lustro alla città?
Nel gruppo Facebook “Ciò che vedo in città SMCV” Ernesto fa giustamente notare: “Sarebbe il caso di costituire un soggetto per interloquire con gli enti pubblici e tutelare il nostro patrimonio archeologico-culturale-storico. Non si possono accettare più esternazioni ipocrite, politichesi e ....., da rappresentanti delle istituzioni, quando non hanno fatto niente e adesso rinsaviscono per fare gli indignati della situazione.” Lucio risponde con molta ironia: “dite al sindaco di montare qualche telecamera h24, invece di mettere solo due piste di bocce per qualche pugno di voti…”.
Nel frattempo ci si organizza per il 4, si spera che il tempo sia clemente, si cercano generatori di corrente e microfoni, si spera che la cittadinanza accorra unita, e Donato aggiunge: “Amici, cosa ne dite se sabato 4/02/2012 alle 11:00 partecipiamo al corteo indetto dall'università con le BICI???”.
Possibile che la città sia davvero stanca dei palazzi, del cemento e dell’incuria? Possibile che vi sia una parte dei cittadini che vorrebbe riappropriarsi degli spazi vitali, delle strade e delle piazze? Probabilmente c’è una parte della cittadinanza che ha ben presente il senso della parola “civile”, che vorrebbe ci fosse una maggiore sensibilizzazione rispetto ai valori della cultura e della legalità, della cura del posto in cui viviamo, e del messaggio storico che i monumenti portano in sé.
Biasimare i vandali, e poi scovarli e punirli, sarebbe ottimale, ma sono importanti anche le responsabilità di chi non ha agito in tempo.
Se le Istituzioni non danno l’esempio e non fanno il loro dovere, come pensano di formare la cittadinanza e le giovani generazioni? Le chiacchiere non sono mai servite, i valori si veicolano con i fatti, attraverso le azioni, concretamente, ogni giorno.

Luisa Ferrara 

lunedì 16 gennaio 2012

Per fortuna o purtroppo.

La tragedia che ricorda il Titanic, il freddo, le acque gelide, la "colpa umana". 
Un'Italia sempre più cruenta, dove si ammazza per soldi, dove ci si suicida perché si è persa la dignità.
Le news scorrono veloci, inquietano gli animi più sensibili.
Alle volte la fine del mondo sembra aver preso le coscienze, mi sembra tutto un lento sprofondare verso il baratro.
Non senti belle notizie, sei angosciato da tutto quello che riguarda la politica italiana, la non crescita economica, il rischio di fallimento statale, la disoccupazione, il precariato.
Vivi la crisi anche un po' sulla tua pelle, sei preso dalla paura per il futuro. 
Le prospettive non sono rosee, non di certo.

Chissà se gli italiani in questa fase si sentono più uniti o tutto questo non serve a nulla. Mi chiedevo oggi, quanto una tragedia possa influire sul senso di unità di un paese. Quanto la crisi in generale possa accomunare le varie classi sociali. Ultimamente ho sentito una nuova formula: "gli italiani che mettono le mani in tasca ad altri italiani". Parola di Monti, parlando degli evasori fiscali. Eh si, perché c'è una parte consistente di nostri concittadini che non pagando le tasse, toglie a tutti, toglie agli altri, toglie alla comunità. E come dice la pubblicità "se tutti pagano le tassi ci sono più servizi per tutti", ma sarà vero?

Saranno parole vecchie o scontate, ma per me l'Italia non è un paese unito, non lo è e difficilmente lo diventerà. E non solo per l'esistenza della Lega, e non solo per l'eterna lotta tra Nord e Sud o tra comunisti e fascisti (che non è dir poco). Siamo un popolo convinto che fottere l'altro equivalga a essere vincenti. Non c'è voglia di fare le cose assieme per migliorare la realtà, c'è un egoismo agghiacciante. E' nell'aria, purtroppo.



Giorgio Gaber diceva: "io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono". 
Non so se trovarmi d'accordo, ma indubbiamente la sua poesia nasconde una grande sensibilità. L'odio-amore verso la propria patria è un sentimento sano. Non si dovrebbe mai smettere di sottolineare ciò che non va, per poterlo migliorare, perché in fondo, si ama la propria terra. Io non credo che la soluzione sia andare via. Bisogna provarci qui, almeno provarci. 

lunedì 2 gennaio 2012

La città più bella del mondo.


Napoli è la città più bella del mondo. Napoli è fatta di un’“umanità repellente”, secondo il defunto Giorgio Bocca, pace all’anima sua. Se Napoli è la città della camorra, Caserta ne è la roccaforte. I confini tra Napoli e Caserta sono così confusi che Aversa, con tutto l’agroaversano, per molti Casertani doc, rappresenta quasi un cancro. Napoli e Caserta sono legate dalla storia, dagli usi, dalle tradizioni, ma anche dalla criminalità organizzata, ahinoi. Lo ha raccontato Roberto Saviano, lo raccontano le tante inchieste e le indagini sul territorio, che tessono la tela di legami e scontri tra vari clan, e dei rapporti con imprenditoria e politica.
L’emergenza rifiuti è stata forse l’apoteosi di questo legame amato e odiato, il culmine della disorganizzazione, della corruzione, del disastro che ha invaso le maggiori province della Campania. L’emergenza rifiuti mi ha ricordato l’effetto farfalla: secondo la teoria del caos, piccole variazioni delle condizioni iniziali producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Quello che è stato fatto è una vergogna per l’umanità: mortificare la Campania Felix, inquinarla nelle terre e nelle acque, distruggere coltivazioni, allevamenti, produzioni. Com’è stato possibile tutto ciò? Con che coraggio le persone che hanno permesso questo, si guardano allo specchio la mattina? I crimini contro l’ecosistema sono i peggiori che esistano: la natura, l’ambiente è quanto di più pubblico e al contempo indispensabile che abbiamo. E’ ancor più fondamentale della storia, dei monumenti e dei musei. E’ quello che ci resta a prescindere da quello che noi, essere umani, abbiamo creato e costruito.

“Quarantuno avvisi di chiusura indagini sono stati notificati ad altrettanti ex amministratori e dirigenti pubblici che hanno gestito in passato lo smaltimento dei rifiuti in Campania.” Questo titolavano stamani i giornali. “Altra tegola giudiziaria per l'ex-capo della Protezione civile Guido Bertolaso: questa volta l'accusa riguarda il percolato velenosissimo che sarebbe stato immesso in depuratori mal funzionanti che hanno inquinato così il mare del litorale partenopeo.”

Sconcerto. “Il percolato e l'odore dei soldi: così commissari e politici avvelenavano la Campania.” Oltre a Bertolaso sono indagati l'ex governatore della Campania Antonio Bassolino, il prefetto Corrado Catenacci, l'ex braccio destro di Guido Bertolaso Marta De Gennaro, l'ex capo della segreteria politica di Bassolino, Gianfranco Nappi, e l'ex commissario vicario per l'emergenza rifiuti, Massimo Paolucci. 
Una foto di repertorio di Guido Bertolaso e Antonio Bassolino (Ansa)



Nel frattempo su Twitter c’è uno scambio di accuse tra Giovanni Romano, Assessore all’Ambiente della Regione Campania e Tommaso Sodano, Assessore all’Ambiente e Vice Sindaco del Comune di Napoli. Secondo Romano la nave dei rifiuti è solo un'operazione mediatica: “Il sindaco vuol mandare in Olanda la spazzatura che brucerebbe gratis ad Acerra” e sostiene che il bastimento olandese “accatta munnezza” non si vede ancora nel Golfo di Napoli. Risponde con un Twit Sodano (che ha anche sul Blog su Il fatto Quotidiano): “Ad Acerra non si brucia nulla gratuitamente” e aggiunge “all’estero no operazione mediatica, ma contributo del Comune che avrebbe competenza solo nella raccolta”.

E’ prevista una multa giornaliera salatissima (516 mila euro) se il Comune di Napoli non si occuperà di smaltire i sei milioni di eco balle attualmente stoccate tra Giugliano e Villa Literno, che si vogliono appunto trasportare in Olanda. Da Gennaio il termovalorizzatore di Acerra ridurrà la capacità di smaltimento, ci sono 150 mila tonnellate di frazione secca che nessuno sta dove smaltire e migliaia di tonnellate a valle, in attesa di esser trattate. Ovviamente le discariche sono tutte piene, ma questa non è una novità.

Inizia un nuovo anno e l’emergenza non è finita. Anche se arresti, indagini e raccolta differenziata fanno ben sperare. Sodano si oppone anche fermamente alla costruzione di un nuovo termovalorizzatore a Napoli Est, dato il fallimento di quello di Acerra e i rischi legati alle ceneri.
Chissà come andrà a finire. Nel frattempo la spazzatura sembra diminuire, e, merito della crisi economica e di un Natale magro, ci sono meno rifiuti in strada. A Napoli nel 2011 si sono prodotte 34 mila tonnellate di spazzatura in meno rispetto al 2010 facendo segnare un -6,2%. Il lato buono della crisi? 

Luisa Ferrara 


sabato 10 dicembre 2011

Periferia, camorra, lacrime e sangue.

Da "Il Caffè" di venerdì 9 dicembre 2011.
Qualche volta noi che viviamo molto vicini a Caserta centro, o nell'arco di pochi kilometri dal Palazzo Reale, dimentichiamo, o forse preferiamo non ricordare che, l'agro-aversano, e quindi anche Casal di Principe, fan parte di Caserta, ne sono una porzione importante. Inutile fare gli snob, i "migliori", gli onesti a prescindere, la periferia ci appartiene più di quanto si creda. Ho fatto caso, qualche giorno fa, a una considerazione interessante in un video dell'organizzazione/associazione "Cogito Ergo Sud", in cui il fantastico attore Massimo Andrei, spiega in uno dei suoi monologhi l'importanza delle periferie: "Le periferie dei centri abitati, sono come le periferie del nostro corpo, se si trascurano si possono determinare problemi anche ad altre parti del centro, del corpo (...) non pensare solo al cuore o al cervello, curati anche dei piedi, ad esempio... queste parti periferiche possono avere anche la loro bellezza, ma soprattutto sono importanti per tutta la struttura." Il consiglio di "lavarsi i piedi" per la propria igiene personale, ma soprattutto per il bene di tutti, fa scattare la risata, ma offre anche uno "spuntino di riflessione", come dice lo slogan di questo esperimento video (http://www.youtube.com/user/CogitoErgoSUD). Forse sarebbe il caso di cominciare a "lavare bene i piedi", altro che panni sporchi che “si lavano in famiglia”.

Nicola Cosentino, coordinatore Pdl per la Regione Campania, di Casal di Principe, è stato iscritto nel registro degli indagati. Nel maxi-blitz contro i casalesi, 60 persone sono state arrestate e i giudici hanno chiesto l'arresto anche per Cosentino, indagato assieme al Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro (finemente descritto da Vincenzo de Luca, Sindaco di Salerno, come “Giggin a purpett”, per gli amici, lo “sterminatore di congiuntivi”). Già una volta il Parlamento ha salvato Cosentino dall'arresto, ai tempi di Berlusconi, con voto in scrutinio segreto. Chissà stavolta come andrà a finire. Ci si chiede soltanto perché Caserta non sia riuscita a scegliersi rappresentanti migliori per la Campania, e abbia preferito una persona così vicina ai clan e ai boss della camorra organizzata. Sulla pagina Facebook di Cosentino i fan sembrano urlare allo scandalo mentre l'accusato parla di infamie e calunnie. Sono però da anni ormai noti i suoi rapporti con la famiglia Schiavone, oltre alla parentela acquisita con la famiglia Russo e con la famiglia Diana. E secondo i Pm, egli sarebbe proprio il referente nazionale dei casalesi.
foto da Oggi.it


Nel frattempo, è stata approvata la manovra Monti. Un monte di tasse e imposte, gente disperata dinanzi ai 40 anni di servizio necessari d’ora in poi per ottenere il pensionamento senza decurtazioni. E' forse questo che angoscia di più, perché forse le tasse ce le si aspettava. Andare in pensione così tardi, anche oltre i 65 anni, è però una brutta batosta. La gente a 65 è stanca, e sarebbe opportuno  lasciar posto ai figli e ai nipoti degli ultrasessantenni. Sembra un discorso banale, ma c'era un patto, un patto che lo Stato non sta rispettando, e c'è delusione e rammarico. Lacrime e sangue, forse. Amarezza, sicuramente. La Chiesa non paga, gli "scudati" pagano troppo poco, per l'evasione sembrano insufficienti i provvedimenti. Mentre invece il Governo tecnico ha deciso che le pensioni per il 2012 non verranno adeguate al costo della vita, neppure quelle minime. Ok le tasse, ma tartassare così tutti, anche i poveracci, è davvero una risposta intelligente alla crisi? Che la ministra Fornero pianga in conferenza stampa, mentre annuncia i sacrifici a cui dovranno sottostare gli Italiani, poco importa al popolo arrabbiato di Facebook: “A lei le lacrime, a noi il sangue”. Questa la conclusione.


Luisa Ferrara