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mercoledì 5 giugno 2013

Ricordando Don Peppe Diana

Da Il caffè del 1 giugno 2013.


Giovedì 23 maggio, preso l’Istituto Comprensivo ‘Giacomo Stroffolini’ di Casapulla, si è tenuto l’evento di premiazione del Concorso “Don Peppe Diana, un Prete, un uomo che amava la sua Terra” dedicato ai bambini delle quinte classi della scuola primaria e delle terze classi della scuola secondaria di primo grado. L’evento e il concorso sono stati ideati e organizzati dall’Associazione Politico Culturale Giancarlo Siani Casapulla, con il Patrocinio gratuito de Il Mattino.
I bambini hanno avuto la possibilità assieme ai docenti di partecipare a tre incontri dibattito sulla figura di Don Peppe Diana, il prete ucciso dalla camorra nella sua Chiesa a Casal di Principe, il 19 marzo del 1994, giorno del suo onomastico, perché si era apertamente opposto alla camorra con il suo impegno quotidiano e il suo famoso scritto: “Per amore del mio popolo non tacerò”.
Un parroco, un capo scout e uno scrittore, ma soprattutto un uomo coraggioso, ucciso perché non si è rassegnato all’omertà e al silenzio, ma ha voluto reagire per difendere il suo popolo e si è schierato apertamente contro il sistema criminale, dando un grosso e indimenticabile esempio.Oggi nelle scuole e nelle piazze ogni anno lo si ricorda, e grazie a questi eventi la sua morte non è stata vana. Un ciclo di tre incontri ha interessato e coinvolto attivamente i docenti e i ragazzi dell’Istituto Stroffolini di Casapulla, che con disegni, favole, racconti, cartelloni, fumetti e poesie, hanno voluto raccontare con la dolcezza e la speranza che solo i bambini e i ragazzini hanno, la figura emblematica di questo Padre.
Il concorso si è proposto l’intento di premiare i lavori migliori con degli assegni che i ragazzi potranno spendere in cancelleria e libri per la scuola. All’evento hanno partecipato, oltre alla stessa associazione Giancarlo Siani Casapulla con il Presidente Giuseppe Piantieri, la cantautrice per la pace Agnese Ginocchio, il magistrato Raffaello Magi che ricordiamo per il processo Spartacus, il responsabile della redazione casertana de Il Mattino Aldo Balestra, Carlo De Michele e Alfredo Rossi dell’Associazione Carta ’48 e Valerio Taglione del “Comitato Don Peppe Diana”.

La data del 23 maggio non è casuale: ricorre l’anniversario dell’omicidio del giudice Giovanni Falcone e dei ragazzi della sua scorta, che il magistrato Magi ricorda con fervore e commozione: “Raccontare per non dimenticare, per non far vincere chi ha premuto quel pulsante”. Dello stesso avviso è Aldo Balestra de Il mattino il quale, parlando del giovane giornalista Giancarlo Siani ucciso dalla camorra a 26 anni per aver raccontato scomode verità, ricorda che “solo attraverso la scuola e l’informazione è possibile davvero cambiare”.
Il primo premio per gli alunni delle quinte della scuola primaria è andato a Chiara Trinchese della 5°D per i suoi emozionanti versi in napoletano. Il primo posto per le terze della scuola secondaria di primo grado è andato a Salvatore Cappa Spina della 3°A per la sua dura e commovente “Lettera a un camorrista”. Premiati  con 3° premio i ragazzi della 5°A  e 5°C per i disegni e i cartelloni, secondo premio alla 5°A per una favola. E ancora, terzo premio a due alunni della 3°A per un filmato e alla 3°C per un cartellone/racconto. Infine, altro secondo premio alla 3°E per un fumetto animato. La felicità l’entusiasmo negli occhi dei giovani alunni al ricevimento delle pergamene, testimonia che le idee e la fantasia sono terreno fertile per l’attecchire di valori sani e giusti.
Stupisce e rincuora che ragazzi così giovani siano in grado di esprimere con tanta forza ed emozione il dolore della morte, la violenza, tutto il male rappresentato da un sistema criminale cieco e distruttivo e, al contempo, siano stati capaci di capire e raccontare l’importanza e l’immortalità della figura di Don Diana, che dona speranza, desiderio di pace e amore per la propria Terra. Forse è anche merito dei docenti e della Dirigente dello Stroffolini, Maria Carmina Giuliano, che hanno saputo coinvolgere e indirizzare i ragazzi in questo percorso. Segno inequivocabile del fatto che la scuola pubblica, anche se spesso osteggiata e lasciata sola, non si ferma mai nel suo fondamentale impegno di formare cittadini e non solo studenti.
Luisa Ferrara



venerdì 22 febbraio 2013

Terra violata.


Da Il caffè del 16 Febbraio 2013.


GRANDE FOLLA ALL’INCONTRO SU SVERSAMENTI ABUSIVI E ROGHI DI RIFIUTIORGANIZZATO DA ALCUNE ASSOCIAZIONI CITTADINE. DON ANTONELLO GIANNOTTI: RIUNIONI MENSILI SULL’ARGOMENTO.
Una musichetta allegra e rilassante, le immagini di rifiuti abbandonati e il fumo nero dei roghi. Cose inconciliabili, messe però assieme da Romano Montesarchio nel video che ha aperto l’incontro “Terra Violata”, probabilmente per sottolineare l’assurdità di queste situazioni. «Questa è un’emergenza sanitaria» spiega nell’intervento di apertura Giuseppe Tescione di OsservAzione, «che vede purtroppo tra i responsabili la malavita organizzata, ma anche i cittadini comuni che, per incuria, ignoranza o inciviltà, sversano il frigorifero, il materasso, il seggiolino per auto dei bambini, non sfruttando i servizi messi a disposizione dalle nostre amministrazioni». E chiude: «Qui si muore di cancro, e ciò è frutto della malagestione della cosa pubblica degli ultimi 30 anni. Non ha colori politici». Uno schiaffo in faccia.
Così si è aperto l’incontro tenutosi venerdì 8 febbraio presso la sala Moscati della chiesa del Buon Pastore a Caserta, una tavola rotonda sul grave problema degli sversamenti abusivi e dei roghi tossici di rifiuti nel territorio casertano, organizzata dal Com.E.R. (Comitato Emergenza Rifiuti), da OsservAzione e dal circolo Legambiente di Caserta. L’incontro ha visto la partecipazione di tantissimi cittadini, che hanno affollato la piccola saletta, messa a disposizione da Don Antonello Giannotti, portando con sé tanta indignazione e tante domande. Al convegno hanno partecipato, oltre al parroco, il magistrato Raffaele Piccirillo del Tribunale di Napoli (noto per aver ordinato il sequestro della discarica sita nella zona Lo Uttaro) e il dott. Gaetano Rivezzi, dell’Associazione ISDE Medici per l’ambiente. Ha moderato la tavola rotonda la giornalista Marilù Musto de Il Mattino di Caserta, che già più volte si è occupata di tali tematiche.

L’allarme sociale è forte ormai già da qualche anno, e la popolazione comincia ad essere molto preoccupata per l’alto rischio sanitario legato alle varie forme di smaltimento illecito dei rifiuti, ovvero discariche abusive, sversamento di veleni nelle campagne e roghi di rifiuti. Tra le provincie di Napoli e Caserta c’è purtroppo una zona franca dove tutto è possibile, dove non c’è controllo, dove la legge non ha potere. Tonnellate e tonnellate di rifiuti, talvolta pericolosi, vengono abbandonati ogni giorno nelle campagne coltivate, ai lati delle strade o nei canali, inquinando terreni e falde acquifere, o sono dati alle fiamme per far posto ad altri rifiuti, impedendo così anche di risalire ai responsabili dello sversamento.
Il dott. Rivezzi ha evidenziato i dati allarmanti sulla mortalità per patologie oncologiche che, secondo un recente studio dell’Istituto per i tumori Pascale di Napoli, negli ultimi 15 anni è aumentata solo nel napoletano fino al 47% e nel casertano del 28,4% tra gli uomini e del 32,7% tra le donne. Specifici studi sulla presenza di diossina nel sangue di donne campane, hanno rilevato tassi alti di presenza della sostanza molto al di sopra della norma, pericolosi per lo sviluppo del feto e per la salute del bambino.
Nonostante, a più voci, gli amministratori pubblici abbiano dichiarato la fine dell’emergenza rifiuti, in tutta la conurbazione urbana casertana e in particolare nelle strade di confine tra i vari comuni, è aumentato vertiginosamente il fenomeno dell’abbandono dei rifiuti e dei conseguenti roghi. Un enorme affare per la camorra, in particolar modo per il clan dei casalesi, che, con la collusione di parte della politica e dell’imprenditoria locale, compie ogni giorno questo scempio. Così, una regione naturalmente predisposta all’agricoltura e all’allevamento, si ritrova a contrastare un inquinamento pericoloso per l’ambiente e per la salute, senza poter contare su leggi adeguate che davvero puniscano i responsabili di tali crimini.
Il magistrato Raffaele Piccirillo denuncia con veemenza, già da diverso tempo, la mancanza di pene commisurate ai danni perpetuati all’ambiente dalla criminalità o da incoscienti imprenditori affaristi collusi con essa. Quello che più fa male ai cittadini, è l’assistere al silenzio assordante delle Istituzioni su queste problematiche, e la terribile sensazione di essere soli a lottare contro i mulini a vento.

C’era il rischio che passasse un decreto, presentato dal governo negli ultimissimi giorni del proprio mandato, che permettesse di incenerire rifiuti all’interno delle cave. Ciò avrebbe portato a situazioni ambientali rischiosissime per le persone, soprattutto in città che hanno le cave a un tiro di schioppo. «Siamo contrari a ogni norma, come quella dello schema di decreto in esame alla Commissione Ambiente della Camera lunedì prossimo, che ipotizzi l’autorizzazione a trattare rifiuti nei cementifici», aveva detto sia all’incontro sia in una nota stampa il sindaco Pio Del Gaudio.
Nel frattempo lunedì 11 febbraio è passato, e la Commissione Ambiente ha espresso il proprio parere contrario al decreto, scongiurando quindi ogni rischio per la salute dei cittadini. Il sindaco, però, sottolinea la necessità per Caserta di avere un impianto di trattamento dei rifiuti. «Non un inceneritore e non in zona Lo Uttaro. Lo dico anticipatamente e in maniera netta per bloccare ogni polemica e ogni strumentalizzazione», tranquillizza il primo cittadino. Resta da vedere di cosa si tratterà. Lunedì scorso c’è stato il primo incontro con le associazioni per decidere. «Auspico che il confronto continui proficuamente» fa sapere Del Gaudio in un comunicato «e sia unicamente improntato al fare, piuttosto che a pregiudizi o configurazioni di scenari più ampi delle opportunità e delle urgenze che interessano Caserta».
Ricordiamo che una parte della discarica di Lo Uttaro è ancora piena di rifiuti. Giovanni Romano, assessore regionale all’Ambiente, ha fatto sapere che sono stati stanziati 150 milioni di euro per interventi di compensazione ambientale, 10 dei quali sono per il ripristino dell’area di Lo Uttaro. La bonifica, però, non inizierà a breve: infatti, solo ad aprile inizieranno le gare d’appalto. Insomma, prima o poi la bonifica si farà. Il problema è che non si sa quando.
Nel suo intervento, Don Antonello Giannotti - che propone di fare riunioni mensili per discutere dell’argomento rifiuti e ambiente sul nostro territorio - ha dichiarato che dei 170 funerali celebrati nella sua chiesa lo scorso anno, 150 erano di morti per cancro. Se le cose continueranno così si rischia «un esodo biblico», dice il parroco. E probabilmente è anche arrivato il momento di dire basta a tutto ciò.

 Luisa Ferrara e Donato Riello




domenica 20 gennaio 2013

Raccontare non è speculare.



Credo che Roberto Saviano, in quanto essere umano, possa essere criticato assolutamente, ma dargli colpe che non ha mi sembra assurdo. Quei manifesti sono ridicoli, e chi li ha fatti ha la responsabilità, ancora una volta, di far fare un passo indietro a Scampia. E non perché non si farà la fiction, di cui non è detto che si debba sentire l'esigenza, ma perché si avalla l'ipotesi che raccontare le cose significhi avere la colpa di quello che accade. Deplorevole concetto, camorristico e mafioso.

L'ho scritto stamattina su Facebook, commentando il post di un collega.

Fiction o non fiction? Non è questo il problema.

Sicuramente a Scampia serve altro, serve tanto, partendo dal legittimare e dar luce al lavoro che tante associazioni, e tante brave e oneste persone, fanno ogni santissimo giorno sul territorio. E' giusto lottare affinché tutto questa venga fuori e vada finalmente dinanzi alle telecamere, ma non si può trattare Saviano come uno che gode delle miserie di Napoli e provincia per "farsi i soldi sopra". Questo farebbe il gioco di chi finora lo ha denigrato affinché si spaventasse e non raccontasse più. Ma raccontare i fatti talvolta è un modo per uscire allo scoperto, e cominciare ad ammettere i problemi, prima di trovare il modo di risolverli. E per risolverli, ahinoi, non basta la penna di uno scrittore o di un giornalista, ma serve grande morale, coscienza civile, interesse dello Stato, azione politica.

Non ce lo dimentichiamo.




martedì 25 dicembre 2012

Dal gusto all’impegno, i sapori della legalità.


Da Il caffè del 21 dicembre 2012.


“Facciamo un pacco alla camorra” è una di quelle iniziative che ci rendono orgogliosi dei nostri conterranei, della fantasia e della voglia di non mollare mai, e di sapersi sempre mettere in gioco, con i propri mezzi e antiche speranze.

La speranza di combattere la criminalità organizzata “dal basso”, attraverso coesione sociale e cultura, e con la convinzione di dover cambiare una mentalità dominante che mette al centro l’arroganza e l’egoismo personale.

La speranza di fare qualcosa di concreto, partendo da valori e dalle qualità che già si posseggono. Per sentire l’economia non come qualcosa di distante e complesso, ma come il risultato del lavoro quotidiano, delle proprie idee e capacità.

Questa credo che sia la filosofia che sta dietro il “Nuovo commercio organizzato” e l’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra”. Come? Con i prodotti delle nostre terre, l’amore per i cibi sani, naturali, saporiti.

Le nostre terre, quelle confiscate alle mafie, quelle ridate alla cittadinanza, lavorate con amore da gente che crede fortemente nella rinascita. Una rete di cooperative sociali che lavora sulle terre di Don Peppe Diana, portando avanti il suo insegnamento, e vincendo ogni giorno.
Non solo, dunque, il riutilizzo produttivo dei beni confiscati alla camorra, ma anche inserimento lavorativo, per dare davvero una possibilità alle persone che lo meritano, che lavorano nella legalità e nel rispetto delle regole. Perché è solo così che si vince la criminalità, non con le parole, ma lavorando concretamente, ogni giorno “in direzione ostinata e contraria”.
Se siete curiosi di conoscere i prodotti inseriti nelle confezioni regalo dell’iniziativa, potete visitare il sito ufficiale: http://ncocommercio.myshopify.com/ e anche collegarvi alla pagina Facebook https://www.facebook.com/pages/Facciamo-un-pacco-alla-camorra/119000991540364.
Potrete scoprire così anche gli appuntamenti e gli eventi previsti, i punti vendita che vendono le confezioni regalo e gli stand temporanei per il periodo di Natale.
Un bel pacco alla camorra, invece del classico cesto di Natale, e si fa un bel gesto, per sé e per gli altri. 

 Luisa Ferrara

giovedì 4 ottobre 2012

Youth Media Days

Da Il caffè del 28 settembre 2012.


“Si scrive Youth Media Days, si legge Festival del giornalismo di Napoli”. Questo l’inizio dello spot che si può ascoltare sul sito del Festival del giornalismo giovane, organizzato da Youth Press Italia (festival.youthpressitalia.eu/), costola italiana di European Youth Press, che raggruppa una ventina di associazioni nazionali di giovani giornalisti e partecipa a varie attività, corsi e progetti di scambio organizzati in tutta Europa, in collaborazione con le istituzioni europee. 
Dal 21 al 23 settembre al Pan - Palazzo Arti di Napoli, ci sono stati tre giorni di dibattiti e convegni con numerosi e importanti argomenti, dalla lotta al precariato, alle nuove frontiere del giornalismo, dall’utilizzo delle nuove tecnologie, all’esigenza di riconoscersi in professionalità ben definite. E tanto altro ancora, il tutto all’insegna di una grande apertura al giornalismo internazionale e ai social network che hanno il merito di interconnetterci tutti all’istante.
L’hastag Twitter utilizzato per postare e condividere opinioni, foto e dichiarazioni durante i convegni, è #YMD12. Tra pc e smartphone, noi dell’ufficio stampa social, abbiamo avuto gran lavoro, cercando di aggiornare in tempo reale coloro che ci seguivano dai loro pc, o dai loro telefoni o tablet, ovunque essi fossero.
Un festival in “presa diretta” con ospiti dal calibro di Pino Scaccia reporter storico del Tg1, Lirio Abbate dell’Espresso, i ragazzi di Radio Siani impegnati nella lotta anticamorra sul territorio, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino, Amalia de Simone del Corriere della Sera, Ottavio Lucarelli dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Luigi De Magistris Sindaco di Napoli e Antonella Di Nocera Assessore alla Cultura. E ancora, per parlare di giornalismo precario, Ciro Pellegrino del Coordinamento dei giornalisti della Campania e Valeria Calicchio di Errori di Stampa. Presenti molte radio e giornali universitari campane, come Federico Tv, Il Levante, Radiorientale, Run Radio, Zai.net, F2 Lab e Unis@und.
Sale gremite di giovani molto decisi, talvolta arrabbiati, preoccupati per il loro futuro, desiderosi di avere qualche risposta, ma soprattutto di fare domande. Dai 14 anni in su, fino ai 30. Perché oggi si è giovani,  e quindi anche precari, fino ai 40 anni se non di più. L’accesso alla professione sta diventando sempre più un miraggio, con tutti i dubbi e le perplessità sulle costose scuole di giornalismo e sull’esistenza di ben due albi professionali. Qual è il modo migliore per avvicinarsi alla professione? Quali sono gli sbocchi occupazionali? Perché in Italia abbiamo Master in giornalismo così cari? Perché non esiste un’università pubblica che permetta di diventare giornalisti?
Ci sono giornalisti precari pagati anche 3 euro al pezzo e questo è un vero e proprio scandalo. Sono d’accordo anche il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana e Paolo Butturini, segretario di Associazione Stampa Romana. Bisogna assolutamente trovare una soluzione, ci vogliono controlli, bisogna limitare il potere degli editori, bisogna fare leggi che tutelino i giornalisti.
Un primo passo può essere portare avanti la legge sull’equo-compenso, che assicuri ai giornalisti precarizzati un minimo di retribuzione. Ma non basta. C’è bisogno di una nuova consapevolezza che spinga i giornalisti e i praticanti a rifiutare di lavorare gratis o per pochi centesimi al pezzo, affinché al merito e alla preparazione siano dati valore e riconoscenza. Non si deve più cedere alla lusinga di chi dice “ti do visibilità”, perché è solo un modo per sfruttare giovani firme desiderose di affermarsi e farsi conoscere, senza le quali probabilmente molti giornali non uscirebbero proprio.
Si è parlato molto dei diritti chi ogni giorno fa il proprio dovere, ma si sente invisibile e maltrattato dallo Stato. Iacopino ci ha tenuto a precisare la sua lotta per l’approvazione della “Carta di Firenze” a tutela del lavoro giornalistico precario. La carta fa appello in primis alla Costituzione, che difende l’uguaglianza e la libertà di ogni singolo cittadino (e quindi sancisce l’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale), ma propone anche politiche attive e concrete contro la precarietà. Un giornalista sottopagato è sicuramente più facilmente condizionabile nella sua indipendenza e imparzialità, e per questo l’Ordine e l’FNSI si impegnano a vigilare affinché ci sia un compenso degno per tutti gli iscritti all’Ordine e i praticanti. L’invito è però anche quello a denunciare gli illeciti e i soprusi, al fine di poter permettere all’Ordine di applicare le dovute sanzioni.
Tre giorni importanti, per riflettere, informarsi, confrontarsi, sperando che qualcosa possa cambiare, e che nel magma della Grande Rete, tra chi scrive per hobby, chi usa i social network e chi li evita, chi ha un blog e chi invece di giornalismo ci campa (o meglio ci sopravvive), si faccia presto un po’ di ordine.
Luisa Ferrara

lunedì 10 settembre 2012

Inquinamento e salute nella Terra dei Fuochi.

Eccomi tornata dopo una calda estate, tra giorni vacanzieri e pensieri su tanti progetti e "sfumature di vita".
Si torna a scrivere, non che si fosse smesso di informarsi. Ho voluto riprendere con un argomento lasciato in sospeso a fine luglio, che ho deciso di affrontare parlando con una cara amica che lo sta vivendo in prima persona. Caivano, in provincia di Napoli, è l'esempio di un territorio lasciato a se stesso e che i cittadini provano a difendere. Roghi tossici infestano la provincia di Napoli e Caserta ormai da tempo, nell'indifferenza generale. Salute e natura sono in pericolo, e bisogna dare l'allarme come si può per attirare l'attenzione su queste vicende.

Con la mia rubrica, partendo anche stavolta dal movimento che si crea online e in particolare sui social network, ho provato a raccontare "qualcosa". Ve la riporto qui come sempre, anche se vi preannuncio che nelle prossime settimane cercherò di approfondire ulteriormente l'argomento.


Alcune immagini del disastro pescate online:

lagazzettacampana.it

pupia.tv

vesuvius.it



Da  Il caffè del  7 settembre 2012

Per quanto la crisi economica preoccupi, così come la mancanza di certezze, e diciamolo, di sicurezze anche in termini strettamente “monetari”, ci sono fattori forse ancora più importanti, ma talvolta trascurati, che meriterebbero attenzione, oltre che un’ indignazione estemporanea, come spesso accade.

Abbiamo parlato in passato dei gruppi Facebook “Ciò che vedo in città” che fanno un lavoro concreto di “guardiani della città”, facendo riprese, foto, incontri, dibattiti e allertando le Istituzioni e le forze dell’ordine e denunciando ciò che non va, che sia visibile o più nascosto (discariche abusive o sospette, strade rotte, non rispetto da parte dei cittadini di divieti o passaggi per pedoni e disabili, e tanto altro ancora). Il corretto funzionamento della città come polis (ricordate la polis greca, che prevedeva l’attiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica?), ma anche la prevenzione della salute dei cittadini, sono cardini importanti per gli urban whatcher.
Non è questa l’unica iniziativa degna di nota che parte e si sviluppa attraverso la Rete. Dal 2008, ad esempio, è attiva su Facebook la pagina “La Terra dei Fuochi”, che cerca di dare voce al sito web www.laterradeifuochi.it, un vero e proprio spazio di monitoraggio ambientale sugli effetti delle ecomafie e sul fenomeno dei roghi tossici di rifiuti speciali. Un lavoro complesso e difficile, che si basa sulla collaborazione di tutti i cittadini che vogliano segnalare roghi sospetti. I creatori della pagina denunciano che “tra Napoli e Caserta c'è un territorio tristemente denominato la Terra dei Fuochi. In aggiunta alle innumerevoli discariche e inquinamenti vari, qui, come se non bastasse, gli incendi dolosi di Rifiuti Speciali non conoscono sosta (…)  in questi incendi, detti oramai roghi, si brucia di tutto. A essere dati alle fiamme sono Rifiuti Speciali, materiali che non andrebbero bruciati e neanche gettati in strada. Tanto meno nelle campagne, in prossimità di allevamenti, frutteti e coltivazioni d'ogni genere.”  
Se si scorre la pagina web, come quella Facebook, il tutto appare davvero inquietante e sconcertante: sembra che l’hinterland napoletano, come quello casertano, siano completamente dimenticati e lasciati in balia di questi atti criminali e sconsiderati. Sembra che niente possa fermarli. La sola cosa che fa sperare è l’attenzione della gente, le segnalazioni che arrivano. Le denunce e la ribellione a tutto ciò.

E’ passata un’altra estate e a tanti roghi di piromani che hanno minacciato la nostra natura, si sono affiancati ancora roghi di rifiuti. I titoli dei giornali locali ripetono poche frasi: roghi tossici/rifiuti/pericolo diossina/fumo nero/fumo tossico, come un’avvilente nenia. La gente è stanca, esasperata, a Caivano ci si affida alla Chiesa e si prega la Madonna. Molti volontari si muovono insieme al parroco Padre Maurizio per sorvegliare la zona. La gente si ribella, ma non trova interlocutori, come accade spesso da queste parti. Ben quattro Vescovi si sono appellati alla politica, senza grandi risultati. Sembra che solo il Prefetto si stia interessando alla vicenda, chiedendo ai Sindaci di fare quello che possono per arginare la situazione, ovvero rimuovere i rifiuti evitando che restino per strada, senza perdersi in dispute di confine e di responsabilità. I Sindaci dal canto loro lamentano mancanza di fondi e dunque l’impossibilità di fare bonifiche ai territori disastrati. Ma dov’è la Regione Campania? Perché non se ne interessa?

La pagina Facebook “Voce per tutti” nata per raccontare Caivano senza censure, e facente riferimento al sito www.vocepertutti.it, già da Aprile dà spazio al movimento #Occupy Caivano che ha lo scopo di riflettere sullo stato di salute della cittadina, attraverso tre linee guida: ascoltare, condividere, fare.
Il Coordinamento Comitati Fuochi composto da diverse associazioni e movimenti, sta portando avanti, invece, una raccolta firme che riguarda tutti i Comuni tra Napoli e Caserta interessati dal disastro ambientale per fare una denuncia ufficiale alle Istituzioni. Il Coordinamento vuole porsi come una sorta di “giudice controllore” di questa situazione di emergenza, segnalando ciò che non va e pretendendo ascolto. Della serie, uniti si è più forti.

Grande preoccupazione ha destato in questi ultimi giorni d’agosto l’incendio delle ecoballe stoccate ad Acerra: ecoballe che nascondono copertoni d’auto triturati che dovevano esser fatte sparire in qualche modo, in qualunque modo e anche molto velocemente.

Quali sono gli interessi che si nascondono dietro l’incuria, l’abbandono, l’inerzia, l’accettazione di tale scempio? Possibile che politica e imprenditoria locale connivente non provino vergogna alcuna? Che cosa promette la camorra a chi permette ciò? Quanto denaro? Quanta vana gloria? Quali carni e frutti mangiano e quale acqua bevono i figli di questi individui? Quanta ignoranza e sete di morte pervade il cuore e la mente di questa gente? Questi sono mostri non sono persone. Assassini che meriterebbero l’ergastolo. Inaspriamo le pene per reati ambientali e perseguiamo i responsabili una volta per tutte. Allora potremmo ritenerci un popolo civile in una terra libera.

Luisa Ferrara  

lunedì 19 marzo 2012

Oltregomorra: come togliere i soldi alle mafie.

Da Il caffè di Venerdì 16 Marzo 2012




Quello che accade online, in internet, nello sterminato mondo del web, non è mai davvero “virtuale”. Talvolta è un riflesso di ciò che accade nel mondo, di ciò che è reale, vivo e forte. La rete è spesso  collegamento tra gli eventi e le persone, unisce attorno ad un’idea, una causa, un valore. E’ un mezzo.
Nella lotta alle mafie è il lavoro sul territorio che fa la differenza, è l’impegno quotidiano di tante persone, spesso all’interno di associazioni, che dà speranza. Ma come tutti sanno è importante che i mass media e, negli ultimi anni, anche i new media, facciano la propria parte, mettendo al centro dell’agenda delle notizie non solo la mera cronaca criminale, ma tutto quello che c’è dietro, dentro, intorno la lotta alle mafie. Chi è contro la camorra è contro la cultura camorristica dell’omertà e del silenzio, non“si fa i fatti propri”, e non ignora la possibilità di cambiamento. Combattere la camorra, a Napoli, come a Caserta, significa anche informarsi, e quotidianamente fare la scelta giusta. Ecco che le università, il mondo tutto della cultura e dell’associazionismo e delle scuola, devono convergere intorno a progetti comuni, laddove la politica è carente, per risvegliare le coscienze, per uscire dall’incubo di un’intera Campania Felix succube di una malavita spietata, assassina, distruttiva.
Nell’aula magna dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, nella mattinata di mercoledì 14 marzo, c’è stata la presentazione del documentario “OLTREGOMORRA Il tesoro dei boss” per la regia di Aldo Zappalà, docente di Imprenditoria e Creatività per cinema teatro e televisione (ex Spettacolo e Produzione Multimediale), e di tre suoi studenti, Jole Rago, Valerio D’Ambrosio e Ilaria Stefanini. Il film, che andrà in onda in Rai per “La Storia Siamo Noi” è un intenso viaggio nel mondo della  Camorra, della ‘Nndrangheta e della Mafia siciliana, per scoprire quanti soldi queste organizzazioni criminali sottraggono all’economia del Paese attraverso il pizzo, traffici illeciti, sofisticazione alimentare, corruzione. Cifre spaventose, senza calcolare il valore delle proprietà dei boss, come terreni, case, ville e aziende. I tre giovani denunciano i numeri, ma sanno anche raccontare con maestria “un metodo” per recuperare le risorse rubate, ovvero il recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Non solo la confisca e la sottrazione, ma il riutilizzo, come schiaffo morale ai boss, e come esempio per la società. Nelle grandi ex ville dei mafiosi, in tutta Italia, l’associazione Libera in memoria di Don Peppe Diana, promossa oggi dall’energico Don Ciotti, organizza attività importanti per i giovani del territorio. In Sicilia, in Puglia e in Campania, spuntano cooperative agricole, per il recupero dei terreni, fino alla produzione a Caserta, della “mozzarella della legalità”, in Sicilia del vino “Cento Passi” e in Puglia dei Tarallini biologici.
Purtroppo soltanto una parte dei beni sequestrati viene poi realmente convertita in nuove attività, portando lavoro e ricchezza per i cittadini. La maggior parte dei beni, resta invece per anni inutilizzata, nell’attesa di processi, tra rinvii e appelli. Ma il messaggio che il film lancia è importante, perché porta l’attenzione su una tematica importantissima: togliere i soldi alle mafie, poiché è soltanto in questo modo che è realmente possibile indebolirle. Dunque l’auspicio è che forze dell’ordine, magistratura e Stato, collaborino affinché la criminalità organizzata abbia sempre più difficoltà a infiltrarsi nell’economia sana, e a farla marcire. All’anteprima del film era presente anche la Fondazione Polis della Regione Campania, che si occupa delle vittime innocenti della criminalità organizzata e alcuni parenti della vittime, come Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista 26enne ucciso dalla camorra, e Alessandra Clemente, la figlia di Silvia Ruotolo, donna uccisa per errore da dei malavitosi a Napoli. Alessandra commuove con le sue parole, quando parla di desiderio di cambiare le cose e dell’importanza dell’impegno comune. A questo proposito annuncia le iniziative di Marzo per la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, che quest’anno si terrà a Genova il 17 marzo, cui possono partecipare le scuole, delegati di Libera da tutta Italia e ogni comune cittadino. Per questa occasione è stato realizzato un tenerissimo spot dai bambini di alcune scuole primarie di Genova, Lentini (Sr) e Marano (Na), prodotto dal “Marano Ragazzi Spot Festival”, che si può trovare su You Tube digitando “Spot 17 Marzo 2012 Genova”.
Su www.liberacaserta.org è possibile tenersi aggiornati sulle attività dell’associazione Libera nella zona di Caserta e provincia, mentre su Facebook è presente il gruppo “Le terre di Don Peppe Diana” e la pagina “Libera Terra” cooperativa sociale di Castel Volturno. Per chi fosse interessato ad acquistare i prodotti delle varie cooperative presenti sul nostro territorio, c’è la lodevole iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” (www.facciamounpaccoallacamorra.it), un progetto realizzato da diverse cooperative unite nella realizzazione di un’economia alternativa a quella camorristica dell’inquinamento e della sofisticazione dei prodotti fantastici che la Campania ci offre. Per chiunque volesse informazioni più dettagliate, può scrivere a caserta@libera.it all’attenzione del referente casertano Valerio Taglione.


Luisa Ferrara