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domenica 27 ottobre 2013

L'indifferenza che uccide.

Quando sono i piccoli territori a svegliarsi, per me almeno, è doppia soddisfazione.

I piccoli paesi spesso sono lontani dal clamore mediatico della grande città, vivono la loro quotidianità silenziosamente, disturbati ogni tanto da qualche evento di cronaca nera.

E' più facile vedere migliaia di persone in piazza in una città come Napoli che qualche decina tra le strade di un paese di 10.000 abitanti.

E quando vedi centinaia di persone percorrere quelle strade a testa alta, con rabbia e indignazione, cominci quasi a sentirti, per una volta, fiero della tua provenienza.

E' vero, ci sono voluti anni, non era facile forse per tutti capire la complessità di meccanismi che nemmeno grandi giornalisti hanno capito, o peggio, provato a capire.

I più informati forse sapevano già e si indignano e provavano a parlarne, a raccontare. Ma erano pochi, troppo pochi, e soli, molto soli. Siamo sempre stati soli. Questo è il problema.

Quando ora i grandi media nazionali ci domandano prima dov'eravamo, credendo di fare una domanda scomoda e magari "regalarci", come se non bastasse, un po' di senso di colpa, provo molta rabbia.

Provo molta rabbia perché c'è una parte della popolazione che ha sempre denunciato, una parte dei nostri giornalisti che ha sempre raccontato. Ma eravamo soli, erano tutti soli, snobbati, se non, isolati, che è ancora peggio.

La domanda corretta è dov'erano le Istituzioni, dov'erano i rappresentanti locali, dov'erano le forze dell'ordine addette al controllo, dov'erano i Sindaci tanto bravi a bussarti nei mesi precedenti le elezioni e poi a volatilizzarsi a ogni problema del proprio Comune dietro un "Non ci compete".

Dov'era la Provincia e dov'era la Regione.

Possono i cittadini sostituirsi ai loro rappresentanti? No, non possono. Ma possono sceglierli, possono ribellarsi a un sistema che non accettano più. Possono rifiutarsi di sopportare ancora decenni di convivenza e connivenza tra politica corrotta e camorra, tra imprenditoria insana e malaffare.

Possiamo cominciare ad alzare la voce, più siamo meglio è. Perché quando il numero aumenta, la protesta fa paura. E non importa se sia un prete a guidarla o a farne da portavoce. Quello che conta è che alla base ci sia finalmente gente comune pronta a mettersi in gioco. Persone che si informano, che nel loro piccolo fanno tutto quello che possono. Persone consapevoli, persone con il cervello acceso, persone pronte a cambiare le cose, che non hanno più paura. Ma c'è bisogno anche di competenze, di persone che si riuniscano i gruppi di lavoro, professionisti che mettano a disposizione le loro conoscenze, come medici, avvocati, geologi, biologi, agronomi e tanti altri.

Servono ancora denunce, ricerche, dati e percentuali, per essere credibili e per essere ascoltati. Se lo Stato non ci ascolta ci dobbiamo far ascoltare mostrandoci più forti, più testardi, più agguerriti. Non ci facciamo fermare, non dividiamoci. Errori ne sono stati fatti e se ne faranno, ma non è mollando o con l'indifferenza che le cose si risolveranno.

Antonio Gramsci scriveva: "L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. (...) L’indifferenza è il peso morto della storia. (...) Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"

Domandiamocelo e continuiamo ad alzare la testa.





QUI altre foto della marcia.


Luisa Ferrara

giovedì 7 febbraio 2013

Se una notizia è bella...


Da Il caffè del  3 febbraio 2013


E’ facile che ascoltando il Tg regionale della Campania o leggendo i vari giornali online, locali e non, si apprendano notizie non sempre “belle” su quello che accade in Campania. Del resto c’è il sentore un po’ generale che le belle notizie non siano vere e proprie notizie, ma in qualche modo “propaganda”, o al massimo “promozione”. Quindi raccontare i problemi, è più o meno, la regola.
Vivere in Campania non è semplice: si prova quotidianamente il forte contrasto tra la consapevolezza delle grandi potenzialità del nostro territorio, e l’incapacità o la non volontà di saperle sfruttare al meglio.
Si sente parlare a volte di inciviltà diffusa, di non rispetto delle regole, di rifiuti abbandonati per strada, di roghi tossici non denunciati, e tanto altro ancora. Ma la Campania è fatta anche degli autobus senza gasolio, delle corse dimezzate della Circumvesuviana, delle strade piene di buche, di giovani laureati che emigrano al Nord o all’estero, dei disoccupati talmente disoccupati, che ormai si sono “organizzati”.
Siamo un popolo talmente mancante di speranza e succube della rassegnazione, che forse non sappiamo più cosa farcene della pizza, de sole e del mandolino.
Manca una volontà dall’alto nel cambiare le cose, l’intervento delle Istituzioni può dirsi saltuario, e purtroppo, poco incisivo.
Eppure palpiti di speranza, di voglia di cambiamento, arrivano, dalla gente, dalle persone comuni, quelle oneste e operose, che sono tante, spesso silenziose, spesso stanche.
“Impianti fotovoltaici, è record. La Campania punta sull'energia pulita” -  possiamo leggere su Repubblica online, ed esser fieri di essere il primo capoluogo di Provincia con più megawatt di energia pulita prodotta: solo a Caserta, secondo l’Enel, più di 1893 allacci, a Napoli 1631, a Salerno 1357, a Benevento 873.
L’Ansa scrive: “ Nel corso del terzo trimestre del 2012 torna in territorio negativo la dinamica delle esportazioni dei distretti tradizionali del Mezzogiorno, monitorati da Intesa Sanpaolo. Fa eccezione la Campania dove hanno sperimentato buoni ritmi di crescita le esportazioni del distretto del caffè e della pasta napoletana e delle Conserve di Nocera….”.
I prodotti tipici locali, vincono ancora, nonostante il forte inquinamento del nostro territorio e la mancanza di accertamenti di responsabilità e bonifiche. Segno che molte zone, forse, sono ancora salve, e che siamo riusciti in parte a preservare ciò che ci dà lavoro e vita, perché non continuare a farlo?
Una notizia su tutte mi ha colpito: dal sito web della rivista Denaro.it, versione online della storica rivista economica cartacea campana, si legge di nuove tecnologie in grado di “telerilevare” l’inquinamento delle acque e del territorio: “Il velivolo (Atr 42 MP della Guardia costiera) è dotato di una sofisticata strumentazione (Radar SLAR) in grado di operare il telerilevamento e il controllo del territorio e di restituirne poi una attenta fotografia relativa alle fonti di inquinamento. E’ cioè in grado di attivare una mappa di alert ambientali di varia natura perché il corpo delle capitanerie lo ha allestito e dedicato alle finalità istituzionali di monitoraggio ambientale”.
Alcuni test sono già stati effettuati sul litorale Domitio , sul Volturno e sul Sarno. Sembra che la Regione Campania voglia stipulare una convenzione con la Guardia Costiera, per un progetto di monitoraggio della “Terra dei fuochi” per la lotta contro i roghi abusivi tossici e per rilevare discariche abusive nascoste e prevenire gli sversamenti da parte delle ecomafie. Un progetto sicuramente ambizioso, ma certamente necessario, che auspichiamo possa realizzarsi nel più breve tempo possibile.
Ciò che forse manca, e sarebbe necessario in un processo di questo tipo, è l’inasprimento delle pene per i reati contro l’ambiente, altrimenti si rischia di continuare a investire denaro e forze in battaglie lunghe e fondamentali senza alcuna certezza che chi ha commesso crimini ne paghi le conseguenze, vanificando l’operato di forze dell’ordine, Istituzioni, magistrati e cittadini. 

Luisa Ferrara

martedì 25 dicembre 2012

Dal gusto all’impegno, i sapori della legalità.


Da Il caffè del 21 dicembre 2012.


“Facciamo un pacco alla camorra” è una di quelle iniziative che ci rendono orgogliosi dei nostri conterranei, della fantasia e della voglia di non mollare mai, e di sapersi sempre mettere in gioco, con i propri mezzi e antiche speranze.

La speranza di combattere la criminalità organizzata “dal basso”, attraverso coesione sociale e cultura, e con la convinzione di dover cambiare una mentalità dominante che mette al centro l’arroganza e l’egoismo personale.

La speranza di fare qualcosa di concreto, partendo da valori e dalle qualità che già si posseggono. Per sentire l’economia non come qualcosa di distante e complesso, ma come il risultato del lavoro quotidiano, delle proprie idee e capacità.

Questa credo che sia la filosofia che sta dietro il “Nuovo commercio organizzato” e l’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra”. Come? Con i prodotti delle nostre terre, l’amore per i cibi sani, naturali, saporiti.

Le nostre terre, quelle confiscate alle mafie, quelle ridate alla cittadinanza, lavorate con amore da gente che crede fortemente nella rinascita. Una rete di cooperative sociali che lavora sulle terre di Don Peppe Diana, portando avanti il suo insegnamento, e vincendo ogni giorno.
Non solo, dunque, il riutilizzo produttivo dei beni confiscati alla camorra, ma anche inserimento lavorativo, per dare davvero una possibilità alle persone che lo meritano, che lavorano nella legalità e nel rispetto delle regole. Perché è solo così che si vince la criminalità, non con le parole, ma lavorando concretamente, ogni giorno “in direzione ostinata e contraria”.
Se siete curiosi di conoscere i prodotti inseriti nelle confezioni regalo dell’iniziativa, potete visitare il sito ufficiale: http://ncocommercio.myshopify.com/ e anche collegarvi alla pagina Facebook https://www.facebook.com/pages/Facciamo-un-pacco-alla-camorra/119000991540364.
Potrete scoprire così anche gli appuntamenti e gli eventi previsti, i punti vendita che vendono le confezioni regalo e gli stand temporanei per il periodo di Natale.
Un bel pacco alla camorra, invece del classico cesto di Natale, e si fa un bel gesto, per sé e per gli altri. 

 Luisa Ferrara

lunedì 10 settembre 2012

Inquinamento e salute nella Terra dei Fuochi.

Eccomi tornata dopo una calda estate, tra giorni vacanzieri e pensieri su tanti progetti e "sfumature di vita".
Si torna a scrivere, non che si fosse smesso di informarsi. Ho voluto riprendere con un argomento lasciato in sospeso a fine luglio, che ho deciso di affrontare parlando con una cara amica che lo sta vivendo in prima persona. Caivano, in provincia di Napoli, è l'esempio di un territorio lasciato a se stesso e che i cittadini provano a difendere. Roghi tossici infestano la provincia di Napoli e Caserta ormai da tempo, nell'indifferenza generale. Salute e natura sono in pericolo, e bisogna dare l'allarme come si può per attirare l'attenzione su queste vicende.

Con la mia rubrica, partendo anche stavolta dal movimento che si crea online e in particolare sui social network, ho provato a raccontare "qualcosa". Ve la riporto qui come sempre, anche se vi preannuncio che nelle prossime settimane cercherò di approfondire ulteriormente l'argomento.


Alcune immagini del disastro pescate online:

lagazzettacampana.it

pupia.tv

vesuvius.it



Da  Il caffè del  7 settembre 2012

Per quanto la crisi economica preoccupi, così come la mancanza di certezze, e diciamolo, di sicurezze anche in termini strettamente “monetari”, ci sono fattori forse ancora più importanti, ma talvolta trascurati, che meriterebbero attenzione, oltre che un’ indignazione estemporanea, come spesso accade.

Abbiamo parlato in passato dei gruppi Facebook “Ciò che vedo in città” che fanno un lavoro concreto di “guardiani della città”, facendo riprese, foto, incontri, dibattiti e allertando le Istituzioni e le forze dell’ordine e denunciando ciò che non va, che sia visibile o più nascosto (discariche abusive o sospette, strade rotte, non rispetto da parte dei cittadini di divieti o passaggi per pedoni e disabili, e tanto altro ancora). Il corretto funzionamento della città come polis (ricordate la polis greca, che prevedeva l’attiva partecipazione di tutti i cittadini alla vita politica?), ma anche la prevenzione della salute dei cittadini, sono cardini importanti per gli urban whatcher.
Non è questa l’unica iniziativa degna di nota che parte e si sviluppa attraverso la Rete. Dal 2008, ad esempio, è attiva su Facebook la pagina “La Terra dei Fuochi”, che cerca di dare voce al sito web www.laterradeifuochi.it, un vero e proprio spazio di monitoraggio ambientale sugli effetti delle ecomafie e sul fenomeno dei roghi tossici di rifiuti speciali. Un lavoro complesso e difficile, che si basa sulla collaborazione di tutti i cittadini che vogliano segnalare roghi sospetti. I creatori della pagina denunciano che “tra Napoli e Caserta c'è un territorio tristemente denominato la Terra dei Fuochi. In aggiunta alle innumerevoli discariche e inquinamenti vari, qui, come se non bastasse, gli incendi dolosi di Rifiuti Speciali non conoscono sosta (…)  in questi incendi, detti oramai roghi, si brucia di tutto. A essere dati alle fiamme sono Rifiuti Speciali, materiali che non andrebbero bruciati e neanche gettati in strada. Tanto meno nelle campagne, in prossimità di allevamenti, frutteti e coltivazioni d'ogni genere.”  
Se si scorre la pagina web, come quella Facebook, il tutto appare davvero inquietante e sconcertante: sembra che l’hinterland napoletano, come quello casertano, siano completamente dimenticati e lasciati in balia di questi atti criminali e sconsiderati. Sembra che niente possa fermarli. La sola cosa che fa sperare è l’attenzione della gente, le segnalazioni che arrivano. Le denunce e la ribellione a tutto ciò.

E’ passata un’altra estate e a tanti roghi di piromani che hanno minacciato la nostra natura, si sono affiancati ancora roghi di rifiuti. I titoli dei giornali locali ripetono poche frasi: roghi tossici/rifiuti/pericolo diossina/fumo nero/fumo tossico, come un’avvilente nenia. La gente è stanca, esasperata, a Caivano ci si affida alla Chiesa e si prega la Madonna. Molti volontari si muovono insieme al parroco Padre Maurizio per sorvegliare la zona. La gente si ribella, ma non trova interlocutori, come accade spesso da queste parti. Ben quattro Vescovi si sono appellati alla politica, senza grandi risultati. Sembra che solo il Prefetto si stia interessando alla vicenda, chiedendo ai Sindaci di fare quello che possono per arginare la situazione, ovvero rimuovere i rifiuti evitando che restino per strada, senza perdersi in dispute di confine e di responsabilità. I Sindaci dal canto loro lamentano mancanza di fondi e dunque l’impossibilità di fare bonifiche ai territori disastrati. Ma dov’è la Regione Campania? Perché non se ne interessa?

La pagina Facebook “Voce per tutti” nata per raccontare Caivano senza censure, e facente riferimento al sito www.vocepertutti.it, già da Aprile dà spazio al movimento #Occupy Caivano che ha lo scopo di riflettere sullo stato di salute della cittadina, attraverso tre linee guida: ascoltare, condividere, fare.
Il Coordinamento Comitati Fuochi composto da diverse associazioni e movimenti, sta portando avanti, invece, una raccolta firme che riguarda tutti i Comuni tra Napoli e Caserta interessati dal disastro ambientale per fare una denuncia ufficiale alle Istituzioni. Il Coordinamento vuole porsi come una sorta di “giudice controllore” di questa situazione di emergenza, segnalando ciò che non va e pretendendo ascolto. Della serie, uniti si è più forti.

Grande preoccupazione ha destato in questi ultimi giorni d’agosto l’incendio delle ecoballe stoccate ad Acerra: ecoballe che nascondono copertoni d’auto triturati che dovevano esser fatte sparire in qualche modo, in qualunque modo e anche molto velocemente.

Quali sono gli interessi che si nascondono dietro l’incuria, l’abbandono, l’inerzia, l’accettazione di tale scempio? Possibile che politica e imprenditoria locale connivente non provino vergogna alcuna? Che cosa promette la camorra a chi permette ciò? Quanto denaro? Quanta vana gloria? Quali carni e frutti mangiano e quale acqua bevono i figli di questi individui? Quanta ignoranza e sete di morte pervade il cuore e la mente di questa gente? Questi sono mostri non sono persone. Assassini che meriterebbero l’ergastolo. Inaspriamo le pene per reati ambientali e perseguiamo i responsabili una volta per tutte. Allora potremmo ritenerci un popolo civile in una terra libera.

Luisa Ferrara  

martedì 17 aprile 2012

I "guardiani" della città.

Da Il caffè del 6 Aprile 2012


I diversi gruppi Facebook “Ciò che vedo in città” che si sono diffusi online negli ultimi mesi, continuano a crescere, scovando e denunciando noncuranze e illeciti delle nostre città, uniti e vigili. Addirittura sono stati promossi a “urban watcher” da qualche quotidiano locale online. Quando le denunce arrivano a tanta gente e smuovono l’opinione pubblica, senza dover per forza ricorrere agli inviati di “Striscia La Notizia”, forse qualcosa si sta muovendo a livello locale, le persone non sono così assopite come si possa pensare, e anche la politica è costretta a rispondere e a ravvedersi. Qualche esempio? Inciviltà quotidiane, da attribuire alla cittadinanza, basate sulla maleducazione, come l’inquinamento di aiuole pubbliche con gli escrementi dei propri cani o cartacce, parcheggi in divieto di sosta, o peggio, in stile fantasioso, su marciapiedi e in seconda e terza fila, solo per fare qualche esempio. Ma anche negligenze delle amministrazioni locali, come il mancato controllo di zone ai margini delle strade trasformate in discariche abusive, talvolta pericolose perché altamente inquinanti.
Questi gruppi Facebook, uno per ogni comune o città, (Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Curti, Casapulla etc.), diventano così un luogo per segnalare attraverso foto e video le stranezze che s’incontrano quotidianamente attraversando e vivendo la nostra città, e anche luogo di discussione sulle possibile soluzioni o proposte da fare a sindaci e assessori. Non solo critiche, ma anche proposte, per quel che riguarda eventi positivi da mettere in risalto.

Di recente il gruppo di Santa Maria C.V. è stato al centro dell’attenzione per la campagna contro gli atti vandalici avvenuti nell’Anfiteatro della città, e recentemente anche contro l’Arco di Adriano, che in effetti da tempo, come molti denunciano e come è ben visibile, “se ne sta cadendo a pezzi”, ma che sembra sia ultimamente anche stato oggetto di furto delle pietre che lo sostengono.

Eclatante è il caso dell’amianto lasciato all’aria aperta in una zona al confine tra Santa Maria Capua Vetere e Capua: sono state raccolte le foto e presentate le dovute denunce, anche attraverso un documento redatto da “Medici per l’Ambiente”, per chiedere un sopralluogo agli Uffici del Comune diversi mesi fa, ma nulla ancora è stato fatto. Assurda è stata la risposta dell’Assessore all’Ambiente Di Rienzo, che ha invitato i cittadini “a vigilare continuamente per denunciare i comportamenti illegali, ma pure a testimoniare l’azione degli uffici comunali fotografando le stesse aree anche quando vengono bonificate”. A questa dichiarazione è arrivata la risposta da parte di alcuni rappresentanti di “Ciò che vedo in città”: “Nonostante non siamo tecnici del settore, comprendiamo benissimo, come ogni altro cittadino, che 'bonificare' non equivale a spostare semplicemente la spazzatura dal centro della strada ai bordi".

Aldilà della provocazione, la presidente dell’Associazione, Maria Grazia Manna, ci tiene a precisare dalle pagine di www.interno18.it qual è la missione del gruppo: “Ciò che vedo in Città nasce come una sorta di sentinella, di strumento d'osservazione, ma non è sicuramente uno strumento di controllo e monitoraggio, sono questi compiti che volentieri lasciamo alle istituzioni, con le quali ci piace invece interagire come una sorta di 'alerts'. Ci vantiamo di aver dato vita ad un movimento unico non solo in Campania, ma nell'intero paese, stiamo parlando dell'Urban Watching e sulla base di questo vivere il territorio attraverso i nostri occhi e le nostre immagini è per noi prioritario, ma non vogliamo e non possiamo sostituirci ai doveri istituzionali".
Come dire, ad ognuno il suo lavoro. Il governo della città deve spettare alle amministrazioni locali, ma i cittadini possono, anzi forse devono, imparare ad esercitare il controllo dell’operato, prestando attenzione alle promesse fatte, e allo stato di abbandono in cui spesso versano le nostre città e i nostri quartieri. Della serie, non sono i popoli ad dover avere paura dei governi, ma i governi a dover aver paura dei popoli. Tranquilli, non è una minaccia.


Luisa Ferrara 

mercoledì 11 aprile 2012

Quando la bellezza è rispetto.


Un mio piccolo sfogo.


Tra le tante cose che noi del Sud e noi di provincia, siamo costretti a sopportare, c'è l'abbandono totale di ogni concetto di estetica nei nostri luoghi. Ammassi di palazzoni in costruzione, strade rotte, aree verdi abbandonate e se stesse, a ridosso di zone industriali fatiscenti. Non c'è alcun senso logico, non sono un'esperta di urbanistica o di architettura, ma sembrano linee pazze che non convergono da nessuna parte, attorno ad alcuna idea di città come luogo di incontro, di vita, di lavoro. 



Girando di notte per le strade di periferia ho percepito più volte un senso di perdizione, di nulla, di brutto, di inutilità. Come se quei luoghi fossero solo il collegamento funzionale al ricco centro, ma fossero inutili a se stessi. Perché da sempre la periferia è periferia, e allora di cosa mi preoccupo? Mi piacerebbe vedere il mio territorio costruito e adornato nel rispetto della sua morfologia naturale, dei laghi, dei monti, delle zone verdi. Mi piacerebbe vedere case e palazzi costruiti secondo un’idea comune rispettando un verso, una direzione, un senso. Quale senso? 

Ho girato all’estero, ed è vero, le periferie sono quasi sempre meno “belle” dei centri città, ma lo schifo e l’abbandono che si vede qui è davvero raro, nemmeno la periferia ungherese che ho visto procedendo in treno verso Budapest, forse è come la nostra. Eppure siamo un Paese ricco, che ha una storia una storia dell’arte fenomenale e conosciuta in tutto il mondo per la sua grandezza. Abbiamo deturpato i nostri territori, abbiamo costruito senza tenere conto nemmeno dei grandi monumenti storici che sono presenti nella zona dell’Appia. 
Com’è possibile che tutto ciò sia avvenuto senza attirare il dissenso e lo sdegno della gente? Probabilmente una politica connivente con camorra e costruttori senza scrupoli ha potuto permettere tutto ciò, e la cittadinanza è stata ferma e zitta. Anzi talvolta, se così poso ancora chiamarli, i cittadini partecipano quotidianamente allo scempio, ad esempio inquinando zone già abbandonate con i loro rifiuti. Mi piacerebbe tanto sapere cosa se ne fa questa gente di case internamente bellissime, ma situate in quartieri rotti che se ne cadono a pezzi, senza alberi né fiori, tra sacchetti della spazzatura e strade bucate. Il mio territorio si sta velocemente trasformando in una conurbazione, ovvero in un’area urbana che sta crescendo sia come popolazione che come estensione urbana, e ciò comporta più case, meno aree verdi, più traffico. 

Strada a ridosso di terreni agricoli tra Casapulla e Macerata Campania


Il territorio che va da Caserta a Santa Maria Capua Vetere era fatto di tanti borghetti antichi, tra cui Casapulla, ora centri abitativi estesi quasi tutti dediti al commercio. Attorno c’è la zona industriale che ci collega con Napoli attraverso Marcianise. I pochi campi agricoli versano in condizioni pietose, tra la spazzatura e l’incuria dei proprietari. Mi chiedo davvero cosa mangiamo ogni giorno e che aria respiriamo. E di questo passo dove si andrà a finire. Mi chiedo se sia possibile un’idea di progresso vero, nel rispetto della salute dell’uomo, della natura, della storia, della cultura. E mi rammarico. 

Zona industriale di Marcianise 



giovedì 29 marzo 2012

Il buco Sanità.

Altra settimana, altro post.
Da Il caffè di venerdì scorso, 23 Marzo, una riflessione su quello che è l'enorme problema sanità in Italia.




“Il Servizio sanitario perde la stima degli italiani”. “Il 31,7% degli italiani ritiene che la sanità sia peggiorata negli ultimi due anni”. “Campania: Precipita ascensore in ospedale San Gennaro, 3 feriti”. “Dieci ragioni per fuggire dalla sanità Campana”.  “Truffe in Sanità, Campania: blitz dei Nas, coinvolti 13 medici e paramedici”.
Questi sono solo alcuni dei titoli che hanno riguardato il problema sanitario in Campania negli ultimi mesi, e che potete trovare facendo una ricerca in Google digitando “sanità campania”.
A Napoli di recente è stata sgominata una rete composta da medici, paramedici e amministratori, che in pratica truffava il sistema sanitario pubblico. Come? Costruendo un sistema di illegalità nelle prestazioni sanitarie in regime di intramoenia, facendo convergere clienti delle strutture pubbliche in quelle privati, chiedendo enormi somme di danaro per interventi sanitari. Sembra che siano coinvolti non solo l’Ospedale Cardarelli, ma anche altre strutture pubbliche napoletane. Chiaramente si intuisce come questo non sia un problema solo campano (che dire degli scandali pugliesi?).
La sanità in Italia soffre da decenni, ma un rapporto del Censis ha evidenziato come negli ultimi due anni il 31,7% degli italiani ritiene che il SSN sia peggiorato, a fronte di una piccola percentuale di soddisfatti che vi scorge persino miglioramenti (circa l’8%). Il problema è che i soldi non bastano, sono stati spesi male finora, e non ci sono per il futuro. Nel 2015, per soddisfare i bisogni di salute serviranno 17 miliardi in più di quelli preventivati. Chissà dove li prenderemo.
In Campania il buco della sanità è davvero tremendo, si sa, e per questo si cerca di risparmiare. Economizzare talvolta, non vuol dire però combattere gli sprechi, ma significa far rallentare tutto, esami, interventi, visite.  Occorrono mesi se ci si rivolge al pubblico, ma bastano ore o giorni, se invece si paga, come racconto Antonio Corbo in un interessante e approfondito articolo per napoli.repubblica.it.  Esiste un sistema, ormai accettato e strutturato, per “fare prima”. È il sistema "intramoenia" che in Campania degenera in abusi ormai risaputi, che rende privata la sanità pubblica, che favorisce i malati ricchi rispetto a coloro che sono meno abbienti. Che nessun medico denuncia però. Che nessuno sente come un furto, un danno. Eppure i soldi investiti nella sanità pubblica non sono altro che le tasse pagate dai cittadini onesti, che dovrebbero avere in cambio un servizio funzionante.
Come se non bastasse, l’ingerenza politica e il clientelismo non fanno altro che peggiorare ed esasperare la situazione.
Su Twitter sono riprese da vari utenti le dichiarazioni di #Balduzzi, ovvero Renato Balduzzi, attuale Ministro della Salute nel governo Monti, e in particolare è citata la sua “cura”: ‘Basta nicchie e comportamenti stagni’, ‘Non aumentare risorse, avanti regionalizzazione’. Ciò significherebbe più autonomia alla Regioni, che devono cominciare a contenere le spese attraverso dei piani di riqualificazione e riorganizzazione, potendo però contare sempre su meno risorse.
Dal sito video.ilsole24ore.com ovvero la  versione web de “Il Sole 24 Ore”, è visualizzabile un video sulla visita di Balduzzi a Napoli, a pochi giorni dallo scandalo che ha scosso la sanità partenopea con l’arresto del Primario di Ortopedia, Paolo Iannelli, dell’Ospedale Cardarelli. Il Ministro parla dei casi di sovraffollamento di pazienti e dell’importanza di trovare regole per risolverli, regole che spettano alle Regioni. Ha anche auspicato il completamento del famoso “Ospedale del Mare”, i cui lavori sono fermi ormai da tempo. Aggiunge anche che i criteri con cui sono ripartiti i fondi del sistema sanitario nazionale vanno rivisti. Cosa vorrà dire? E’ una minaccia, come a dire, ‘non avrete più soldi, arrangiatevi come potete’? Non si sa. Ciò che è certo, è che se non fosse per le forze dell’ordine e magistrati con le loro inchieste, nessun scandalo verrebbe mai fuori.
Ci vorrebbero probabilmente più prevenzione, più controlli, una migliore “governance” per usare una parola tanto politichese, tanto abusata, ma mai realmente messa in pratica. Una gestione razionalizzata, intelligente, staccata dalle motivazioni politiche, e pubblica, nel vero senso della parola. Finalmente.


Luisa Ferrara



lunedì 19 marzo 2012

Oltregomorra: come togliere i soldi alle mafie.

Da Il caffè di Venerdì 16 Marzo 2012




Quello che accade online, in internet, nello sterminato mondo del web, non è mai davvero “virtuale”. Talvolta è un riflesso di ciò che accade nel mondo, di ciò che è reale, vivo e forte. La rete è spesso  collegamento tra gli eventi e le persone, unisce attorno ad un’idea, una causa, un valore. E’ un mezzo.
Nella lotta alle mafie è il lavoro sul territorio che fa la differenza, è l’impegno quotidiano di tante persone, spesso all’interno di associazioni, che dà speranza. Ma come tutti sanno è importante che i mass media e, negli ultimi anni, anche i new media, facciano la propria parte, mettendo al centro dell’agenda delle notizie non solo la mera cronaca criminale, ma tutto quello che c’è dietro, dentro, intorno la lotta alle mafie. Chi è contro la camorra è contro la cultura camorristica dell’omertà e del silenzio, non“si fa i fatti propri”, e non ignora la possibilità di cambiamento. Combattere la camorra, a Napoli, come a Caserta, significa anche informarsi, e quotidianamente fare la scelta giusta. Ecco che le università, il mondo tutto della cultura e dell’associazionismo e delle scuola, devono convergere intorno a progetti comuni, laddove la politica è carente, per risvegliare le coscienze, per uscire dall’incubo di un’intera Campania Felix succube di una malavita spietata, assassina, distruttiva.
Nell’aula magna dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, nella mattinata di mercoledì 14 marzo, c’è stata la presentazione del documentario “OLTREGOMORRA Il tesoro dei boss” per la regia di Aldo Zappalà, docente di Imprenditoria e Creatività per cinema teatro e televisione (ex Spettacolo e Produzione Multimediale), e di tre suoi studenti, Jole Rago, Valerio D’Ambrosio e Ilaria Stefanini. Il film, che andrà in onda in Rai per “La Storia Siamo Noi” è un intenso viaggio nel mondo della  Camorra, della ‘Nndrangheta e della Mafia siciliana, per scoprire quanti soldi queste organizzazioni criminali sottraggono all’economia del Paese attraverso il pizzo, traffici illeciti, sofisticazione alimentare, corruzione. Cifre spaventose, senza calcolare il valore delle proprietà dei boss, come terreni, case, ville e aziende. I tre giovani denunciano i numeri, ma sanno anche raccontare con maestria “un metodo” per recuperare le risorse rubate, ovvero il recupero dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Non solo la confisca e la sottrazione, ma il riutilizzo, come schiaffo morale ai boss, e come esempio per la società. Nelle grandi ex ville dei mafiosi, in tutta Italia, l’associazione Libera in memoria di Don Peppe Diana, promossa oggi dall’energico Don Ciotti, organizza attività importanti per i giovani del territorio. In Sicilia, in Puglia e in Campania, spuntano cooperative agricole, per il recupero dei terreni, fino alla produzione a Caserta, della “mozzarella della legalità”, in Sicilia del vino “Cento Passi” e in Puglia dei Tarallini biologici.
Purtroppo soltanto una parte dei beni sequestrati viene poi realmente convertita in nuove attività, portando lavoro e ricchezza per i cittadini. La maggior parte dei beni, resta invece per anni inutilizzata, nell’attesa di processi, tra rinvii e appelli. Ma il messaggio che il film lancia è importante, perché porta l’attenzione su una tematica importantissima: togliere i soldi alle mafie, poiché è soltanto in questo modo che è realmente possibile indebolirle. Dunque l’auspicio è che forze dell’ordine, magistratura e Stato, collaborino affinché la criminalità organizzata abbia sempre più difficoltà a infiltrarsi nell’economia sana, e a farla marcire. All’anteprima del film era presente anche la Fondazione Polis della Regione Campania, che si occupa delle vittime innocenti della criminalità organizzata e alcuni parenti della vittime, come Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista 26enne ucciso dalla camorra, e Alessandra Clemente, la figlia di Silvia Ruotolo, donna uccisa per errore da dei malavitosi a Napoli. Alessandra commuove con le sue parole, quando parla di desiderio di cambiare le cose e dell’importanza dell’impegno comune. A questo proposito annuncia le iniziative di Marzo per la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, che quest’anno si terrà a Genova il 17 marzo, cui possono partecipare le scuole, delegati di Libera da tutta Italia e ogni comune cittadino. Per questa occasione è stato realizzato un tenerissimo spot dai bambini di alcune scuole primarie di Genova, Lentini (Sr) e Marano (Na), prodotto dal “Marano Ragazzi Spot Festival”, che si può trovare su You Tube digitando “Spot 17 Marzo 2012 Genova”.
Su www.liberacaserta.org è possibile tenersi aggiornati sulle attività dell’associazione Libera nella zona di Caserta e provincia, mentre su Facebook è presente il gruppo “Le terre di Don Peppe Diana” e la pagina “Libera Terra” cooperativa sociale di Castel Volturno. Per chi fosse interessato ad acquistare i prodotti delle varie cooperative presenti sul nostro territorio, c’è la lodevole iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” (www.facciamounpaccoallacamorra.it), un progetto realizzato da diverse cooperative unite nella realizzazione di un’economia alternativa a quella camorristica dell’inquinamento e della sofisticazione dei prodotti fantastici che la Campania ci offre. Per chiunque volesse informazioni più dettagliate, può scrivere a caserta@libera.it all’attenzione del referente casertano Valerio Taglione.


Luisa Ferrara


mercoledì 22 febbraio 2012

Se fa più notizia un morto ammazzato.



Da Il caffè di Venerdì 17 Febbraio 2012


Le vele di Scampia - Wikipedia


Queste due prime settimane di Febbraio sono state intense dal fronte delle news sulla camorra. Scorrendo online le notizie da vari portali, talvolta minori, o da blog di varia natura, sono tanti i titoli importanti e le iniziative.
Nei primi giorni del mese, in particolare, è arrivata la notizia di un presunto coprifuoco dettato dalla camorra a Scampia. La giovane onorevole campana del PD Pina Picierno, organizza su Twitter una proposta di ribellione a questa imposizione che chiama “Occupy Scampia”. In poco tempo si diffonde, portando nel quartiere periferico a Nord di Napoli un po’ di gente e molte telecamere. Nel frattempo Sinistra Ecologia e Libertà fa un comunicato stampa in cui dichiara: “Sel Campania contro ogni coprifuoco dettato dalla camorra”, e Caldoro, dal canto suo: “Non avevo notizie di questo genere così come non le avevano il prefetto o altri, ma non mi meraviglio”.
Intanto Occupy Scampia sembra essere stato un flop: il 3 febbraio fa troppo freddo e c’è poca gente a manifestare, forse anche per una motivazione più profonda, che non è la banale indifferenza. Un interessante reportage su Fanpage.it ci racconta la vita quotidiana delle Associazioni che a Scampia lavorano e lottano sul territorio ogni giorno, cercando di salvare i giovani, coinvolgendoli in attività, come la musica, il ballo, il teatro. E scoppia il tam tam mediatico di una certa informazione secondaria o controinformazione: non quella che parla dei morti ammazzati, ma che parla della risposta della cittadinanza alla camorra. Nasce e cresce in pochi giorni il dibattito su Scampia, su come viene percepita dalla “borghesia esterna al quartiere”. E si scopre che alla fine non c’era nessun coprifuoco e gli stessi ragazzini che frequentano la mediateca dicono ai giornalisti: “Coprifuoco a Scampia? Twitter? Non sapevamo nulla. Nessuno si può permettere di dirci cosa fare e non fare. Quando vogliamo uscire di casa e venire qui nessuno ce lo può impedire”, leggo da Lettera43.it. Probabilmente Occupy Scampia, seppur colmo di buone intenzioni, si rileva un evento unico e isolato fatto da chi non conosce Scampia e la gente che quotidianamente resiste e lotta in un territorio così malfamato.

Colpisce e fa riflettere, in questo contesto, la lettera del musicista napoletano Maurizio Capone a Roberto Saviano su Facebook. Capone parla di Camorra, della sua supposta “etica” e della musica che l’accompagna, ricalcando la questione dei neomelodici vicini ai clan. Capone disquisisce di diversi argomenti, in un confronto bello e aperto con Saviano, con la semplicità, la schiettezza, la padronanza di chi però sta in strada con i ragazzi di Scampia tutti i giorni. E alla fine conclude: “Siamo deboli Robè, siamo deboli...perché alla fine fa più notizia un morto ammazzato che un bambino nato”. Vi consiglio di vedere l’ultimo intervento di Saviano sul sito della Rai nel programma Che tempo che fa, e leggere il suo articolo su Repubblica.it in cui racconta il mondo neomelodico, e infine leggere integralmente la lettera di Capone su Facebook nelle Note del suo profilo.
Tutto ciò è servito a rilanciare l’attenzione su Scampia: la gente vuole un vero quartiere, non un quartiere-fantasma, le associazioni chiedono la presenza delle Istituzioni, la rivalutazione di un territorio abbandonato, l’abbattimento delle Vele. Questa gente vuole la libertà di vivere la propria vita come fanno tutti gli essere umani, perché come ha scritto Maurizio Capone: “Essere contro la camorra non vuol dire odiare le persone che la compongono, vuol dire amare la libertà”.

Nel frattempo, nello stesso arco di tempo, sono tante e diverse le notizie che arrivano da Terra di Lavoro e che hanno per oggetto la criminalità organizzata campana. Da Antimafiaduemila.com si legge di un sequestro milionario al clan Mallardo, da Interno18.it dell’arresto del Sindaco di Casapesenna Fortunato Zagaria per presunti legami con la camorra, da Casertanews.it di un sopralluogo fatto a Chiaiano sul vigneto confiscato alla Camorra, della giornata della memoria in ricordo di Federico Del Prete, sindacalista anticamorra, e dell’incontro del Procuratore Guarriello con i giovani studenti del Diaz di Caserta, per parlare di impresa legale in terra di Camorra.
Sfogliando varie pagine web, ci si accorge di un’informazione variegata e importante riguardo la Camorra, e ci si imbatte anche in frasi tipo: “Camorra, business rifiuti, aumentano diossina e tumori”. Ovunque, da quotidiani online, a blog, a siti vari, possiamo leggere di un dossier shock sulla situazione inquinamento esplosiva in Campania, secondo il rapporto della Commissione Nazionale Antimafia. E’ evidente che certe notizie sono trasversali, e sembra che in Italia gli unici a non preoccuparsi della propria salute siano proprio i camorristi. Che abbiano più vite? Che siano indistruttibili, o peggio ancora immortali?


Luisa Ferrara 

sabato 4 febbraio 2012

Vandali VS Beni Culturali

Da "Il caffè" del 3 Febbraio 2012.


Santa Maria Capua Vetere è in fermento. Città antica e storica, talvolta dimenticata, ospita l’Anfiteatro Campano, gran vanto per la città stessa e i paesi limitrofi, qualche volta abbandonato, altre addirittura “aggredito”. Nella notte tra il 23 e il 24 gennaio, “ignoti vandali” hanno danneggiato alcune delle tombe sannitiche del IV secolo a.C. presenti all'interno dell'Anfiteatro Campano. Immediata è stata la reazione di parte della cittadinanza. In particolare, gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, si sono organizzati per protestare sin dal primo momento, mostrando indignazione, dispiacere e incredulità.

Facebook ha fatto da ponte: è nato l’evento “DifendiAMO il passato - L’Università in campo a tutela dei Beni Culturali”, per comunicare a tutti l’avvenimento e la volontà di non restare con le mani in mano, ma di denunciare lo scempio, l’atto ignobile e criminoso, e con il rinnovato desiderio di difendere la propria città e la propria storia, chiedendo spiegazioni alle autorità di competenza.
Dalla pagina Facebook "Ciò che vedo in città - SMCV"


Online c’è rabbia e trepidazione: l’evento fondato da Fabio Carbone, uno studente di Lettere, ha lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile per la manifestazione prevista per sabato mattina alle 11 che si terrà nella piazza antistante l’Anfiteatro. Interverranno professori universitari e archeologi, ma anche il Sindaco della città. Ecco che ci si chiede: è giusto che la politica faccia la predica ai cittadini? Non sarebbe stato meglio, se prima, prima di tale scempio, fossero state prese precauzioni per proteggere questo bene culturale che dà lustro alla città?
Nel gruppo Facebook “Ciò che vedo in città SMCV” Ernesto fa giustamente notare: “Sarebbe il caso di costituire un soggetto per interloquire con gli enti pubblici e tutelare il nostro patrimonio archeologico-culturale-storico. Non si possono accettare più esternazioni ipocrite, politichesi e ....., da rappresentanti delle istituzioni, quando non hanno fatto niente e adesso rinsaviscono per fare gli indignati della situazione.” Lucio risponde con molta ironia: “dite al sindaco di montare qualche telecamera h24, invece di mettere solo due piste di bocce per qualche pugno di voti…”.
Nel frattempo ci si organizza per il 4, si spera che il tempo sia clemente, si cercano generatori di corrente e microfoni, si spera che la cittadinanza accorra unita, e Donato aggiunge: “Amici, cosa ne dite se sabato 4/02/2012 alle 11:00 partecipiamo al corteo indetto dall'università con le BICI???”.
Possibile che la città sia davvero stanca dei palazzi, del cemento e dell’incuria? Possibile che vi sia una parte dei cittadini che vorrebbe riappropriarsi degli spazi vitali, delle strade e delle piazze? Probabilmente c’è una parte della cittadinanza che ha ben presente il senso della parola “civile”, che vorrebbe ci fosse una maggiore sensibilizzazione rispetto ai valori della cultura e della legalità, della cura del posto in cui viviamo, e del messaggio storico che i monumenti portano in sé.
Biasimare i vandali, e poi scovarli e punirli, sarebbe ottimale, ma sono importanti anche le responsabilità di chi non ha agito in tempo.
Se le Istituzioni non danno l’esempio e non fanno il loro dovere, come pensano di formare la cittadinanza e le giovani generazioni? Le chiacchiere non sono mai servite, i valori si veicolano con i fatti, attraverso le azioni, concretamente, ogni giorno.

Luisa Ferrara 

martedì 31 gennaio 2012

L'Italia dei forconi e degli sfigati.


Da Il Caffè del 27 Gennaio 2012

Sono giorni turbolenti, scioperi e proteste stanno bloccando alcune zone del Sud, la benzina è esaurita anche a Caserta.

Ogni tanto l’Italia è inondata da movimenti di protesta che sembrano forti e rivoluzionari, ma in breve tempo tutto torna come prima. Ricordate “Il popolo viola”? Le donne del “Se non ora quando?”, i “Grillini”? E andando indietro con il tempo “i girotondini”? E i recenti “indignados”?

Ora è il momento dei “forconi”, anche se devo confessare che, rispetto ad altre situazioni, non ho ben capito chi essi siano. Ma aldilà della loro provenienza politica o non politica, del fatto che qualcuno abbia evidenziato come tra i loro esponenti vi siano persone appartenenti a partiti di estrema destra e simpatizzanti fascisti, e altri abbiano denunciato la presenza di infiltrazioni mafiose, aldilà di tutto ciò, bisogna ammettere che sono tra i più potenti e fastidiosi. Hanno bloccato autostrade, e con esse il trasporto merci e il rifornimento di prodotti, anche di prima necessità. E in tanti si sono “incazzati”, anche online: su You Tube ci sono dei video che testimoniano i blocchi da parte dei tir e su Facebook una ragazza, commentandone uno, chiosa: “Però questo sciopero coinvolge direttamente SOPRATTUTTO i cittadini, che non guadagnano trentamila euro al mese e non dispongono di un jet privato per andare a lavoro!”.
Come darle torto. Ma del resto, la protesta è protesta, e talvolta per farsi sentire, si arriva agli estremi. E poi, farsi sentire, vi chiederete, ma da chi?
Foto di Alessio Viscardi
FanPage,it

Nel nostro Paese, ultimamente, è forte la sensazione, che la politica sia pronta a giudicare i cittadini, a punirli, ad accusarli, senza mai tentare ascoltare e conoscere, senza andare alla radice dei problemi. E’ questa forse la causa del grande distacco che si sta creando tra politica e società.

“Dobbiamo dire ai nostri giovani – ha dichiarato il vice della Ministra Fornero - che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa" parola del vice ministro Martone. Ma cosa significa in italiano? Sembra un concetto espresso un po’ con i piedi, mi spiace caro ministro. Forse dovremmo dire ai nostri giovani che devono seguire le loro inclinazioni, e non rincorrere il sogno di realizzazione di una laurea soltanto perché è di moda? Forse dovremmo dire ai nostri ragazzi di fare l’università solo se ci si crede davvero? E dovremmo dire a quelli che non amano lo studio, che fare una scuola professionale non è socialmente penalizzante, ma che anzi, tutti i mestieri e tutte le professioni hanno una propria dignità? Certo, è possibile. Ma cosa racconta il signor vice ministro a chi per pagarsi l’università magari contemporaneamente lavora, a chi pur avendone i requisiti non riesce ad accedere a borse di studio, perché sono sempre poche, a chi si fa i kilometri ogni giorni per raggiungere il proprio ateneo pagando trasporti pubblici carissimi e carenti, indegni di un paese civile?  Non dimentichiamo anche che l’università italiana, non si capisce bene perché, tra l’altro, sia tra le più care d’Europa.
Foto da GQ.com


Scattata la polemica mediatica sono arrivate tante risposte da tutta Italia, da rappresentanti giovanili di associazioni universitarie, partiti e sindacati. La protesta è imperversata su Twitter:  "sfigato is the new bamboccione?” ci si chiede. In particolare, una lettera di un giovane laureando precario, arrivata a Repubblica.it, ha posto diverse problematiche: nell’articolo "Mille lavori precari, sto per mollare l'Università" di Adelmo Monachese, questo giovane racconta la sua difficile vita, e il tentativo di mantenersi in tutti i modi da solo all’università, facendo vari lavori precari e in nero.

Ecco che Martone, avendola combinata grossa, ha dovuto, diciamo così, “riformulare” il suo messaggio:  "Tutti quelli che hanno due lavori o che vengono da famiglie con situazioni difficili e riescono a laurearsi sono bravi, sono eroi". Poi però aggiunge “ma dieci anni per una laurea quinquennale se si vive a casa con i genitori e non si lavora nel contempo sono troppi”.  Ora va meglio.

 Luisa Ferrara

lunedì 26 dicembre 2011

Il pomeriggio di Cristo






Giorni natalizi, giorni vacanzieri, giorni freddi e pesanti, talvolta. Ieri nel pomeriggio di Gesù Cristo, è arrivata una notizia accolta in maniera controversa, forse perché controverso è sempre stato il personaggio che ne è protagonista. E' morto Giorgio Bocca. Un partigiano, un fascista, un razzista, un anti-meridionalista. Uhm... sono confusa, devo ammetterlo. Nemmeno dinanzi alla morte riusciamo a trovare pace, non c'è chiarezza su nulla, quanto amiamo le sfumature, noi Italiani! 
Vagando on line alla ricerca di verità, di una qualche biografia che potesse farmi capire quest'uomo, e poi chi fosse realmente questo giornalista e intellettuale, aldilà degli articoli che sempre con piacere e non sempre con accordo ho letto negli ultimi anni, i dubbi sembravano aumentare invece che pacarsi. 
Oggi ho trovato un commento ad un articolo, che rispecchia benissimo il mio conclusivo pensiero, e volevo mostrarvelo, citando la fonte, ovviamente.

Questo l'articolo

Questo il commento:
Quando muore una personalitá, si scatenano i coccodrilli, in tutti i sensi. Ora Giorgio Bocca sará stato un partigiano, certamente. Ma era un intellettuale profondamente controverso. Uno che agli esordí firmo scritti antisemiti, per esempio. Dunque il coccodrillo di Bocca non é un coccodrillo ordinario. Sicuramente piú arduo del coccodrillo di Pertini, un uomo pubblico al quale pure senza dubbio dobbiamo il diritto di parola. Perché Pertini, per esempio, non risulta che firmó mai scritti in difesa della razza, né scritti aspri sul Meridione d´Italia, la cui storia é molto piú complessa di quanto qualunque astrazione sintetica, sia pure di buon livello intellettuale, é in grado di delineare. Essere fascista della prima ora e poi partigiano dell´ora esatta rende complicata la stesura di qualunque canto funebre postumo, anche da parte della mano piú esperta. Forse Bocca era l´esempio tipico dell´italiano tipico, quello che gli inglesi affermano "non aver mai finito una guerra dalla stessa parte in cui l´ha iniziata". Forse sarebbe stato meglio, a ragione veduta, che non avesse mai aderito al Guf, né scritto di "congiura ebraica". Un pó di umiltá farebbe bene a tutti. Peró, farebbe bene anche all´autore dell´articolo, che affronta il tema Bocca senza considerare che le ombre del personaggio ne hanno, purtroppo, offuscato la luce e, conseguentemente, la fama presso l´entitá piú importante per chi scrive: il lettore. E il lettore, caro Ederoclite, é una pulce che un pó di tosse ce l´ha sempre. Spesso, poi, ha anche la bronchite.

Chissà la morte se porta pace davvero, dicono che purifichi... che sia catartica. Ma la nostra storia non mente, tutto quello che abbiamo detto e fatto, soprattutto se decidiamo di essere personaggi pubblici, ce lo portiamo dietro fino nella tomba. Se le parole sono pietre, come diceva Primo Levi, forse Bocca doveva star più accorto. Non credo che gli verranno perdonate molte delle sue uscite, nemmeno da morto.

Pace.




sabato 10 dicembre 2011

Periferia, camorra, lacrime e sangue.

Da "Il Caffè" di venerdì 9 dicembre 2011.
Qualche volta noi che viviamo molto vicini a Caserta centro, o nell'arco di pochi kilometri dal Palazzo Reale, dimentichiamo, o forse preferiamo non ricordare che, l'agro-aversano, e quindi anche Casal di Principe, fan parte di Caserta, ne sono una porzione importante. Inutile fare gli snob, i "migliori", gli onesti a prescindere, la periferia ci appartiene più di quanto si creda. Ho fatto caso, qualche giorno fa, a una considerazione interessante in un video dell'organizzazione/associazione "Cogito Ergo Sud", in cui il fantastico attore Massimo Andrei, spiega in uno dei suoi monologhi l'importanza delle periferie: "Le periferie dei centri abitati, sono come le periferie del nostro corpo, se si trascurano si possono determinare problemi anche ad altre parti del centro, del corpo (...) non pensare solo al cuore o al cervello, curati anche dei piedi, ad esempio... queste parti periferiche possono avere anche la loro bellezza, ma soprattutto sono importanti per tutta la struttura." Il consiglio di "lavarsi i piedi" per la propria igiene personale, ma soprattutto per il bene di tutti, fa scattare la risata, ma offre anche uno "spuntino di riflessione", come dice lo slogan di questo esperimento video (http://www.youtube.com/user/CogitoErgoSUD). Forse sarebbe il caso di cominciare a "lavare bene i piedi", altro che panni sporchi che “si lavano in famiglia”.

Nicola Cosentino, coordinatore Pdl per la Regione Campania, di Casal di Principe, è stato iscritto nel registro degli indagati. Nel maxi-blitz contro i casalesi, 60 persone sono state arrestate e i giudici hanno chiesto l'arresto anche per Cosentino, indagato assieme al Presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro (finemente descritto da Vincenzo de Luca, Sindaco di Salerno, come “Giggin a purpett”, per gli amici, lo “sterminatore di congiuntivi”). Già una volta il Parlamento ha salvato Cosentino dall'arresto, ai tempi di Berlusconi, con voto in scrutinio segreto. Chissà stavolta come andrà a finire. Ci si chiede soltanto perché Caserta non sia riuscita a scegliersi rappresentanti migliori per la Campania, e abbia preferito una persona così vicina ai clan e ai boss della camorra organizzata. Sulla pagina Facebook di Cosentino i fan sembrano urlare allo scandalo mentre l'accusato parla di infamie e calunnie. Sono però da anni ormai noti i suoi rapporti con la famiglia Schiavone, oltre alla parentela acquisita con la famiglia Russo e con la famiglia Diana. E secondo i Pm, egli sarebbe proprio il referente nazionale dei casalesi.
foto da Oggi.it


Nel frattempo, è stata approvata la manovra Monti. Un monte di tasse e imposte, gente disperata dinanzi ai 40 anni di servizio necessari d’ora in poi per ottenere il pensionamento senza decurtazioni. E' forse questo che angoscia di più, perché forse le tasse ce le si aspettava. Andare in pensione così tardi, anche oltre i 65 anni, è però una brutta batosta. La gente a 65 è stanca, e sarebbe opportuno  lasciar posto ai figli e ai nipoti degli ultrasessantenni. Sembra un discorso banale, ma c'era un patto, un patto che lo Stato non sta rispettando, e c'è delusione e rammarico. Lacrime e sangue, forse. Amarezza, sicuramente. La Chiesa non paga, gli "scudati" pagano troppo poco, per l'evasione sembrano insufficienti i provvedimenti. Mentre invece il Governo tecnico ha deciso che le pensioni per il 2012 non verranno adeguate al costo della vita, neppure quelle minime. Ok le tasse, ma tartassare così tutti, anche i poveracci, è davvero una risposta intelligente alla crisi? Che la ministra Fornero pianga in conferenza stampa, mentre annuncia i sacrifici a cui dovranno sottostare gli Italiani, poco importa al popolo arrabbiato di Facebook: “A lei le lacrime, a noi il sangue”. Questa la conclusione.


Luisa Ferrara