Mi hanno insegnato che il lavoro è vita, e non solo perché ti dà la possibilità di mangiare e coprirti dal freddo. Ma perché è realizzazione personale, investimento di energie positive, un mezzo per sentirsi coinvolti nella società, e sentirsene parte utile.
Tutti mi hanno sempre detto che studiare è importante perché ti permette di crescere e capire il mondo, e poi trovare un lavoro.
Sono cresciuta, e ho deciso che avrei cercato un lavoro bello, bello per me. Adesso mi dicono che sono schizzinosa, che dovrei accontentarmi. Per una vita intera mi avete chiesto di lottare e ora, mi dite di rinunciare alla mia vita? Contenta di essere #choosy
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lunedì 22 ottobre 2012
lunedì 24 settembre 2012
Reddito di sopravvivenza.
Da un articolo del Fatto Quotidiano ho scoperto che negli altri Paesi Europei, nostri amici, esiste un reddito di cittadinanza, che io chiamerei di "sopravvivenza", per gli inoccupati e disoccupati (ma anche studenti, artisti... ma questo è troppo oh!).
In Belgio è chiamato Minimax, ed è un diritto individuale che garantisce un reddito minimo a chi non dispone di risorse sufficienti per vivere.In Lussemburgo è chiamato Revenue Minimum Guaranti ed è un riconoscimento individuale “fino al raggiungimento di una migliore condizione personale”.In Austria c’è la Sozialhilfe, un reddito minimo garantito che viene aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, l’elettricità e l’affitto per la casa.In Scandinavia c’è lo Stønad til livsopphold , letteralmente reddito di esistenza, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di età.In Olanda ce ne sono due tipi. Il primo è il Beinstand, un diritto individuale e si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura.Il secondo è il Wik, un reddito destinato agli artisti per “permettergli di avere tempo di fare arte”. (Vien voglia di trasferisi immediatamente!)In Germania c’ è l’ Arbeitslosengeld IIIn Gran Bretagna, c’è l’ Income Based Jobseeker’s Allowance è una rendita individuale illimitata nel tempo, rilasciata a titolo individuale a partire dai 18 anni di età a tutti coloro i cui risparmi non siano sufficienti per un dignitoso tenore di vita. Viene inoltre garantita la copertura dell’affitto (Housing benefit). In Francia vi è il Revenu de solidarité active (RSA).
Adesso, o gli altri Paesi sono tutti comunisti e noi non lo sapevamo, oppure in Italia esiste un serio problema di civiltà, inserimento sociale, mobilità tra classi, sopravvivenza, crisi del welfare.
Cosa ne pensate?
Si può togliere ai ricchissimi per dare ai poveri, o semplicemente a tutti quelli che non trovando un lavoro, poveri rischiano di diventarci?
martedì 28 febbraio 2012
La bomba Omsa.
Da Il Caffè di Venerdì 24 Febbraio
Il mondo dell’informazione è strettamente legato alla pubblicità: quest’ultima ne rappresenta la linfa vitale, poiché lo rende indipendente da ingerenze politiche, o almeno dovrebbe. Non solo carta stampata, televisione e radio, anche il mondo del web si serve dell’adversiting. Siti web e blog sono pieni di annunci, di box che spuntano dinanzi alla nostra vista, spesso disturbando la lettura. Tra i social network Facebook e Youtube sono forse quelli che utilizzano di più gli annunci pubblicitari, anche in ragione dell’alto numero di persone che frequenta le loro pagine. Sono nate forme di marketing specializzato per il web e addirittura per i social network.Ogni azienda che si rispetti ha una pagina Facebook per i propri clienti che cliccando sul tasto mi piace diventano automaticamente “fan”. Generalmente ci è data la possibilità di commentare o manifestare il nostro apprezzamento alle linee di prodotti presentate attraverso foto o claim di vario tipo. Provate a farvi un giro, e noterete come, dov’è possibile commentare, siano tanti anche i commenti negativi, sinonimo di una certa “democraticità” nel modo di interagire e comunicare tra l’azienda e i suoi fan/clienti o verso il potenziale target.Tutto questo preambolo mi serve per raccontarvi un recente episodio che sto seguendo con attenzione. Avrete certamente sentito parlare della questione delle operaie Omsa dello stabilimento di Faenza licenziate che sono state licenziate per spostare la produzione in Serbia, dove i costi sono più bassi. Tantissime persone hanno avviato una campagna di boicottaggio che ha travolto il web in pochi giorni. L’indignazione è tanta, soprattutto in periodo di crisi, e tantissime donne e uomini hanno dichiarato che non compreranno più calze Omsa.La pagina Facebook della Omsa è devastata quotidianamente e continuamente da commenti critici e negativi rispetto alla scelta aziendale di licenziare, così come la pagina della Golden Lady, proprietaria della linea Omsa. Sono ragazze e donne, affezionate alle varie marche (anche Sisi e Philipphe Matignon), deluse da una politica aziendale che penalizza l’Italia già tanto tartassata e decide di portare la produzione all’estero, ma anche tanti uomini che solidarizzano con la situazione delle operae e si aggregano al boicottaggio.Si legge ovunque “MAI PIU’ OMSA!”, Nicoletta si chiede: “Sicuramente guadagnerete di più risparmiando sullo stipendio delle lavoratrici serbe, ma a chi venderete le vostre calze? Ai serbi? A noi italiane no di sicuro”. Ivan mostra solidarietà alle dipendenti Omsa (più di 230) licenziate, e Davide ironizza: “Belle calze, in Serbia avranno un successone immagino!”. Qualcuno cerca anche di distogliere gli altri dal boicottaggio dei prodotti: “Basta con questo boicottaggio, rovinerete le persone attualmente assunte. Pensate anche alle 5000 persone che lavorano per il gruppo”. C’è anche chi, come Giuseppina, avanza delle proposte: “ Non comprerò più Golden Lady, Omsa, SISI, Hue, Philippe Matignon, Saltallegro e Serenella. Come cittadina chiedo al governo di prevedere la confisca di beni alle società che de-localizzano, pari all'ammontare della cassa integrazione erogata alle maestranze italiane degli stabilimenti chiusi o ridimensionati”.E’ nato anche un gruppo che si intitola: “A PIEDI NUDI! IO NON COMPRO OMSA E GOLDEN LADY FINCHE’ NON RIASSUMONO” contro la scelta del proprietario del colosso, il mantovano Nerino Grassi, di chiudere lo stabilimento in Emilia in cui lavorano, secondo le informazioni presenti nel gruppo 320 operaie e 30 operai.Il recente servizio andato in onda nel programma giornalistico “Piazza Pulita” ha raccontato tutta la vicenda, portando ancora di più l’attenzione sull’avvenimento e sottolineando come tra l’altro, le donne serbe vengano sottopagate rispetto alle italiane, e abbiano molti meno diritti. L’ingiustizia è forte, sotto ogni fronte, ma il problema non riguarda solo quest’azienda. La delocalizzazione di aziende italiane sembra una prassi, l’ha fatto già la Fiat in passato. La recessione economica conseguente la crisi sta “deindustrializzando” il nostro Paese, e sono tanti i lavoratori mandati a casa, vecchi o giovani che siano.Il dubbio che legittimamente viene, è se qualche imprenditore non si stia approfittando della crisi per scaricare i costi sullo Stato, attraverso la cassa integrazione dei suoi dipendenti, andando a fare profitti sicuri altrove. Se è così è davvero allucinante il disamore di questa gente per il proprio Paese, ed è ancora più grave se si pensa che le aziende che vivono queste situazioni sono tante, troppe.La forza della pubblicità si ferma dinanzi alla dignità umana. Sotto un bellissimo servizio fotografico con fantastiche modelle, con addosso collant sexy e preziosa lingerie, qualcuno scrive: “A occhio e croce mi sembra che investiate un bel po' in marketing … e allora perché licenziate e delocalizzate al'estero? Perché i soldi non vi bastano mai e non ve ne frega niente se per arricchirvi ancora di più dovete passare sopra la vita di persone che per decenni hanno lavorato nelle vostre fabbriche!”.Come risponde la Omsa? Proponendo l’ “Operazione trasparenza”, aprendo un forum, stesso su Facebook, definito “Spazio di conversazione sulla vicenda Omsa”. E’ allegata una lunga intervista al proprietario dell’azienda, in cui egli si difende e cerca di spiegare le ragioni che hanno portato a questa dolorosa ma invevitabile scelta. Per leggerlo potete collegarvi qui https://www.facebook.com/OMSAcalze e cliccare su Omsa - Forum. Intanto scende un velo di tristezza, comunque sia.
Luisa Ferrara
lunedì 13 febbraio 2012
Posto fisso dei miei stivali.
Da il Caffè del 10 Febbraio 2012
Luisa Ferrara
Il trio delle meraviglie, Monti-Fornero-Cancellieri, torna a colpire e stavolta lo fa unanime. Con la fine del governo Berlusconi, il popolo Italiano probabilmente aveva sperato in una politica dei fatti, con meno chiacchiere e meno improbabili uscite mediatiche. E invece bisogna ricredersi: anche il governo tecnico di tutti i governi tecnici, quello sobrio, che deve salvare l’Italia e ridarci forza in Europa e credibilità nel mondo, bene anch’esso non resiste al circolo vizioso delle dichiarazioni plateali. Ha dato il via alle danze lo stesso Monti, dichiarando che “il posto fisso è monotono”, gli ha dato man forte la Fornero dicendo che “il posto fisso è un’illusione”, e infine, la Cancellieri: “noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà”.Certe volte quello che fa male nell’essere cittadini di questo grande Paese è lo scollamento tremendo, storico, generale, che vi è tra politica e società. Basta farsi un giro su Twitter per capirlo, per leggere le centinaia di reazioni indignate di lettori di ogni tipo, famosi o meno che essi siano. Mauro scrive: “Ma quale posto fisso? Nemmeno un’opportunità di lavoro è concessa di questi tempi!”. Luca Sofri chiosa: “A me pare che i giovani italiani siano molto più abituati a non pensare al posto fisso di quanto dica Monti: sono i meno giovani ad agitarsi”. In effetti, Sofri tocca un punto importante. Il posto fisso? Ci abbiamo rinunciato da tempo, i sessantenni probabilmente sono gli ultimi ad averne “usufruito” nel bene e nel male. Il problema d’oggi è averlo un posto, e mantenerlo il tempo necessario per provare a impostare una possibile vita. I giovani vorrebbero la possibilità di andar via di casa prima, talvolta con una laurea in tasca, ma anche uno stipendio decente per pagarsi un affitto. Questi sono i problemi che vanno affrontati. Non è il posto fisso che manca, è proprio il posto, una cosa chiamata lavoro retribuito e non “stage”, che porta in sé, almeno un minimo, la possibilità di essere indipendenti. Dalla redazione de Linkiesta fanno giustamente notare: “Caro Monti, in banca se non sei monotono un mutuo non te l’accendono”.Twitter insorge e non lo fa con delicatezza: si è pronti a colpire chi parla troppo e a vanvera, anche sul personale. Tra i twit del Popolo Viola si legge: “Quant’è monotona la figlia della Fornero, ha più di un posto fisso (grazie alla madre)”. In effetti la signora Deaglio ha ben due incarichi fissi, e molto importanti: è professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, lo stesso ateneo dove insegnano mamma e papà, ed è anche responsabile dell’unità di ricerca presso la HuGeF, fondazione che si occupa di formazione avanzata nel campo della genetica, creata dalla Compagnia San Paolo, ente presso il quale la mamma ministro è stata vice presidente fino al 2010.Un certo “Insopportabile” risponde con cinismo, invece, alla Cancellieri: “ ‘Gli italiani cercano lavoro vicino a mamma e papà’. Morire di fame insieme aiuta.” E Sara, aggiunge: “Ovvio che gli Italiani devono trovar lavoro vicino ai genitori, agli anziani chi ci pensa?”. Ed ecco che grazie a 140 caratteri ti scorre davanti agli occhi, come un film suddiviso in fotogrammi, la situazione italiana.Non solo non c’è lavoro per i giovani, ma molti padri e madri di famiglia stanno rischiando di perderlo a 50 anni, non avendo alcuna possibilità di trovarne un altro, dal momento che un vero mercato del lavoro è quasi completamente assente nel nostro Paese. Manca una vera politica di welfare, che non sia mero assistenzialismo, e mancano ammortizzatori sociali trasversali alle varie categorie. E gli Italiani lo sanno, anche se non sono tutti economisti. Qui non è la Danimarca, non è la Svezia. Non si può pensare di importare modelli di quel tipo senza avere le basi strutturali. Bisogna partire (quasi) da zero.
Luisa Ferrara
lunedì 6 febbraio 2012
Wislawa Szymborska
Scrivere un curriculum
da "Vista con granello di sabbia"
Che cos'e' necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si e' vissuto
e' bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di piu' chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perche'.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non cio' che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.
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